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C’è una tenda in mezzo al prato. Attorno c’è tanto verde. Ci circonda la campagna, eppure siamo ancora dentro Roma. Fa freddo, tira vento, dal cielo livido di tanto in tanto cadono gocce di pioggia gelata ma nella tenda si fa festa e ci si scalda. Ci sono musica e vino. C’è tanta gente che porta appiccicata al petto una targhetta con il nome. Così tutti si possono conoscere e fare amicizia. La tenda in mezzo al prato non ha solo una funzione pratica. È un simbolo, perché la festa nella campagna romana celebra l’inaugurazione di una casa famiglia chiamata "Tenda di Abramo".
L’idea è maturata in seno alla cooperativa di solidarietà sociale "La nuova arca", nata nella primavera del 2007. Grazie all’intervento della Fondazione Talenti (vedi box), la cooperativa ha trovato dove piantare la tenda nei terreni della Società San Paolo. Siamo nella zona sud di Roma, nell’ambito del 12° Municipio cittadino. È un territorio vasto, di confine fra Roma e diversi Comuni vicini. Ci vivono 190 mila persone, distribuite in 53 quartieri, il più celebre dei quali è l’Eur. Qui, a due passi dal santuario del Divino Amore (molto caro ai romani), i Paolini comprarono la terra nel 1965 da una nobildonna francese. All’inizio c’era l’idea di costruire una "città paolina" affiancata da un centro teologico, ma poi si preferì utilizzare i 123 ettari di quella che divenne la Tenuta San Paolo per garantire quotidiane provviste alla grande Famiglia paolina residente a Roma. Una decina di ettari di terra si trasformarono in vigne, 4 mila ulivi assicurarono una ricca produzione di olio, si coltivò il grano, si costruirono forni per il pane, mucche e vitelli cominciarono a pascolare sui terreni. Ma una quindicina di anni fa la tenuta venne progressivamente abbandonata.
Oggi torna a rivivere grazie alla "Tenda di Abramo", alla quale è stata data in comodato d’uso gratuito una palazzina per la casa famiglia. «Questo progetto è un esempio concreto di evangelizzazione e siamo ben felici che le nostre proprietà si siano incrociate con i bisogni del territorio», commenta don Ampelio Crema, superiore provinciale dei Paolini. La casa famiglia è solo il primo passo di un progetto più vasto di riqualificazione della tenuta, sulla quale in futuro sorgerà un "Villaggio solidale" con varie strutture di accoglienza. "Consigliati" da don Santoro Anima della casa sono Salvatore e Sara Carbone, i quali ci abitano da qualche mese. Si sono conosciuti al liceo classico a Siracusa, poi sono venuti a Roma per studiare all’università. Lui è stato dirigente a livello europeo di una grande multinazionale, lei è insegnante di scuola elementare e psicologa. Sono sposati da 35 anni, hanno tre figli grandi.
«La nostra crescita spirituale», racconta Sara, «è avvenuta in una parrocchia del quartiere romano della Magliana. Lì, diversi anni fa, siamo venuti in contatto con il movimento di spiritualità coniugale delle Equipes de Notre Dame». «Per circa vent’anni il nostro consigliere spirituale», aggiunge Salvatore, «è stato don Andrea Santoro, il sacerdote italiano assassinato in Turchia nel febbraio del 2006. Lui ci diceva spesso che, come cristiani, dobbiamo sempre piantare e smontare la tenda per metterci in cammino».
Accanto a Sara e Salvatore si è formato un circolo di famiglie sempre più numeroso. «Abbiamo trovato tanti nuovi amici con i quali ci sforziamo di vivere la santità nella quotidianità», aggiunge Salvatore. In questi anni la cooperativa "La nuova arca" ha attivato diverse iniziative: un servizio di ascolto e sostegno alle mamme in difficoltà, un servizio di accoglienza a giovani donne con bambino, un progetto per realizzare asili domiciliari, un laboratorio video e fotografico digitale. Per le persone più bisognose Tutte queste attività sono state rese possibili grazie alla capacità di fare rete fra diverse realtà: la cooperativa, le parrocchie, la Caritas, la Comunità di Sant’Egidio, il Consorzio famiglie solidali, la comunità Nuovi orizzonti, l’Usmi (l’Unione delle superiore maggiori d’Italia), Casa Betania, Spes contra spem, il 12° Municipio e il Comune di Roma.
Nella palazzina che ospita la "Tenda di Abramo" sette camere da letto sono pronte ad accogliere le mamme e i loro bambini. «La Caritas, le parrocchie, i servizi sociali», spiega Salvatore Carbone, «ci segnaleranno le persone più bisognose di assistenza. La nostra attenzione si concentrerà soprattutto verso le giovani mamme immigrate, troppo spesso abbandonate o trascurate dai loro uomini. Questa casa, purtroppo, dovrà fare i conti con l’assenza del ruolo maschile. Anche per questo motivo abbiamo pensato di esporre l’immagine di san Giuseppe nella cappellina al piano terra». Due mamme che già si appoggiano alla "Tenda di Abramo" sono Tamara e Mahbuba. Alla festa per l’inaugurazione della casa famiglia (domenica 13 dicembre, festa di santa Lucia, patrona di Siracusa) le due donne hanno dato un tocco etnico al pranzo sotto il tendone preparando piatti tipici dei loro Paesi.
Tamara, 38 anni, è di etnia Rom e viene dalla città romena di Craiova. «Vivo in Italia da sette anni», racconta, «ho cinque figli e vivo in un campo nomadi. Sai, essere Rom è difficile dappertutto, in Romania non ci sopportano più. Qui a Roma ho chiesto l’elemosina in strada con uno dei miei bambini, poi ho incontrato Salvatore, Sara e tante altre famiglie. Ora ho tanti amici che mi vogliono bene». Mahbuba, 40 anni, viene dal Bangladesh, ha tre figli e vive a Roma dal 2006. «È attualmente in cerca di lavoro», spiega Salvatore, «e la stiamo aiutando in questo senso anche con attività di inclusione sociale volte ad accrescere la sua autostima».
La casa è accogliente e arredata con fantasia. Accanto c’è pure un orto. Una mamma passa, guarda ed esclama: «Che bello! Viene voglia di fare un figlio per venirci a vivere».
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