Don Giorgio Miclaus è invece originario della Romania. Tra qualche giorno compirà 37
anni: è stato ordinato sacerdote nel 1989, pochi mesi prima che il dittatore Nicolae
Ceausescu venisse deposto e fucilato. In Italia è arrivato quattro anni fa per studiare
Teologia morale allUrbaniana di Roma. Ora lavora a Torino. Segue i connazionali,
sempre più numerosi in città.
Due storie, due esempi tra i tanti possibili. Cresce il numero dei sacerdoti stranieri
che vivono e operano nel nostro Paese. È laspetto meno noto (e fin qui forse anche
meno studiato) del fenomeno immigrazione. «Da secoli mandiamo missionari in giro per il
mondo, ora accade anche il contrario. Ci stiamo aprendo non senza difficoltà
a una nuova evangelizzazione che ha per protagonisti sacerdoti che vengono da
lontano. I preti stranieri in Italia sono circa 1.700, metà dei quali attivamente
impegnati in campo pastorale», dice don Sergio Bertozzi, direttore del Centro unitario
per la cooperazione missionaria tra le Chiese (Cum) che ha sede a Verona. «Tra le aree di
provenienza si affermano lEuropa dellEst, Polonia soprattutto, lAfrica
nera (Nigeria, ex Zaire, Ruanda, Burundi, Kenya) e il Sudamerica. Ma cè chi arriva
dalle Filippine o dallIndia», prosegue don Bertozzi. «La stragrande maggioranza
viene per studiare in qualche università pontificia. Nel tempo libero si rimbocca le
maniche in parrocchia. Limpegno può diventare più organico con il passar del
tempo. Molti, comunque, trascorso un certo periodo, tornano in patria. È giusto: così
non si depauperano le Chiese dorigine». La maggior parte dei sacerdoti stranieri
impegnati nelle nostre comunità opera nelle diocesi del Lazio e della Toscana. Presenze
consistenti sono segnalate in Abruzzo, Puglia, Emilia-Romagna, Umbria.
«Ma adesso fanno diventare preti anche i neri?». Padre Gregorio Cibwabwa, 40 anni,
agostiniano scalzo dellex Zaire, ricorda con un sorriso lanziano signore
ammalato che gli fece questa domanda quando lo visitò la prima volta. «Sono il suo nuovo
viceparroco, gli risposi». Padre Cibwabwa opera ad Acquaviva Picena, nella diocesi di San
Benedetto del Tronto: «Mi trovo bene. Le difficoltà maggiori che ho dovuto superare sono
state il clima e la lingua». Con lui concorda un altro sacerdote dellex Zaire, don
Raymond Samuangala Nkindji, 42 anni, impegnato nella diocesi di San Marino-Montefeltro.
«La differenza di culture non è stata un ostacolo insormontabile, anzi si è rivelata
una ricchezza reciproca», osserva dal canto suo padre Dominick Falcao, 32 anni, indiano,
amministratore parrocchiale ad Aprilia.
«Solitamente, forti delle esperienze positive che hanno nei loro Paesi, i preti
stranieri valorizzano di più e meglio il laicato, sono molto attenti alle singole persone
e aiutano a riscoprire la religiosità popolare», riflette don Bertozzi. Il Cum, su
preciso incarico della Conferenza episcopale italiana, ha cominciato a occuparsi della
questione nel 1997. Nel novembre scorso, ha organizzato il primo seminario per preti non
italiani; in ottobre ne farà un altro. Sta infine preparando il primo seminario per le
suore straniere che operano in Italia: si svolgerà a giugno.
Alberto Chiara