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Don Damoli, direttore della
Caritas, critica i recenti allarmi sullimmigrazione: «Nascono solo dalla
disinformazione». Don Damoli, lei dirige la Caritas, che è probabilmente lorganismo che
più si occupa di immigrati. Condivide lallarme sui "clandestini" lanciato
in questi giorni dal vescovo Maggiolini e da Civiltà Cattolica? «Non lo condivido
affatto. Se si tengono presenti i dati più seri e aggiornati, si vede che
lemergenza non è maggiore rispetto allanno scorso. Ricordo che
nellestate del 1998 la stampa enfatizzò lemergenza clandestini in Sicilia.
Alle Caritas siciliane risultavano dati non differenti da quelli degli altri periodi
dellanno. Era puro allarmismo».
- Ma la sanatoria di fine anno non ha acuito il fenomeno?
«No. Anche qui mi baso sui dati concreti delle Caritas, ad esempio della Puglia e
della Calabria: non cè differenza rispetto ai mesi precedenti».
- Nega che ci sia un legame tra aumento dellimmigrazione ed espansione della
criminalità?
«La correlazione è affermata da chi vuole enfatizzare il problema e lallarme
nellopinione pubblica, strumentalizzando persone e dati. È avvenuto anche con le
precedenti sanatorie. Ad esempio, larticolo di Civiltà Cattolica attribuisce
ai clandestini unalta percentuale di lesioni e omicidi. Diversamente, il Centro
Studi sullEmigrazione, di Roma, in unindagine ha stabilito che pochi sono gli
stranieri che commettono reati contro la persona, pari alla metà di quelli commessi dagli
italiani. Si deve anche osservare che su cento denunciati italiani, quindici finiscono in
carcere, mentre su cento stranieri denunciati, settantacinque vanno in galera. Sono dati
del ministero di Grazia e Giustizia».
- La legge Turco-Napolitano ha gli strumenti per regolare seriamente i flussi di
immigrati?
«Prevede liste di attesa presso le ambasciate e i consolati italiani dei Paesi
demigrazione. Ma gli accordi con questi Paesi devono ancora essere messi in atto.
Daltra parte, la nuova legge che io ritengo una buona legge esiste
solo da poco più di un anno. Ogni legge, e soprattutto questo tipo di leggi, ha bisogno
di alcuni anni per funzionare al meglio: devessere conosciuta e recepita
dallopinione pubblica, dagli enti locali, dalle forze dellordine. E pensiamo a
tutta la rete di servizi che devessere allestita per renderla efficace. Un anno non
è sufficiente. Senza dimenticare che il Regolamento applicativo è alla Camera solo da
pochi giorni. Ma vorrei ricordare, in tema di lotta alla clandestinità, i recenti decreti
contro gli scafisti e la tratta di donne da destinare alla prostituzione».
- Lei, prete veronese, come valuta il referendum della Lega e la raccolta di firme di
Forza Italia contro la legge?
«Valuto queste iniziative negativamente perché sono strumentali, denotano scarsa
conoscenza del fenomeno e denunciano la paura che gli immigrati vengano a danneggiarci.
Questo è strano: proprio il Nord dovrebbe ringraziare limmigrazione per
lapporto produttivo che essa dà, soprattutto nei lavori e nei turni pesanti
rifiutati dagli italiani. Senza contare che gli immigrati consumano, quindi creano lavoro,
e pagano i contributi e le tasse».
- Ma al Nord il timore non è soprattutto per i clandestini?
«La nuova attenzione al fenomeno dei clandestini è legata allultima sanatoria.
La quale, differentemente dalle precedenti, avviene in un quadro legislativo più chiaro.
I circa 300.000 che hanno fatto domanda di regolarizzare la loro posizione non possiamo
considerarli clandestini: dimostrano di riconoscere le nostre leggi e vogliono adeguarsi
ad esse. Certo, lo Stato deve vagliare se sono nelle condizioni per rimanere legalmente in
Italia».
Renzo Giacomelli
Segue: «E nei prossimi tre
anni ce ne servono 50.000»
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