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di
don
Gennaro Matino
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IL VANGELO DELLA SPERANZA UNA STELLA PER TUTTI Matteo (2,1-12) Nato
Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da
oriente a Gerusalemme. [...] Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li
precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro
il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i
loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di
non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. «Abbiamo visto spuntare la sua stella» (Mt 2,2). I Magi inseguono la luce e l’acchiappano ai piedi del piccolo Gesù nato a Betlemme di Giudea. Il prodigio di un incontro che cambia i connotati della storia resta stampato negli occhi di quei sapienti partiti da lontano, costretti da un ideale di ricerca, provocati dal desiderio di conoscenza. L’Epifania è la straordinaria celebrazione della luce che si svela, della vittoria sulle tenebre. Festa che imprime al racconto i colori dell’incanto. Tutto si muove intorno all’evento, perfino la natura sembra partecipare alla gioia del Cristo nato per la nostra salvezza. I profeti lo avevano annunciato e «Tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima» (Mt 2,6), nel grembo di una modesta cittadina, i popoli della terra scoprono il volto di un Dio che si manifesta. I profeti avevano sognato il giorno in cui, superati i conflitti del dolore e dell’ingiustizia, finalmente illuminati, i popoli avrebbero percorso i sentieri della pace, avrebbero raggiunto il significato della storia: «Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere» (Is 60,3). L’antica filastrocca dice che con l’Epifania le feste natalizie diventano memoria. Oggi si chiude un tempo e se ne apre un altro, anche se ogni avvenimento che racconta il mistero dell’incontro di Dio con noi, porta in sé memoria e profezia. L’Epifania è il punto d’arrivo di un percorso che svela il volto misericordioso di Dio, il Verbo si fa carne e viene ad abitare tra gli uomini, ma è anche celebrazione di un sogno, un dono ricevuto che sconvolge il ritmo del pessimismo e apre scenari inimmaginabili. La luce che trionfa è festa, è gioia. L’Epifania è giorno di dono, caro ai bambini, che attendono impazienti di scartocciare le sorprese. Ma che rimanda ad altra sostanza, ad altri scrigni aperti nella casa dove i Magi videro il Bambino con Maria, e si prostrarono e lo adorarono. Scrigni di ricchezze non quantificabili, difficili da pesare se l’oro, l’incenso e la mirra sono dei segni. Oro di regalità: il Bimbo, che è in braccio a sua madre, reggerà i popoli con giustizia. Incenso per la divinità: quel Bambino è il Figlio di Dio. Mirra per l’unzione: l’amara e profumata spezie rimanda al sacrificio e alla croce, quel Bambino darà la vita per la nostra liberazione. L’Epifania chiude il tempo natalizio ma apre il Natale al suo significato pasquale e percorre in sintesi quello che il tempo successivo svelerà per intero. Erode tenterà di bloccare la corsa della salvezza, di impedire al Santo di santificare la storia. Non conviene al potere ricavato dalla menzogna che la verità trionfi, non conviene mai ai mercenari di ogni tempo che il Pastore guidi in prima persona il suo gregge. La luce tuttavia non può essere imprigionata e per quanto i poteri della terra organizzino tranelli e insidie, il giorno della gloria farà definitivamente il suo ingresso. Oggi è l’Epifania, tutti i popoli della terra si inchinano dinanzi alla salvezza, a tutti è data una speranza: «Libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto» (Sal 72,12). Ai bambini buoni oggi tante sorprese; e sorprese anche a chi da adulto insegue la stella. |