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Dossier immigrazione

«E nei prossimi tre anni ce ne servono 50.000»

  di ANNACHIARA VALLE
          

   Famiglia Cristiana n.11 del 21-3-1999 - Home Page Livia Turco, ministro per la Solidarietà sociale, spiega i risultati della legge e la politica del Governo. E avverte: non pensiamo a cittadini di serie B.

Si appassiona, il ministro per la Solidarietà sociale Livia Turco, affrontando il tema della raccolta di firme della Lega contro la legge sull’immigrazione. Respinge le accuse alla legge che porta anche il suo nome. E alle associazioni di volontariato chiede un appoggio più deciso per una politica che cerca di coniugare realismo e solidarietà. Sul referendum è drastica: «Questa raccolta di firme è profondamente falsificatrice, nel senso che racconta delle cose non vere».

  • In che senso dice delle cose false?

«La Lega dice che con una firma è possibile fermare l’immigrazione e abrogare la legge. Ma entrambe le cose non corrispondono al vero. Innanzitutto perché il referendum non bloccherà i flussi migratori. L’immigrazione non si ferma, ma si governa. E per farlo occorrono strumenti efficaci, non slogan e paure. In secondo luogo i promotori fanno credere agli italiani che questa raccolta di firme vuole abrogare la legge vigente sull’immigrazione. E anche questo non è vero».

  • Perché?

«Ho studiato i quesiti. Si fanno dei ritocchi alla legge, ma si parte dalla premessa che essa non è tutta da cancellare. Ci sono parti di legge, come quella sul lavoro, che non vengono neppure toccate. Vengono abrogate, invece, alcune norme sulle espulsioni e tutta la parte relativa alla carta di soggiorno. Leggendo bene i quesiti abrogativi emerge che questa legge non viene demolita. Si capisce allora il vero intento della raccolta: non di dire no all’immigrazione ma di modificare lo statuto dell’immigrato. L’immigrato, si dice, può venire in Italia come lavoratore ospite con diritti ridotti, non può diventare cittadino. È quello che succederebbe abrogando la carta di soggiorno, lo strumento che consente al cittadino regolarmente presente in Italia da 5 anni di godere degli stessi diritti e doveri degli italiani».

  • Un immigrato lavoratore ma non cittadino. Ma è proprio sulla cittadinanza che lei s’impegna di più...

«Sì, penso sia giusto investire su questo fronte. Parto dal presupposto che viviamo in un mondo che sarà sempre più interessato dai flussi migratori. Allora l’immigrazione andrà governata anche con misure severe. Non c’è dubbio che sulla clandestinità bisogna essere rigorosi, perché essa è profondamente lesiva della dignità umana. Nello stesso tempo, però, bisogna sapere che i flussi migratori saranno sempre più la questione del futuro. Per questo chi vive qui da noi, accetta le nostre leggi e le nostre regole, si comporta bene, paga le tasse, dev’essere riconosciuto come cittadino. Credo sia importante anche per noi italiani offrire a persone che hanno una cultura diversa la possibilità di venire in Italia e condividere con noi diritti e doveri».

  • Da un lato gli attacchi della Lega, dall’altro le pressioni di un associazionismo che vorrebbe norme più aperte. Come si muove il Governo?

«Le associazioni di volontariato hanno chiesto la regolarizzazione degli immigrati e c’è stata un’ampia regolarizzazione. È chiaro che i decreti attuativi delle quote del 1998 hanno risentito della vicenda della regolarizzazione. Questo non vuol dire che non abbiamo applicato bene le norme. Con la legge sono state respinte 54.000 persone e ne sono entrate 60.000 tra permessi di lavoro, ricongiungimento familiare e permessi per motivi umanitari. Per ricongiungimento familiare ne è entrato il maggior numero. È una norma che abbiamo fortemente voluto e che Bossi vuol mettere in discussione. Su questo il volontariato ha dato grande sostegno».

  • In passato c’è stata ampia collaborazione con il volontariato. Intende continuare su questa strada?

«Lavoriamo molto con le associazioni. La stessa legge prevede che il volontariato abbia un ruolo importante nella gestione di varie situazioni. Penso alla questione dello sponsor che consente all’immigrato di entrare in Italia, ai programmi per combattere la tratta delle donne, alle iniziative per creare dialogo tra culture diverse».

  • Quanti immigrati pensa possano giungere regolarmente in Italia?

«Abbiamo presentato, già con il Governo Prodi, un documento programmatico in cui si stima che per i prossimi tre anni il fabbisogno e la possibilità di accoglienza varieranno tra le 50.000 e le 80.000 persone all’anno».

Annachiara Valle
   

Così la legge si dà una regolata

Lotta all’immigrazione clandestina e regolarizzazione per gli stranieri che ne hanno i requisiti. È quanto prevede il Regolamento di attuazione della Legge sull’immigrazione (del 6 marzo 1998, nota come Turco-Napolitano), già approvato dal Consiglio dei ministri e ora all’esame delle Commissioni parlamentari. Chi ha fatto domanda entro il 15 dicembre scorso presso le questure italiane, e dimostra di avere i requisiti richiesti dalla legge, potrà essere regolarizzato. In particolare lo straniero dovrà dimostrare di essere in Italia da prima del 27 marzo 1998, di avere un lavoro, una casa, e di non aver subito condanne. Si calcola che, in tutto, saranno regolarizzate circa 260-270.000 persone. Per quanto riguarda l’ingresso, secondo la legge è previsto che italiani o stranieri in regola possano prestare garanzie per far giungere nel nostro Paese un massimo di due persone l’anno. Particolare tutela è assicurata ai minori e a chi, privo di permesso di soggiorno, debba ricorrere all’assistenza sanitaria. Per contrastare il traffico dei clandestini è previsto anche l’arresto in flagrante per gli scafisti e il sequestro dei mezzi utilizzati per il traffico. Questi ultimi saranno messi a disposizione delle forze dell’ordine o degli enti di protezione ambientale, oppure distrutti per evitare che ritornino, attraverso vari canali, nelle mani dei trafficanti. Il Regolamento darà anche il concreto via libera al finanziamento dei programmi di assistenza e integrazione sociale riservati agli stranieri non in regola e vittime di violenza nell’ambito dell’immigrazione clandestina. In questo caso, come per quello dello straniero che collabora con la polizia nelle indagini contro il traffico di clandestini, è previsto il rilascio di uno speciale permesso di soggiorno valido per sei mesi.

a.v.

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