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Prima di lui lo hanno fatto superstar come Elvis Presley o Frank Sinatra e tenori di fama come Mario Lanza o Enrico Caruso. Non è perciò solo per un’operazione commerciale che Andrea Bocelli ha deciso di interpretare 16 celebri brani dedicati al Natale: da Silent night a White Christmas, da I believe a Tu scendi dalle stelle, da Adeste fideles a Jingle bells. In alcuni duetta con le voci di artisti come Malika Ayane, Mary J. Blige, Natalie Cole, il mezzosoprano Katherine Jenkins o i Muppets. Ne è nato un divertente Dvd, distribuito assieme al Cd intitolato My Christmas che, appena uscito, è già al secondo posto nella classifica Billboard dei dischi più venduti negli Stati Uniti. «Nel Cd canto in varie lingue perché così ho l’impressione di essere vicino alla gente che abita il mondo», spiega Bocelli, 51 anni, al telefono in una tappa della tournée che lo sta portando da un capo all’altro dell’America. «Tante lingue ma solo un Natale, una musica, la musica del cuore. Perché la musica nasce dal desiderio di esser sempre migliori. E non solo per un giorno all’anno».
«Io non ho venduto milioni di Cd: di quello si occupa la mia casa discografica. Io penso a cantare, meglio che posso, la musica che amo. Ascolto dischi fin da bambino e i brani famosi del Natale fan parte dei ricordi d’infanzia. Mi piaceva l’idea di lasciare un segno, con la mia voce, nell’animo delle persone».
«Per buona parte sì. Si è aggiunta poi una ricerca tra i brani della tradizione americana, che conoscevo poco ma che è ricchissima. Penso, per esempio, alle canzoni di Bing Crosby. In più c’è un bellissimo inedito, God bless us everyone (Dio ci benedirà), che ho inciso in inglese, in italiano e in spagnolo perché è il tema musicale di A Christmas Carol, il film in 3D della Disney, che il regista Robert Zemeckis ha tratto dalla novella di Charles Dickens».
«Lo so bene. Il mio disco è dedicato a loro. Il fascino del Natale è una delle poche magie che resistono ancora. E la gioia dei bimbi sa contagiare gli adulti. Mettere assieme Dickens e Disney è stata una bella trovata. Il film fa venir voglia di essere migliori. Si prova perfino affetto per il vecchio avaro. La storia ci ricorda che c’è tempo fino alla fine per cambiare. E il brano Dio ci benedirà cattura in pieno lo spirito del film: una canzone dolce e maestosa che parla del trionfo del perdono e della redenzione».
«La mia è stata un’infanzia particolare, fin da piccolo ascoltavo dischi d’opera, così ho sempre amato la lirica più di tutto. Se devo essere sincero, a farmi scoprire le musiche dei film Disney sono stati i miei figli, Amos e Matteo».
«Il brano che incarna lo spirito del Natale è Tu scendi dalle stelle. Ricordo che, se non veniva cantato alla Messa di mezzanotte, ci rimanevo malissimo».
«Con Amos e Matteo, come sempre. Loro sentono molto l’atmosfera di questa festa anche se hanno già 14 e 12 anni. Sembrerà strano, ma ho l’impressione che i ragazzi di oggi si stiano riappropriando del senso più vero e profondo del Natale. Forse, per reazione al degrado che li circonda».
«Sono cresciuti senza problemi, ma non sono viziati. Oggi troppi si abbandonano al catastrofismo, io non sono pessimista. Bisogna aver più consapevolezza di ciò che abbiamo, più fiducia, più speranza. E più fede. Senza fede, la vita è un dramma. Se mettessi al mondo un figlio senza aver fede, sarebbe come condannarlo a morte fin dalla nascita. Io, la mia fede, me la sono conquistata con fatica. Certo, sono cresciuto nella dottrina cattolica. Ma la vera fede l’ho scoperta a 40 anni, nelle pagine dei Pensieri di Pascal e delle Confessioni di Tolstoj. Mi ribellavo all’idea di essere figlio del caso, ora so che sono figlio di Dio».
«Tutti noi siamo presi dalla febbre dell’oro e dell’alloro, diceva Gozzano. Purtroppo, non pare che l’uomo sia migliorato dai tempi di Dickens». Maurizio Turrioni
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