Dopo il successo
del romanzo d’esordio La cattedrale del mare, Ildefonso Falcones
– avvocato e scrittore – non poteva che restare nel solco del
romanzo storico: «Quando ho scritto il mio primo romanzo ho scoperto una
certa capacità di documentarmi e approfondire determinati ambiti storici.
Sarebbe sembrato un po’ folle allontanarmi da una formula che piaceva al
pubblico, all’editore e a me».
Questa volta ci muoviamo tra il 1568 e il 1609, sempre in
Spagna: filo conduttore è la storia di Hernando, figlio illegittimo di un
prete e di una morisca (musulmana convertita a forza al cattolicesimo),
continuamente lacerato tra questa sua doppia identità, cristiana e
islamica: «Quella era la situazione storica dell’epoca», puntualizza l’autore.
«Il personaggio di Hernando, che tra i musulmani è conosciuto come Hamid,
non voleva essere una metafora. È una figura di fantasia che però si muove
su uno sfondo storico preciso, documentato».
Sarebbe uno sforzo inutile cercare nelle pagine di questo
libro tracce dei famigerati scontri di civiltà, perché quella raccontata
è la pura e semplice realtà dei fatti: «Mentre la Storia andava avanti,
la gente comune doveva sforzarsi di vivere, lavorare, farsi una famiglia e
così via», precisa Falcones.
Quanto al fatto che dopo una cattedrale a dar titolo al
romanzo sia di nuovo un oggetto, il gioiello chiamato "la mano di
Fatima", non dipende dai gusti dell’autore: «Il titolo di un libro
è marketing, allo stato puro. Alle volte lo decide l’editore, alle volte
è l’autore che riesce a far prevalere la sua opinione».