Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Stefano Stimamiglio


CHIESA/2
ANNO SACERDOTALE: INTERVISTA A VITTORINO ANDREOLI


UOMINI DEL SACRO

Nel suo libro Preti, dice che oggi i sacerdoti sono personaggi fondamentali nella nostra società. «In questo tempo di incertezza c’è grande bisogno di folli di Dio».

Da quando Benedetto XVI, nel giugno scorso, ha inaugurato l’Anno sacerdotale invitando i fedeli a pregare per i loro pastori, i riflettori si sono accesi sulla figura del prete. Non mancavano certo indagini statistiche a questo proposito: le cifre sul clero, sull’invecchiamento e sulla scarsità di vocazioni si rincorrono ormai da molti anni generando ogni volta nei fedeli stessi, che si vedono accorpare le parrocchie e ridurre le Messe, un senso di allarme diffuso. Lo scopo era, piuttosto, di riproporre a tutta la Chiesa l’identità del sacerdote che, come ha detto lo stesso Santo Padre, «non è per sé stesso, ma per tutti».

«La figura del sacerdote suscita in me rispetto e un sano affetto», esordisce Vittorino Andreoli, psichiatra e autore di Preti (Piemme, pp. 336, euro 18), un libro che scandaglia l’universo dei sacerdoti (la loro identità, personalità, ambiente e relazioni con i diversi tipi di fedeli, le situazioni limite...) nel non facile tempo attuale. Non mancano sacerdoti tra i suoi pazienti, come ammette lui stesso con candore («un elemento di mia umana simpatia nei loro riguardi deriva dalla sofferenza causata dal conflitto tra la loro alta missione e l’impossibilità di compierla a causa della malattia»), ma è soprattutto su altre figure sacerdotali, conosciute a partire dalla gioventù, che lui, da non credente quale si professa, fonda l’analisi del suo libro.

  • Professore, che ruolo gioca il sacro nella missione del sacerdote?

«Spesso, come gesto terapeutico al termine degli incontri con sacerdoti in cura presso di me, chiedo loro una benedizione per richiamarli a questa loro fondamentale missione. Il sacro, come diceva Rudolf Otto, è la categoria umana del mistero, del numinoso, e le religioni rispondono a questo bisogno umano fondamentale. Gli uomini del sacro hanno questa fondamentale funzione, che oserei definire terapeutica, di trasmettere il sacro, missione che trascende ogni possibilità umana».

  • Una rivalutazione della liturgia?

«La liturgia è il linguaggio del sacro. Forse si è troppo cercato in passato di spiegare Dio. La gente non vuole più imparare ma chiede semplicemente di sperimentare il senso dell’eterno per respirare, per dilatare gli spazi angusti del temporale, nel quale ci siamo rinchiusi esaurendo il senso della nostra vita».

  • Come definirebbe la vocazione?

«È una chiamata, un dono, un incontro, come diceva Pascal. È un evento che pone le premesse di una vera metamorfosi. Si apre la possibilità di una vita speciale, la vita di un folle di Dio, in una società dove tutto è votato al successo, al denaro, al sesso. Per questo oggi ritengo particolarmente interessante la figura del sacerdote, uno che rinuncia a tutto ispirandosi a Cristo, cioè a Dio in persona».

  • C’è bisogno del prete, oggi?

«Mai come oggi c’è bisogno del prete, mediatore del sacro. Questo è il periodo dell’incertezza. È caduta la fede nella ragione, nella scienza, nell’economia. Il senso del limite rende urgente la sua presenza nella nostra società, della quale egli è un vero personaggio».

  • In una società secolarizzata, quali sono le nuove opportunità per il prete?

«Credo che oggi i sacerdoti non riescano completamente a soddisfare il bisogno del sacro, che cresce in tempi incerti come i nostri. Alla paura del futuro, piuttosto che argomentazioni intellettuali, servono risposte semplici, umane, che vengono da persone fragili, capaci di prendere la mano a chi soffre, persone che fondano la loro vita su Cristo. Occorre preghiera, prossimità. Il prete sociale serviva più nel 1800, oggi serve il prete del tempio».

  • Cosa intende dire?

