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Spettacoli
di Maurizio Turrioni


CINEMA
IL CARTONE "LA PRINCIPESA E IL RANOCCHIO" DELLA DISNEY


UN ’EROINA DI COLORE

Alla scuola della Disney, con Tiana, il colosso dell’animazione torna al disegno tradizionale. Con una bella storia avvincente e piena di speranza.

Lo stile grafico è quello, caldo e morbido, della migliore tradizione Disney. Non a caso i registi sono John Musker e Ron Clements, coppia d’oro di cartoni popolari come Basil l’investigatopo, La Sirenetta e Aladdin. La storia, ispirata alla celebre fiaba Il principe ranocchio dei fratelli Grimm, è stata però riveduta e corretta in omaggio al credo di John Lasseter, mago dell’animazione digitale della Pixar che (dopo la fusione di qualche anno fa tra la sua società e la Disney) è oggi direttore creativo di tutta la major di Topolino.

«Lo dico sempre: non è la tecnologia a fare la differenza, ciò che conta è una buona storia», spiega Lasseter, 53 anni il 12 gennaio, un Oscar per Tin Toy e tanti altri premi fino al Leone d’oro alla carriera conferitogli all’ultima Mostra di Venezia. «Con La principessa e il ranocchio abbiamo voluto tornare alla classica animazione in 2D, quella fatta a mano dai mitici disegnatori cresciuti alla scuola di zio Walt. Una tecnica che pareva vecchia e che torna a essere nuova, perché da tempo non si vedeva un film così. Una fiaba dall’energia inedita che mette assieme tutto ciò che cerchiamo nelle belle storie: commedia, avventura, splendide musiche e soprattutto quel particolare cuore che ha sempre contraddistinto l’animazione Disney».

Se non gli credete, andate pure al cinema con figli e nipotini al seguito: ne uscirete estasiati. L’incipit è insolito per un cartoon: nella magica New Orleans degli anni ’20, una famigliola di colore tira avanti col progetto di aprire, un giorno, un ristorante. È il sogno di papà James e, dopo la sua morte, della figlia Tiana, splendida fanciulla che non si risparmia fatiche pur di arrivare a metter da parte i soldi necessari. Quando era ragazzina, mamma Eudora le leggeva la favola de Il principe ranocchio, ma Tiana è una tosta: più che nelle fiabe crede nel lavoro. Al contrario dell’amichetta d’infanzia Charlotte, ben decisa a scovare il suo principe azzurro, forse perché lei è ricca e viziata dal padre Big Daddy. Charlotte sarebbe pronta a tutto per coronare il sogno, perfino a baciare una rana! Tiana, invece, non lo farebbe mai...

È a questo punto che entra in gioco il destino beffardo sotto le spoglie di Naveen, principe bello e sfaccendato tramutato in ranocchio dal sortilegio del Dottor Facilier, suadente stregone voodoo. La cosa buffa è che quando Tiana, fattasi forza, si deciderà a scoccare il fatidico bacio, l’effetto sarà imprevisto: trasformata a sua volta in rana, condividerà con Naveen una perigliosa avventura nel Bajou, l’insidiosa palude del delta del Mississippi. Scoprirà così che ci sono alligatori che alle prede preferiscono il buon jazz (Louis, trombettista che allude al grande Armstrong) e che perfino una lucciola (come il vissuto Ray) può essere capace d’immenso amore.

A questo punto la vicenda diventa avvincente e ricca di sfumature, grazie anche alle meravigliose canzoni del premio Oscar Randy Newman. Un vero musical, il suo, che segna una svolta nella storia dell’animazione: dopo la principessa araba Jasmine, la pellerossa Pocahontas e la cinese Mulan, Tiana è la prima lady nera della Disney. Una afroamericana in perfetta sintonia con la nuova era Obama negli Usa. Anche se quelli della Disney giurano di averci pensato prima della sua ascesa al Campidoglio. Fatto sta che Tiana, per Natale, va a ingrossare le file delle eroine disneyane, fonti inesauribili di gadget, balocchi e campagne di marketing.

