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  INCHIESTA - Il caso Di Bella

«MA PER ARRIVARE ALLA TERAPIA...»

Parla il professor Rilke,
direttore scientifico dell’Istituto dei Tumori

di LUCIANA SAIBENE
    

   Famiglia Cristiana n.3 del 28 gennaio 1998 - Home Page

All’indomani dell’attesissimo incontro tra il professor Di Bella e la Commissione oncologica nazionale nominata dal ministro della Sanità Rosy Bindi, abbiamo incontrato il professor Franco Rilke, membro della Commissione e direttore scientifico dell’Istituto dei Tumori di Milano, l’Istituto di ricerca che già qualche settimana fa, attraverso il commissario straordinario, si era reso disponibile alla sperimentazione della terapia Di Bella.

  • Professor Rilke, in Commissione è stato deciso che, appena messo a punto il protocollo relativo, partirà la sperimentazione necessaria a validare o meno la cura. Quanto tempo ci vorrà?

«Il ministro ha raccomandato esplicitamente di procedere in tempi rapidi (entro fine mese, ndr), ma il problema sta tutto nella stesura del protocollo che spetta al comitato ristretto, guidato dal professor Veronesi e dal professor Tomatis, direttore dell’Istituto oncologico Garofalo di Trieste, identificato dalla Commissione. Di questo gruppo di lavoro fanno parte una decina di membri della Commissione (alcuni oncologi medici, qualche chirurgo, come lo stesso Veronesi, un biostatistico, un radiologo, un radioterapista, un patologo), più qualche membro della Commissione unica del farmaco e qualche esperto internazionale. Oltre, naturalmente, il professor Di Bella e i suoi collaboratori. Il fatto è che, come ha affermato lo stesso professore e come risulta chiaramente dalle cartelle cliniche esaminate finora, Di Bella utilizza per la sua terapia almeno una dozzina di farmaci, di quattro gruppi fondamentali (vitamine, chemioterapici, somatostatina e melatonina) ma in dosaggi e composizioni che valuta caso per caso. Per definire un protocollo occorre invece stabilire rigorosamente uno standard di cura. Ecco perché è importante il fatto che il professor Di Bella abbia accettato di far parte del gruppo di lavoro: perché quando si sarà arrivati a definire dosaggi e composizione dei quattro gruppi di famaci utilizzati, lui dovrà dare l’o.k. Cioè riconoscere la terapia standard come la propria».

  • Fatto questo, su quali pazienti e dove verrà sperimentata la terapia?

«Queste sono le altre due questioni che il Comitato ristretto dovrà decidere, prima di dare l’avvio alla sperimentazione: su quali tumori e in che stadio della malattia verrà sperimentata la terapia e dove si farà. Il che dipende anche dal numero di pazienti che verranno poi inseriti nel programma».

  • Si è parlato di una ventina di centri, oltre agli Istituti nazionali di oncologia e di almeno un centro per Regione. Ed è stato detto che la sperimentazione coinvolgerà circa 400 pazienti.

«Sono state fatte appunto queste proposte, ma ancora non è stato deciso nulla. Così come s’è fatta l’ipotesi di sperimentare la cura sia su pazienti che non rispondono più alle terapie tradizionali sia su alcuni tumori, per esempio della mammella, in fase iniziale, preoperatoria. È chiaro comunque che tutto ciò dovrà essere fatto con estremo rigore scientifico, e nel pieno rispetto delle regole della corretta pratica medica».

  • Dal momento in cui partirà, quanto potrà durare la sperimentazione prima che possa essere detta una parola definitiva sulla validità della cura?

«Questo è difficile stabilirlo prima che siano state definite tutte le questioni di cui abbiamo parlato. Tuttavia mi sembra che l’ipotesi di sei mesiun anno sia assolutamente verosimile».

  • Professore, l’Istituto dei Tumori di Milano, insieme con le aziende ospedaliere Sacco e Niguarda, è stato oggetto, il 14 gennaio scorso, di una delibera regionale che ha creato qualche confusione nei pazienti. Qualcuno ha creduto che nei suddetti centri, a richiesta dei pazienti, dovesse essere erogata gratuitamente la cura Di Bella.

«Non è così. Ed è veramente opportuno chiarire la questione, delibera alla mano: Istituto dei Tumori, Sacco e Niguarda, dice testualmente la delibera, sono autorizzati ad adottare, in regime di ricovero, di day-hospital o di spedalizzazione domiciliare, protocolli terapeutici a base di somatostatina e octreotide (che è un analogo chimico della somatostatina), nei confronti di pazienti affetti da patologia neoplastica resistente alle terapie tradizionali, iscritti al Servizio sanitario della Regione alla data del provvedimento. Dice anche che "le terapie potranno essere avviate solo in presenza di adeguato consenso informato scritto del paziente e che il protocollo terapeutico dovrà essere allegato alla cartella clinica". Come si vede, non si parla affatto di terapia Di Bella, anche perché il relativo protocollo non è ancora stato definito».

  • Che cosa è cambiato, dunque, all’Istituto dei Tumori, dal 14 gennaio scorso, nella cura dei pazienti colpiti da questa malattia?

«Nulla: continuiamo ad applicare i protocolli terapeutici che abbiamo applicato finora, compresi quelli che prevedono anche somatostatina o farmaci analoghi, ma attenzione: solo per patologie specifiche e specifici stadi della malattia».

Luciana Saibene

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