Periodici San Paolo - Home Page

Come vanno le cose - SOMALIA-CASO ALPI

LA FLOTTA DEI MISTERI

di BARBARA CARAZZOLO, ALBERTO CHIARA, LUCIANO SCALETTARI
    

   Famiglia Cristiana n.11 del 21-3-1999 - Home Page Prima di morire la giornalista del Tg3 indagava su una compagnia somala sospettata di traffico d’armi. Poi promossa misteriosamente dall’Unione europea.

Hanno detto che è uno dei frutti avariati della Cooperazione italiana con i Paesi in via di sviluppo, maturato nel decennio scorso, passato alla storia per l’uso disinvolto quanto scandaloso del denaro pubblico. L’hanno più volte accusata di darsi a traffici illeciti di armi. Senza dubbio è stata l’ultima cosa su cui ha indagato Ilaria Alpi: di essa le parlò il sultano di Bosaso nell’intervista registrata poco prima di tornare a Mogadiscio e venire assassinata, insieme con l’operatore Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994, giusto cinque anni fa. Quel nome compare, infine, in informative dei nostri servizi segreti, nonché in verbali della Digos.

La Shifco, unica flotta battente bandiera somala, ufficialmente dedita alla pesca e al commercio di prodotti ittici provenienti dal Corno d’Africa, si è sempre difesa dalle accuse che le venivano mosse definendole calunnie. Finiti in varie inchieste, gli amministratori della società non sono fin qui mai stati condannati. Adesso i padroni della Shifco hanno un motivo in più per girare a testa alta: possono vantare una lusinghiera "promozione" dell’Unione europea. Nel dicembre scorso, infatti, la commissaria Emma Bonino ha autorizzato le navi della Shifco a esportare il pesce in tutti i Paesi della Comunità. «La concessione è stata firmata perché le navi della Shifco rispondevano ai requisiti tecnici, amministrativi e igienico-sanitari richiesti da Bruxelles», spiega il portavoce della Bonino, che si stupisce dello stupore altrui.

Questa firma solleva comunque delle perplessità: ragioni di prudenza avrebbero forse consigliato di soprassedere. «Il primo luglio 1998 le 15 diverse normative nazionali in tema di certificazione di qualità hanno ceduto il passo ad un’unica normativa comunitaria. Rigorosa e valida per tutti. La Shifco, già in regola con le norme italiane, ha chiesto il riconoscimento europeo. In Somalia, un Paese dilaniato dalla guerra civile, mancava (e continua a mancare) un’autorità statale in grado di fornire per essa le garanzie richieste. Perciò abbiamo attivato altri canali, riservandoci di fare ispezioni di controllo», dicono a Bruxelles.

Il 7 luglio 1998 la Somalia Unit, cioè la speciale Delegazione dell’Ue che opera da Nairobi, fornisce a Bruxelles informazioni su due società navali: la Margroup Ltd e la Shifco. Il documento, dopo aver precisato che «è virtualmente impossibile controllare la pesca» nelle acque somale, conclude che circa la Shifco «esistono voci persistenti sul coinvolgimento della compagnia in traffici di armi e in altre attività illegali», per cui «allo stato attuale si può raccomandare la sola ispezione della Margroup Ltd». Ma scrive anche l’ambasciatore italiano per la Somalia Francesco Sciortino. «La lettera è di fine luglio», confermano dagli uffici della Bonino. A novembre l’Ue promuove un’ispezione alla Shifco e, un mese dopo, concede l’autorizzazione.

È l’ultimo capitolo di una storia a dir poco controversa. Alla Shifco, Piero Ugolini – un esperto del ministero degli Esteri che ha lavorato in Somalia tra il 1986 e il ’90 – dedica un intero capitolo del dettagliato esposto-denuncia presentato alla Procura della Repubblica di Roma il 25 novembre 1992. Di Shifco si parla poi in note riservate dei servizi segreti. La prima, del Sismi, il servizio militare, è datata maggio-giugno 1993: «Si è appreso che presso il porto di Livorno avrebbe fatto scalo, per lunghi periodi, un peschereccio battente bandiera somala di colore bianco, di proprietà della Shifco, che sarebbe in realtà stato utilizzato per un traffico internazionale di armi». Ne seguono altre, che segnalano le dubbie attività della società. Vengono redatte sia dal Sismi (maggio-giugno ’94, dicembre ’94, aprile 1995), che dal Sisde (gennaio 1995). Di Shifco si occupa pure la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, che nel corso dei suoi lavori ascolta, tra gli altri, i magistrati impegnati nelle inchieste sulla società e sui suoi amministratori. La Shifco si proclama innocente. Si trincera dietro l’assenza di condanne giudiziarie. E ora si gode la promozione a pieni voti dell’Unione europea. Restano gli interrogativi: i servizi segreti hanno trasmesso all’ambasciatore Sciortino le numerose (e precise) note sulla Shifco? Se sì, in quale conto le ha tenute il diplomatico?

Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari
   

«L’ambasciatore doveva saperlo»

L’onorevole Franco Frattini è il presidente del Comitato di controllo parlamentare sui servizi segreti.

  • Presidente, è possibile che l’ambasciatore italiano in Somalia Sciortino non fosse a conoscenza delle informative dei servizi sui traffici illegali della flotta somala?

«Un ambasciatore di regola conosce ciò che i nostri servizi elaborano circa il Paese in cui opera».

  • È tra i compiti dei servizi fornire le informazioni o è l’ambasciatore che ha il dovere di chiederle?

«Di norma sono i servizi che tengono informato l’ambasciatore. Tranne i casi in cui i rapporti non hanno attinenza con l’attività diplomatica. Ma se l’ambasciatore è in procinto di firmare un affidavit o una lettera di garanzia, secondo una buona norma di elementare prudenza deve chiedere ai servizi d’informazione se hanno notizie riguardanti tale impresa. Se per ipotesi i servizi non avessero trasmesso le informative, era opportuno che l’ambasciata le acquisisse».

  • Una lettera della delegazione europea a Nairobi, precedente a quella di Sciortino, segnala i sospetti di traffici d’armi della Shifco...

«È un elemento di particolare gravità. È imprudente per un’ambasciata non preoccuparsi di capire fino in fondo di chi si sta parlando prima di inviare una lettera».

    

Cinque anni di indagini, ma si ricomincia da capo

Cinque anni di lavoro, mille pagine di relazione finale, 51 volumi di documenti: l’inchiesta Cheque to cheque della Procura della Repubblica di Torre Annunziata era giunta alla fine. Ma invece di formulare le richieste al gip, il procuratore capo Alfredo Ormanni ha deciso di trasmettere tutti gli atti a Roma. Si dovrà attendere ancora a lungo per sapere quali elementi di prova avevano trovato gli inquirenti sul filone Somalia (uno dei tanti sviluppati a partire dall’inchiesta "madre" sul riciclaggio illegale di valuta e titoli, rimasta a Torre). Le indagini, guidate dal sostituto Paolo Fortuna (nella foto) e coordinate dal maresciallo Vincenzo Vacchiano, avevano raccolto importanti e nuovi elementi sulle attività illegali della Shifco, sulla morte di Alpi e Hrovatin e sui legami tra le due vicende. Risulta che i fascicoli siano ora in mano al pm romano Franco Ionta.

   Famiglia Cristiana n.11 del 21-3-1999 - Home Page