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"Sviluppiamo un progetto", "facciamo un percorso": oggi nelle interminabili riunioni dei vertici delle case discografiche il lessico si è ridotto ai minimi termini. Appunto a "progetto" e "percorso", e la paralisi dell’industria del disco ne è la inevitabile conseguenza. Così quando Peppe Servillo, leader degli Avion Travel, riceve la telefonata di Caterina Caselli, che chiede se gli sarebbe piaciuto dedicare un omaggio a Nino Rota, autore di tante colonne sonore tra cui praticamente tutte quelle dei film di Fellini, ha detto che, sì, la proposta era allettante, ma che prima voleva parlarne col resto del gruppo. Il "sì" arriva entro poche ore e adesso il disco è sul mercato. È un piccolo gioiello, sia per la qualità della musica di Rota, sia per l’interpretazione della band di Caserta. «Noi stavamo lavorando a un disco di canzoni inedite», spiega Servillo, «ma questa sfida era troppo stimolante, non potevamo certo rinunciare a qualcosa che nella vita di un artista, se mai capita, succede solo una volta... Non bisogna scordare che quella musica popolare ha fatto la storia del cinema italiano, l’ha portato nel mondo dove si è affermato. E poi c’era anche una ragione, chiamiamola "storica". Quest’anno ricorrono i trent’anni dalla scomparsa di Nino Rota, l’"amico magico", come lo definiva Fellini».
«È scattata una specie di gara di collaborazione: il maestro Marcello Rota, che non è parente di Nino, sì è messo a nostra disposizione con la sua orchestra della Camerata Ducale di Vercelli che conta quarantacinque elementi, e il disco è nato con la passione di tutti noi».
«Non tutti, ma basta ascoltare quella musica per capire Rota, e di conseguenza Fellini. Quanti poeti ha incontrato Nino Rota! Dalla Morante, che ha scritto il canto triste di un giullare in Romeo e Giulietta di Zeffirelli, a Lina Wertmüller (sua la colonna sonora di Film d’amore e d’anarchia...). Poche e precise parole per le sue melodie essenziali e semplici, popolari e ironiche, dolcemente sentimentali, napoletane: canzoni per il cinema che indagano i nostri sogni e ne fabbricano altri. Le lingue e i dialetti che raccontano un’Italia del ricordo e di sempre, grazie alla magia di Nino che liberamente sonda il patrimonio della nostra musica. Rota ci porge tutto questo con leggerezza, destinando il senso del proprio lavoro a un tempo lungo nel quale non siamo e non saremo i soli interpreti che lo amano e lo cantano». Tredici pezzi, solo uno dei quali non appartiene alla colonna sonora di un film, si tratta di Pelle bianca che Caetano Veloso ha dedicato a Giulietta Masina e che Peppe Servillo ha magistralmente adattato. Poi gli altri, quelli famosissimi, che acquistano una nuova identità (ma non tradiscono l’originale) grazie alla voce calda di Peppe, alla chitarra magica di Fausto Mesolella, all’affiatamento del gruppo. E voilà la magia è servita. Con gli Avion ho avuto incontri ravvicinati durante i due Festival di Sanremo ai quali avevano partecipato, la prima volta lasciando il segno nel 1998 con Dormi e sogna, premiata come miglior musica, miglior arrangiamento e aggiudicandosi anche il premio della critica. Poi nel 2000, al Festival dei primi cinquant’anni si ripresentano con Sentimento che, secondo i media dovrebbe stravincere, ma dopo le prime votazioni sono nella seconda metà della classifica, dominata da Gianni Morandi. Facciamo colazione insieme e parliamo della loro vittoria che io continuo a non considerare tanto eventuale. Loro non fanno neanche gli scongiuri, tanto sono convinti di "perdere onorevolmente". Del resto i giochi sembrano fatti. Stavolta però, oltre alle misteriose giurie popolari, c’è in sala una giuria di esperti alla quale, senza pensarci, gli organizzatori hanno dato lo stesso "peso-voto" di quelle cosiddette popolari. Così i voti degli esperti si concentrano sugli Avion, che vincono il Festival. Li raggiungo dopo il verdetto e Peppe mi fa: «A Gì, ch’avimmo cumbinato...».
«Proprio come ci siamo noi...». Nel disco c’è il brano famoso di La dolce vita che Rota scrisse su "imposizione" di Fellini che lo volle il più possibile simile a quello di Kurt Weill ne L’opera da tre soldi. E Rota lo fece talmente simile che Weill lo querelò per plagio e la cosa, prima di finire in tribunale, fu aggiustata con un congruo compenso, a patto che restasse nel film. Poi venne Il Padrino con quella musica trascinante, insinuante, che entrava subito nella memoria collettiva. Così l’aveva voluta Francis Ford Coppola: non volle ascoltare Rota quando lo informava che quella melodia era già stata la colonna del film Fortunella, diretto da Eduardo De Filippo e interpretato da Giulietta Masina. Quando Il Padrino approdò nei cinema, subito la casa di produzione di Fortunella pubblicò un disco che si intitolava provocatoriamente La madrina del padrino, ma si transò anche perché l’autore era lo stesso. Nell’album c’è anche un Dvd che racconta i momenti del concerto che i ragazzi hanno tenuto al Teatro degli Arcimboldi di Milano e che ora portano in tournée. «Per ogni data avremo la collaborazione dell’orchestra del luogo che proverà prima in modo che poi basterà unirsi a loro. È un bel momento di solidarietà per noi e per "l’amico magico"». Gli Avion sono entusiasti, il disco è di quelli che val la pena di ascoltare, un dono prezioso da mettere sotto l’albero per le feste. Gigi Vesigna
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