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Prima di morire la
giornalista del Tg3 indagava su una compagnia somala sospettata di traffico darmi.
Poi promossa misteriosamente dallUnione europea. Hanno detto che è uno dei frutti
avariati della Cooperazione italiana con i Paesi in via di sviluppo, maturato nel decennio
scorso, passato alla storia per luso disinvolto quanto scandaloso del denaro
pubblico. Lhanno più volte accusata di darsi a traffici illeciti di armi. Senza
dubbio è stata lultima cosa su cui ha indagato Ilaria Alpi: di essa le parlò il sultano di Bosaso
nellintervista registrata poco prima di tornare a Mogadiscio e venire assassinata,
insieme con loperatore Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994, giusto cinque anni fa. Quel
nome compare, infine, in informative dei nostri servizi segreti, nonché in verbali della
Digos.
La Shifco, unica flotta battente bandiera somala, ufficialmente
dedita alla pesca e al commercio di prodotti ittici provenienti dal Corno dAfrica,
si è sempre difesa dalle accuse che le venivano mosse definendole calunnie. Finiti in
varie inchieste, gli amministratori della società non sono fin qui mai stati condannati.
Adesso i padroni della Shifco hanno un motivo in più per girare a testa alta: possono
vantare una lusinghiera "promozione" dellUnione europea. Nel dicembre
scorso, infatti, la commissaria Emma Bonino ha autorizzato le navi della Shifco a
esportare il pesce in tutti i Paesi della Comunità. «La concessione è stata firmata
perché le navi della Shifco rispondevano ai requisiti tecnici, amministrativi e
igienico-sanitari richiesti da Bruxelles», spiega il portavoce della Bonino, che si
stupisce dello stupore altrui.
Questa firma solleva comunque delle perplessità: ragioni di prudenza avrebbero forse
consigliato di soprassedere. «Il primo luglio 1998 le 15 diverse normative nazionali in
tema di certificazione di qualità hanno ceduto il passo ad ununica normativa
comunitaria. Rigorosa e valida per tutti. La Shifco, già in regola con le norme italiane,
ha chiesto il riconoscimento europeo. In Somalia, un Paese dilaniato dalla guerra civile,
mancava (e continua a mancare) unautorità statale in grado di fornire per essa le
garanzie richieste. Perciò abbiamo attivato altri canali, riservandoci di fare ispezioni
di controllo», dicono a Bruxelles.
Il 7 luglio 1998 la Somalia Unit, cioè la speciale
Delegazione dellUe che opera da Nairobi, fornisce a Bruxelles informazioni su due
società navali: la Margroup Ltd e la Shifco. Il documento, dopo aver precisato che «è
virtualmente impossibile controllare la pesca» nelle acque somale, conclude che circa la
Shifco «esistono voci persistenti sul coinvolgimento della compagnia in traffici di armi
e in altre attività illegali», per cui «allo stato attuale si può raccomandare la sola
ispezione della Margroup Ltd». Ma scrive anche lambasciatore italiano per la
Somalia Francesco Sciortino. «La lettera è di fine luglio», confermano dagli
uffici della Bonino. A novembre lUe promuove unispezione alla Shifco e, un
mese dopo, concede lautorizzazione.
È lultimo capitolo di una storia a dir poco controversa. Alla Shifco, Piero
Ugolini un esperto del ministero degli Esteri che ha lavorato in Somalia tra il
1986 e il 90 dedica un intero capitolo del dettagliato esposto-denuncia
presentato alla Procura della Repubblica di Roma il 25 novembre 1992. Di Shifco si parla
poi in note riservate dei servizi segreti. La prima, del Sismi, il servizio militare, è
datata maggio-giugno 1993: «Si è appreso che presso il porto di Livorno avrebbe fatto
scalo, per lunghi periodi, un peschereccio battente bandiera somala di colore bianco, di
proprietà della Shifco, che sarebbe in realtà stato utilizzato per un traffico
internazionale di armi». Ne seguono altre, che segnalano le dubbie attività della
società. Vengono redatte sia dal Sismi (maggio-giugno 94, dicembre 94, aprile
1995), che dal Sisde (gennaio 1995). Di Shifco si occupa pure la Commissione parlamentare
dinchiesta sulla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, che nel corso dei suoi
lavori ascolta, tra gli altri, i magistrati impegnati nelle inchieste sulla società e sui
suoi amministratori. La Shifco si proclama innocente. Si trincera dietro lassenza di
condanne giudiziarie. E ora si gode la promozione a pieni voti dellUnione europea.
Restano gli interrogativi: i servizi segreti hanno trasmesso allambasciatore
Sciortino le numerose (e precise) note sulla Shifco? Se sì, in quale conto le ha tenute
il diplomatico?
Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano
Scalettari
| «Lambasciatore doveva saperlo» Lonorevole Franco Frattini è il presidente del Comitato di controllo
parlamentare sui servizi segreti.
- Presidente, è possibile che lambasciatore italiano in
Somalia Sciortino non fosse a conoscenza delle informative dei servizi sui traffici
illegali della flotta somala?
«Un ambasciatore di regola conosce ciò che i nostri
servizi elaborano circa il Paese in cui opera».
- È tra i compiti dei servizi fornire le informazioni o è
lambasciatore che ha il dovere di chiederle?
«Di norma sono i servizi che tengono informato
lambasciatore. Tranne i casi in cui i rapporti non hanno attinenza con
lattività diplomatica. Ma se lambasciatore è in procinto di firmare un affidavit
o una lettera di garanzia, secondo una buona norma di elementare prudenza deve
chiedere ai servizi dinformazione se hanno notizie riguardanti tale impresa. Se per
ipotesi i servizi non avessero trasmesso le informative, era opportuno che
lambasciata le acquisisse».
- Una lettera della delegazione europea a Nairobi, precedente
a quella di Sciortino, segnala i sospetti di traffici darmi della Shifco...
«È un elemento di particolare gravità. È imprudente per
unambasciata non preoccuparsi di capire fino in fondo di chi si sta parlando prima
di inviare una lettera». |
| Cinque anni di indagini, ma si ricomincia da capo Cinque anni di lavoro, mille pagine di relazione finale, 51 volumi
di documenti: linchiesta Cheque to cheque della Procura della Repubblica di
Torre Annunziata era giunta alla fine. Ma invece di formulare le richieste al gip, il
procuratore capo Alfredo Ormanni ha deciso di trasmettere tutti gli atti a Roma. Si dovrà
attendere ancora a lungo per sapere quali elementi di prova avevano trovato gli inquirenti sul filone
Somalia (uno dei tanti sviluppati a partire dallinchiesta "madre" sul
riciclaggio illegale di valuta e titoli, rimasta a Torre). Le indagini, guidate dal
sostituto Paolo Fortuna (nella foto) e coordinate dal maresciallo
Vincenzo Vacchiano, avevano raccolto importanti e nuovi elementi sulle attività illegali
della Shifco, sulla morte di Alpi e Hrovatin e sui legami tra le due vicende. Risulta che
i fascicoli siano ora in mano al pm romano Franco Ionta. |
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