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Spunta da vecchie carte un biglietto di auguri natalizi che mi aveva mandato Aglauco Casadio, poeta amico. Risale al 1998, ma vedete quanto è ancora attuale. Accanto a una consolante immagine della Natività, Aglauco ha scritto una poesia non consolatoria. Si intitola: Accolto ancora da risse. E i primi versi dicono: «Con gli scriccioli e la neve / un Bambino ritorna a trovarci / per amore e miracolo ogni inverno / accolto ancora da risse». La rissosità non si placa, cola da ogni schermo della televisione, inquina i rapporti quotidiani. La violenza verbale del confronto politico degenera in un’aggressività che usa le parole come pietre. E culmina nell’intollerabile violenza fisica che ha colpito Silvio Berlusconi a piazza del Duomo, generando altre pietre di parole in un circolo maligno. Mentre auguriamo al presidente che si ristabilisca al più presto, speriamo che lo spirito del Natale riporti un po’ di pace tra i fratelli. Meno drammatiche, ma sempre fastidiose e anche un po’ risibili, le risse turbano pure quest’anno quell’oasi di quiete rappresentata dalla nostra tradizione natalizia più dolce: il presepe. Sembra incredibile che la mansuetudine del Bambino rappresenti per alcuni un fastidio, per altri un ostacolo alla convivenza. Alla scuola elementare Manzoni di Cremona, il Natale adesso si chiama "Festa delle luci". «Siamo una scuola interculturale, non vogliamo urtare le altre culture e le famiglie laiche», spiega il maestro Eriberto Mazzotti. Gli risponde l’assessore alle Politiche educative Jane Alquati: «I simboli sono elementi di crescita, rappresentano la nostra identità e vanno salvaguardati». A Coccaglio, Brescia, il sindaco leghista aveva mandato i vigili a scovare gli immigrati clandestini. Poi l’iniziativa, ridicolmente chiamata White Christmas, Bianco Natale, si sgonfiò. Anche perché di irregolari ne fu scovato uno solo. Ma ecco che a Verona spunta un Black Christmas, un Natale Nero: è il presepe allestito in Procura con Gesù, Maria, Giuseppe e tutti i personaggi di pelle scura. «È una provocazione inutile e anche pericolosa», attacca il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, leghista. Lo rimbecca, a sorpresa, il sindaco di Verona Flavio Tosi, pure lui leghista: «Io ho in casa un presepe africano, una vera opera d’arte». Il procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia cerca di smorzare i toni: «Non deve esserci né un White Christmas né un Black Christmas, ma unMerry Christmas per tutti». Merry Christmas sarebbe Buon Natale, ma si sa che da noi va forte l’inglese. Allora me ne servo anch’io, citando un musical di commovente bellezza. L’autore è il poeta afroamericano Langston Hughes, si intitola Black Nativity e compie mezzo secolo, ma continua a essere rappresentato nei dintorni di Natale. Cantanti, ballerini, suonatori interpretano il mistero della Natività sull’onda dei gospel, i canti della cultura nera americana. «No room for Mary and Joseph», Non c’è posto per Maria e Giuseppe, ripete il coro seguendo il loro vagabondare in cerca di rifugio. Il posto per il Bambino che sta per nascere lo troviamo nelle nostre case, ripetendo la dolce usanza che ci ha insegnato san Francesco quando a Greccio rappresentò dal vivo la Natività. E, soprattutto, nei nostri cuori. Come una tregua dalle inquietudini. Per accogliere il messaggio che il Salvatore porta a tutti, bianchi, neri e di ogni colore. Buon Natale, cari lettori. Franca Zambonini
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