«Io, ma credo che questo valga per tutti, amo entrare in chiesa e trovare il prete. Amo il prete che predica, in chiesa ma anche con i mezzi della comunicazione sociale. Amo il prete del cimitero. Amo il prete "nessuno", quello che non appartiene a nessuno perché soltanto così può essere di tutti. Amo il prete che visita il suo gregge, che parla al non credente, che va dal carcerato...».

  • Essere preti è solo una rinuncia?

«La rinuncia è inscritta nella morfologia dell’amore. Il marito, la moglie non rinunciano a sé per l’amato, l’amata? Ma il tesoro che si trova è infinitamente maggiore, soprattutto per il sacerdote».

  • Il prete ha mai dubbi di fede?

«Deve averne. È la continua domanda dell’amante all’amata, che non può mai venir meno: "Mi ami ancora?". E il prete questa domanda la rivolge a Dio».

  • Ama il prete con l’abito ecclesiastico o quello senza?

«Preferisco che il sacerdote sia riconoscibile. Egli diventa un vero segno di contraddizione in una società che apprezza solo il successo. Avere davanti un prete mi aiuta. Non amo il travestimento e la maschera, né la sorpresa di scoprirlo solo dopo averlo incontrato».

  • La psicologia può aiutare il seminarista durante la formazione?

«Credo di sì, anche se, contrariamente a quanto dicono i documenti ecclesiali, non concordo sul fatto che lo psicologo debba per forza essere credente».

Stefano Stimamiglio
   
   
EVENTI DELL’ANNO SACERDOTALE

9-11 giugno 2010 a Roma, a chiusura dell’Anno sacerdotale, Convegno internazionale dei sacerdoti. Telefono: 06/69.89.63.93

11-12 marzo 2010 a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, Convegno teologico "Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote". Fax 06/69.88.48.45

Esercizi spirituali con i padri Guanelliani ad Ars. Tel: 080/43.27.764
   

TUTTI I NUMERI DEL CLERO NEL NOSTRO PAESE

25.749 parrocchie
33.409 sacerdoti diocesani
13.000
sacerdoti religiosi
1.500 sacerdoti stranieri
800
stranieri nella pastorale diretta
7.000
diaconi permanenti
60 anni
l’età media del clero diocesano

Fonte: Annuarium Statisticum Ecclesiae 2006.

 

LIBRI PER CAPIRE UNA SCELTA DI VITA

Per aiutarci a comprendere una scelta di vita così particolare numerosi sussidi sono stati pubblicati in questi mesi. A partire dalla figura del Curato d’Ars, al secolo Giovanni Maria Vianney, il prete che Benedetto XVI ha voluto indicare come modello per tutti i presbiteri.

Soprattutto per seminaristi e giovani sacerdoti, Rita Pomponio in Il curato d’Ars, lo specchio di Dio (Libreria Editrice Vaticana, euro 15) presenta una biografia comprensiva della sofferta vocazione e delle vicende pastorali del santo. Le sue omelie e i suoi profondi pensieri spirituali sono presentati da Il Vangelo del santo curato d’Ars (San Paolo, euro 12) e Spirito del curato d’Ars di Alfred Monnin (Ares, euro 14), mentre Stile sacerdotale (Libreria Editrice Vaticana) offre vari discorsi degli ultimi Papi sulla figura sacerdotale di san Giovanni Maria Vianney.

Venendo ai nostri giorni, un’altra figura profetica è stata quella di don Tonino Bello, compianto vescovo di Molfetta: le Paoline offrono un Cd (Dalla testa ai piedi. Insieme verso la Pasqua) con alcune sue toccanti omelie mentre Un testimone giunto dall’avvenire (Ed Insieme, euro 15) offre i suoi scritti sulle caratteristiche umane, ministeriali e profetiche del presbitero oggi. Don Davide Caldirola, giovane prete milanese, parla della vita concreta del sacerdote in Confessioni di un prete (San Paolo, euro 12). Della figura paterna del prete in relazione alla famiglia parlano la coppia Zattoni-Gillini in Il prete padre (Cittadella, euro 9,50).

S. St.


torna all'indice