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Dossier immigrazione

«Ma il Nord dica grazie a chi viene a lavorare»

di RENZO GIACOMELLI
            

   Famiglia Cristiana n.11 del 21-3-1999 - Home Page Don Damoli, direttore della Caritas, critica i recenti allarmi sull’immigrazione: «Nascono solo dalla disinformazione».

Don Damoli, lei dirige la Caritas, che è probabilmente l’organismo che più si occupa di immigrati. Condivide l’allarme sui "clandestini" lanciato in questi giorni dal vescovo Maggiolini e da Civiltà Cattolica? «Non lo condivido affatto. Se si tengono presenti i dati più seri e aggiornati, si vede che l’emergenza non è maggiore rispetto all’anno scorso. Ricordo che nell’estate del 1998 la stampa enfatizzò l’emergenza clandestini in Sicilia. Alle Caritas siciliane risultavano dati non differenti da quelli degli altri periodi dell’anno. Era puro allarmismo».

  • Ma la sanatoria di fine anno non ha acuito il fenomeno?

«No. Anche qui mi baso sui dati concreti delle Caritas, ad esempio della Puglia e della Calabria: non c’è differenza rispetto ai mesi precedenti».

  • Nega che ci sia un legame tra aumento dell’immigrazione ed espansione della criminalità?

«La correlazione è affermata da chi vuole enfatizzare il problema e l’allarme nell’opinione pubblica, strumentalizzando persone e dati. È avvenuto anche con le precedenti sanatorie. Ad esempio, l’articolo di Civiltà Cattolica attribuisce ai clandestini un’alta percentuale di lesioni e omicidi. Diversamente, il Centro Studi sull’Emigrazione, di Roma, in un’indagine ha stabilito che pochi sono gli stranieri che commettono reati contro la persona, pari alla metà di quelli commessi dagli italiani. Si deve anche osservare che su cento denunciati italiani, quindici finiscono in carcere, mentre su cento stranieri denunciati, settantacinque vanno in galera. Sono dati del ministero di Grazia e Giustizia».

  • La legge Turco-Napolitano ha gli strumenti per regolare seriamente i flussi di immigrati?

«Prevede liste di attesa presso le ambasciate e i consolati italiani dei Paesi d’emigrazione. Ma gli accordi con questi Paesi devono ancora essere messi in atto. D’altra parte, la nuova legge – che io ritengo una buona legge – esiste solo da poco più di un anno. Ogni legge, e soprattutto questo tipo di leggi, ha bisogno di alcuni anni per funzionare al meglio: dev’essere conosciuta e recepita dall’opinione pubblica, dagli enti locali, dalle forze dell’ordine. E pensiamo a tutta la rete di servizi che dev’essere allestita per renderla efficace. Un anno non è sufficiente. Senza dimenticare che il Regolamento applicativo è alla Camera solo da pochi giorni. Ma vorrei ricordare, in tema di lotta alla clandestinità, i recenti decreti contro gli scafisti e la tratta di donne da destinare alla prostituzione».

  • Lei, prete veronese, come valuta il referendum della Lega e la raccolta di firme di Forza Italia contro la legge?

«Valuto queste iniziative negativamente perché sono strumentali, denotano scarsa conoscenza del fenomeno e denunciano la paura che gli immigrati vengano a danneggiarci. Questo è strano: proprio il Nord dovrebbe ringraziare l’immigrazione per l’apporto produttivo che essa dà, soprattutto nei lavori e nei turni pesanti rifiutati dagli italiani. Senza contare che gli immigrati consumano, quindi creano lavoro, e pagano i contributi e le tasse».

  • Ma al Nord il timore non è soprattutto per i clandestini?

«La nuova attenzione al fenomeno dei clandestini è legata all’ultima sanatoria. La quale, differentemente dalle precedenti, avviene in un quadro legislativo più chiaro. I circa 300.000 che hanno fatto domanda di regolarizzare la loro posizione non possiamo considerarli clandestini: dimostrano di riconoscere le nostre leggi e vogliono adeguarsi ad esse. Certo, lo Stato deve vagliare se sono nelle condizioni per rimanere legalmente in Italia».

Renzo Giacomelli

freccia.gif (431 byte) Segue: «E nei prossimi tre anni ce ne servono 50.000»

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