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Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


BERLUSCONI "ASSEDIATO" DAI GIUDICI E DA FINI. MA BOSSI
È CON LUI


UNO "SOLO AL COMANDO"
TRA AMICI E TANTI NEMICI


Il premier è "solo al comando". Da mesi si apre un sempre nuovo conflitto con le altre istituzioni: magistratura, Parlamento, Corte costituzionale, talvolta anche con il presidente della Repubblica. Anche se questi ripete che c’è bisogno di una "tregua".

La bruta realtà della politica italiana è questa: un uomo solo al comando, assediato da ogni parte. Dal lato giudiziario, ci sono due processi in appello, giunti alla fase cruciale, contro due persone condannate in primo grado, che sono state al suo fianco per molti anni: il senatore Dell’Utri e l’avvocato inglese Mills. Il primo per i suoi affari italiani secondo la versione – ripetuta in aula a Torino venerdì – del "pentito" di mafia Spatuzza, assassino di don Puglisi; il secondo per i suoi affari internazionali, cioè la gestione dei suoi conti esteri in ambito televisivo. Nei due processi il premier sarebbe coinvolto (in attesa del "processo breve").

Dal lato politico, c’è l’offensiva del presidente della Camera Gianfranco Fini, che da mesi prende le distanze anche dal resto della maggioranza su temi come l’immigrazione e le riforme istituzionali, a partire da quella della Giustizia.

Berlusconi e Fini.
Berlusconi e Fini
(foto La Presse).

Per quanto gli analisti si sforzino di indicare quali conseguenze avrà questo scontro Berlusconi-Fini, nessuno va oltre la previsione di una spaccatura che potrà essere assorbita senza troppi danni per nessuno dei due, anche se la posizione dell’ex leader di An appare la più debole.

Anche nell’opposizione l’incertezza è sovrana. Qui "solo al comando" non c’è nessuno, non il neo segretario del partito democratico Bersani né il leader dell’Idv Di Pietro, né Casini dell’Udc, né Rutelli o altri transfughi dal Centrosinistra, né qualche esponente dell’ultrasinistra o del mondo dei "girotondi".

Tutto converge nella constatazione iniziale: Berlusconi è solo al comando. Da mesi si apre un sempre nuovo conflitto del Governo da lui presieduto con le altre istituzioni: la magistratura, il Parlamento, la Corte costituzionale, talvolta con il presidente della Repubblica, anche se quest’ultimo sta ripetendo incessantemente che ora c’è bisogno di una "tregua".

Per non parlare poi della rissa continua con i giornali avversi, cui rispondono i giornali di famiglia in toni sempre più accesi e scandalistici. Con tutto questo, Berlusconi non è certamente "solo" rispetto a un’opinione pubblica che continua a manifestargli un’ampia, forse ancora maggioritaria fiducia personale.

Non lo è all’interno del suo partito e nemmeno nei rapporti con l’alleato Bossi, che non avrebbe nessun interesse – visti i progressi del federalismo – a ripetere il "tradimento" con cui affondò il primo Governo Berlusconi nel finire del secolo scorso.

Dal lato della politica internazionale, Berlusconi sta cercando un equilibrio fra Grandi Potenze un tempo avverse, gli Stati Uniti e la Russia, e oggi in aperta concorrenza su delicati problemi economici (i rifornimenti energetici di petrolio e di gas) e strategici: con i russi tratta sulle energie, a Barack Obama assicura l’aumento delle forze italiane nella guerra contro i talebani e Al Qaida in Afghanistan, molto più di quanto facciano, in Europa, la Francia e la Germania.

Infine, non cambia parere l’immancabile Economist: «Time to say addio», 
"È ora che se ne vada", è il titolo del suo ultimo editoriale. Di una cosa si può star sicuri: quell’ora, se mai verrà, è molto, molto lontana dai propositi del Cavaliere.


Beppe Del Colle

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