«Non è di questo, però, che ci siamo preoccupati quando abbiamo deciso di realizzare La principessa e il ranocchio», assicura Andreas Deja, talentuoso supervisore dell’animazione di origini polacche. «Noi lavoriamo per un pubblico di famiglie, non solo per i bambini. Lasseter non ha intenzione di abbandonare il disegno tradizionale. Pura musica per le mie orecchie».

Amare e condividere i sogni

Anche i registi John Musker e Ron Clements tengono a sottolineare la novità nella continuità: «Tiana non è la solita ragazza in attesa del principe azzurro ma una giovane donna determinata e indipendente», dicono a proposito della protagonista del 49° lungometraggio animato Disney. «È concentrata sul lavoro, non dà spazio all’amore. Ma alla fine imparerà il significato di ciò che le diceva il padre da bambina: non conta ciò che si sogna, importante è amare e condividere i propri sogni con qualcuno».

Se poi trovaste elementi di somiglianza con classici dell’animazione quali Lilly e il Vagabondo o Bianca e Bernie niente imbarazzi: «Abbiamo capito che potevamo sfruttare l’eredità delle classiche fiabe Disney», spiegano Musker e Clements, «senza per questo imitare ciò che era stato già fatto. Nel film ci sono nuovi mondi sorprendenti».

Maurizio Turrioni
   
   
LE VOCI GIUSTE PER UNA GRANDE FIABA

Nell’originale, a dare voce ai personaggi sono star a stelle e strisce del calibro di John Goodman, Oprah Winfrey, Terrence Howard. Per la versione italiana il difficile è stato trovare non solo i timbri giusti ma anche artisti capaci d’interpretare le bellissime canzoni del film.

Al termine della solita accuratissima selezione Roberto Morville (da anni responsabile del doppiaggio di tutti i prodotti Disney in Italia) ha affidato La vita a New Orleans, canzone dei titoli di testa, a Sergio Cammariere che, con il suo stile personale, le dà una calda sonorità. I brani cantati dalla protagonista Tiana sono invece interpretati da Karima Ammar.

Fondamentale poi la scelta delle voci dei personaggi di contorno che, secondo la scuola Disney, scandiscono i momenti più drammatici o divertenti della storia.

Raymond, la lucciola del Bajou, ha la spassosa cadenza di Luca Laurenti che, finalmente separato dal mèntore Paolo Bonolis, dimostra di saperci fare. Pino Insegno, altro veterano del doppiaggio, interpreta invece Louis, l’alligatore appassionato di jazz. Ma il pezzo da novanta è senz’altro Luca Ward, cui è affidata la recitazione del Dottor Facilier, il malvagio stregone voodoo all’origine di tutte le peripezie di Tiana e Naveen. Chiudete gli occhi: nel buio della sala ascolterete la voce italiana di Russell Crowe e ve lo ritroverete accanto, suadente e pericoloso.

M.T.

 

QUELLE BAMBOLE NERE ALL’ASTA PER BENEFICENZA

Una ragazza moderna, con i piedi per terra. Niente balli di corte, nessun principe azzurro su cui fantasticare. Solo la speranza di aprire un ristorante.

Tiana ha la pelle nera: è la prima principessa Disney afroamericana. E dal momento che, come sempre, con il film è nata la bambola con cui giocare, le bimbe italiane quest’anno sogneranno un mondo diverso. Quello in cui vivono davvero, dove uno dei presidenti più importanti e la sua famiglia sono come Tiana. E dove a scuola i compagni hanno la pelle di colore diverso. Ai tempi delle loro mamme, arrivavano a volte dall’America nei negozi di giocattoli bambole nere (la prima Black Barbie è del 1980). Ma poche bambine le compravano e non per pregiudizi, ché certo i piccoli non ne hanno. Le bambine si identificavano solo in principesse dalla pelle candida.

E oggi? Barbie, ideale di bellezza da generazioni, è nera. Quarantasei Black Barbie sono state vestite, truccate e pettinate da Vogue Italia e sono comparse a luglio in un servizio di moda sulla rivista. Il 23 novembre Christie’s le ha battute all’asta a favore di Airc, Associazione italiana contro il cancro. Sempre a novembre, Sotheby’s ha venduto per Save the Children le opere di Eliana Lorena: Barbie nere con i costumi di tutto il mondo. Una aveva il burqa.

G.G.


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