![]() |
|
|
|
«Tra tutti i giorni in cui potevi partire, perché hai pensato proprio al lunedì... Gli uccelli cantano, l’estate è alle porte, tempo di mare e di granite al limone. Chissà quale fine sarcasmo d’autore avresti sfoderato senza giri di parole... Mandaci una cartolina e una ridente foto di te che prendi il sole sulla spiaggia con la solita camicia bianca...». Leggo il testo della canzone Mandaci una cartolina e mi vengono i brividi. È l’addio, il rimpianto, il dolore per la perdita del padre Giuseppe, scomparso un lunedì del maggio scorso. «Non mi piace l’autocompiacimento del dolore», precisa Carmen Consoli, «perciò ti prego, risparmiami la commiserazione...». Carmen è ancora più bella: all’età di 35 anni è cambiata, s’è fatta crescere i capelli che ora le addolciscono il volto, ma dentro è sempre quella ragazza siciliana pronta ad accogliere l’allegria e a subire il dolore. E quello della perdita del padre è stato grande. Tra loro c’era un rapporto davvero speciale. È lui che l’ha iniziata alla musica, che le ha fatto conoscere le canzoni di Modugno, e quel "Volare" di cui si trovano tracce evidenti nel suo successo più noto, L’ultimo bacio, dove addirittura cita il verso «mille violini suonati dal vento». E Mimmo si ritrova anche qui, nella canzone Col nome giusto («quando canta la lontananza è come il vento»). Elettra è il titolo del settimo album di Carmela Carla Consoli, che si autodefinisce "cantantessa" perché non si sente cantante né cantautrice; il neologismo è nato un giorno in sala di registrazione quando uno dei suoi musicisti, ubriachi di sonno per la lunghezza delle prove, l’apostrofò: «Cantantessa, cosa dobbiamo fare ancora?».
«Perché papà aveva un concetto della morte come di una grande sorpresa e ci diceva sempre: "Vi mando una cartolina". Avevamo un rapporto speciale. Avrei preferito che, dopo aver fatto qualcosa di sbagliato, mi sgridasse, avrei anche accettato uno schiaffo pur di evitare quello sguardo severo, e quel silenzio così rumoroso. Non la volevo scrivere questa canzone, ma poi, una notte, in quattro ore è nata come una medicina, un anestetico». La "picciotta made in Catania" è il prototipo della ragazza siciliana: occhi profondi neri, pronta alla battuta tagliente quando occorre, ma con un cuore caldo e grande come l’Etna. Quando, qualche anno fa, il suo bassista Leandro Misuriello fu travolto da un pirata della strada davanti a una discoteca di Pula, in Sardegna, Carmen pianse a lungo ma poi decise di interrompere la tournée e cancellò tutte le date. E in questo album, il basso non è stato sostituito. Ora lo suona Carmen. «Sono completamente pazza», mi dice, «sto preparando contemporaneamente due tournée. Per la prima, tutta acustica, ho scelto locali piccoli perché voglio che il pubblico si immerga nei suoni forti e ne esca un po’ ebbro, e lì suono il basso; la seconda, più tradizionale, nei locali dell’estate. In quell’occasione riprenderò la mia chitarra e sarà la quiete dopo la tempesta».
«Che ti devo dire? Mi invitano, canto facendo conto di non essere oltreoceano. Una mia esibizione americana è l’esatto doppio di una italiana».
«Chi te l’ha detto? Ma sì, mia nonna Lina era marchesa, la marchesa Cardilla. Ma quella del succo d’arancia qualcuno se l’è inventata...».
«Dai, basta. Se no va a finire che mi monto la testa».
«Oppure va bene. Elettra è una donna di oggi nelle sue accezioni più normali e più estreme».
«La cronaca delle violenze è quotidiana, io l’ho cantata in prima persona perché così il tema arriva più diretto. Addirittura da ragazzina – la mia è una famiglia dove pullulano gli avvocati – ho diffidato su loro suggerimento un ragazzo che mi dava fastidio, mi seguiva, si piazzava sotto casa. Sono cose che sono sempre successe, ovunque. Oggi si chiama stalking, ma la cosa importante è che si faccia alla svelta una legge seria per proteggere le donne».
«Pessimo. Il pettegolezzo c’è in tutto il mondo, ma qui è più subdolo. In Inghilterra o in Germania, per restare alla nostra Europa, se vuoi nutrirti di gossip devi per forza comprare certi giornali. Da noi, invece, il gossip si insinua dappertutto, anche nei media dai quali non te l’aspetteresti... La trovo veramente una violenza anche questa».
«È l’anno in cui diventerò... nonna».
«No, ma la data è quella...». Gigi Vesigna
|
|
|