In Spagna e in Portogallo, allo
scoccare della mezzanotte dell’ultimo giorno dell’anno, si trangugiano
dodici chicchi d’uva, uno a ogni rintocco dell’orologio, per augurare
abbondanza in ciascun mese del nuovo anno. E dodici chicchi, solo neri, si
mangiano in Brasile esprimendo altrettanti desideri, mentre in Grecia la prima
persona che entra in casa a Capodanno deve rompere una melagrana sul pavimento
per invocare prosperità. Rituali analoghi, che hanno per protagonisti
alimenti d’origine vegetale ritenuti di buon auspicio, si ripetono un po’
in tutto il mondo.
Da noi la tradizione vuole che l’anno
nuovo cominci sia sgranocchiando acini d’uva e chicchi di melagrana, o un
pugno di frutta secca in guscio, sia con almeno una cucchiaiata di lenticchie
nel piatto: attirano soldi e tengono alla larga la povertà, al punto che un
tempo si soleva regalare scarselle ripiene del piccolo e tondeggiante legume.
Crederci, in queste usanze,
aiuta ma non dà certezze. È invece indubbio che, oltre a procurare
soddisfazione al palato, uva, melagrana, noci, nocciole e lenticchie fanno
bene alla salute. Tanto che gli esperti d’alimentazione sono concordi nel
raccomandarne, compatibilmente con la disponibilità stagionale, un regolare
inserimento nel menù abituale. Vediamo perché, con l’aiuto della dietologa
Pia Bonanni.
Chicchi
salvacuore
L’uva
bianca e verde è ricca di carotenoidi, quella nera di flavonoidi:
antiossidanti capaci di rallentare l’invecchiamento delle cellule. Tra i
flavonoidi spicca il resveratrolo, che sembra in grado di abbassare il rischio
di tumori e di fare da scudo contro le malattie cardiovascolari. A sua volta
il boro, un minerale rintracciabile negli acini, terrebbe sveglio il cervello,
migliorando l’attenzione e le performance intellettuali.
L’uva è un piccolo serbatoio
d’acqua (l’83 per cento del peso): disseta e ha un effetto diuretico e
depurante, utile per chi soffre d’ipertensione e uricemia.
Un
antiossidante assai potente è anche la melagrana, frutto autunnale-invernale,
capace d’abbassare il colesterolo cosiddetto "cattivo" (Ldl) e d’innalzare
quello "buono" (Hdl). Come l’uva, ha un effetto diuretico e
antipertensivo. Va mangiata con cautela da quelli che soffrono di colite,
perché la parte legnosa dei chicchi può movimentare troppo l’intestino,
irritandolo.
Proteine in
abbondanza
Le
lenticchie, al pari degli altri legumi, sono un’eccellente fonte di
proteine, la cui qualità non sfigura rispetto a quelle della carne; in più,
non hanno grassi né colesterolo. Contengono parecchia fibra, in grado di
contribuire all’abbassamento dei livelli di glucosio e di colesterolo nel
sangue. Le lenticchie sono amiche della linea: solo 90 calorie in un etto. E
sono i legumi più digeribili.
L’abbondanza
di proteine, insieme alla presenza di acidi grassi polinsaturi della serie
Omega 3, amici del cuore, contraddistingue anche la frutta secca in guscio,
ricca di vitamine: A che protegge la vista e stimola lo sviluppo dei tessuti;
quelle del gruppo B che favoriscono i processi metabolici; la E che frena il
declino mentale e mantiene la pelle elastica. Articolato è l’assortimento
dei minerali: calcio che fa bene alle ossa; ferro che risolleva gli anemici e
i depressi; potassio che allevia la fatica e contrasta l’azione del sodio
(trattiene i liquidi); magnesio che facilita la produzione della serotonina, l’"ormone
del buonumore"; selenio che aiuta il sistema immunitario a combattere le
infezioni e il degrado cellulare.