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di
Francesca
Della Chiara |
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L’ANGOLO VERDE
CHICCHI
PREZIOSI
La simbologia attuale Ancora oggi, la melagrana entra in alcuni riti, in Sicilia e in Medio Oriente, per invocare la fertilità della sposa. Ma sono i giorni di fine anno a vederla protagonista delle fruttiere che ornano le tavole, come simbolo di prosperità, capace di sprigionare sentimenti d’allegria. Proviamo a coltivarlo Il melograno è un alberello che, nel portamento, ricorda un grosso arbusto, dotato di diversi fusti un po’ contorti e rami un po’ spinosi. Se il terreno non è gelato, può essere piantato in qualunque momento dell’anno, anche quando è privo di foglie e mette a nudo i frutti che hanno iniziato a ingrossarsi con l’arrivo del freddo. Cresce meglio e si sviluppa più in fretta nelle zone a clima mite, ma può essere coltivato anche in posizioni relativamente fresche, purché sia piantato in un angolo riparato dal vento. In primavera si copre di foglioline oblunghe, rossicce da giovani, verde brillante in estate, e poi gialle, in autunno, prima di cadere. Da maggio a luglio, alle estremità dei rami, sbocciano i fiori rosso scarlatto rivestiti da una patina lucida, come una vernice umida. I frutti, grossi e tondeggianti, hanno una buccia cuoiosa di colore giallo rosato, con sfumature brune o violacee secondo la varietà. La pianta di melograno sta bene come
esemplare isolato, ma si può utilizzare per ravvivare una siepe di
lauro sempreverde, oppure, secondo l’usanza mediterranea, accostare al
mirto, che fiorisce in bianco nello stesso periodo e, in autunno, porta
a maturazione bacche blu scurissimo.
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