Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


IN USCITA DAL PARTITO DEMOCRATICO, ZITTI O ZITTITI NEL CENTRODESTRA

SE I POLITICI CATTOLICI
NON CONTANO PIÙ NULLA


Nel Centrosinistra il disagio si manifesta nelle "uscite" dal Pd e nell’impegno sempre più esplicito per la riproposizione di un "grande centro" anti Berlusconi, che sa tanto di nostalgie democristiane.

Nella settimana di fuoco fra il 6 e il 13 dicembre, che si apre con l’incredibile attacco della Lega al cardinale Tettamanzi e si chiude con la pazzesca aggressione a Berlusconi, esce sul Corriere della Sera un articolo di Massimo Franco, dal titolo "Cattolici senza casa".

La tesi che vi si espone è che non ci si trova più di fronte alla diaspora del cosiddetto "voto cattolico" dopo la fine della Dc, ma di ben altro. «La cesura», secondo l’articolo, «è rappresentata dall’irrilevanza crescente dei politici che si presentano come "cristiani" nelle file della maggioranza e dell’opposizione; ma anche dalla difficoltà dei vescovi italiani e del Vaticano a pesare sulle scelte del Governo e degli equilibri di potere». Franco suggerisce le prove di questa "irrilevanza" e di queste "difficoltà".

Rutelli con Casini.
Rutelli con Casini
(foto Ansa).

Nel Centrodestra c’è la distruzione mediatica di Dino Boffo, già direttore di Avvenire, grazie a un vergognoso falso ospitato da un giornale di famiglia berlusconiano; e ci sono le parole prive di senso e di verità contro Tettamanzi, cui la Lega rimprovera di non occuparsi dei lombardi poveri, mentre si dà da fare per costruire moschee: quando, se c’è un’autorità ecclesiastica che ha aperto per primo (nel Natale del 2008) un fondo – finora di 5,5 milioni di euro – per sostenere le famiglie di chi ha perso il lavoro nella diocesi, è proprio l’arcivescovo di Milano.

Secondo l’opinionista del Corriere questi due episodi «rivelano un Centrodestra che si sente abbastanza forte da sostenere un braccio di ferro con il Vaticano e i vescovi italiani». Appoggiandosi, magari, al consenso che la maggioranza sembra offrire alla Chiesa su certi temi (come sul testamento biologico e sulla pillola abortiva RU486): un consenso facile, che non le costa niente, visto che in Parlamento garantisce comunque la "libertà di coscienza" ai suoi rappresentanti.

Per il Centrosinistra, Massimo Franco osserva che «la mini-scissione di Rutelli e l’uscita di singoli "cattolici a disagio" dilatano la sensazione di un Pd inospitale, mentre l’elezione di Bersani a segretario «non è la causa dell’irrilevanza degli ex popolari: sembra piuttosto la presa d’atto della loro scarsa incidenza».

La differenza fra i due poli appare questa: nel Centrodestra non c’è nessun politico dichiaratamente cattolico che metta in dubbio la propria fedeltà; nel Centrosinistra il disagio si manifesta nelle "uscite" dal Pd e nell’impegno sempre più esplicito per la riproposizione di un "grande centro" antiberlusconiano, che sa tanto di nostalgie democristiane.

In ambito cattolico si parla di perdita d’influenza del concetto di "bene comune", in crisi per la frammentazione della società in tanti interessi che si contrappongono e trovano rappresentanza politica.

Ma la Chiesa non la pensa così. Nel Compendio del catechismo, pubblicato nel 2005 a cura dell’allora cardinale Ratzinger, si leggono queste parole: «Ogni uomo, secondo il ruolo che ricopre, partecipa a promuovere il bene comune facendosi carico dei settori di cui ha responsabilità personale. I cittadini devono prendere parte attiva alla vita pubblica». Dunque, nessun non expedit, come si intimava cent’anni fa. La casa c’è ancora.

Beppe Del Colle

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