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Dossier immigrazione

Dove lo Stato è assente per tutti

di LUIGI FERRAIUOLO - LUCIANO SCALETTARI
          

   Famiglia Cristiana n.11 del 21-3-1999 - Home Page Il degrado del litorale Domiziano, tra prostitute, spacciatori e Comuni commissariati. E un parroco "volante" che non vuole speculazioni politiche.

«Bisogna coniugare accoglienza e legalità. Va detto con fermezza. Non possiamo più tacere di fronte a questo degrado. Percorra il litorale Domiziano. Pochi chilometri di strada, 500 prostitute, altrettanti spacciatori, se non di più. Questa è accoglienza? Questo significa offrire l’opportunità di un futuro migliore agli immigrati?».

Parole amare, quelle di don Antonio Palazzo. È parroco di Santa Maria del Mare, a Pineta Mare: 35 chilometri da Napoli, 42 da Caserta. Non è un novellino, riguardo agli extracomunitari. Se ne occupa da 18 anni. «Perciò lancio l’allarme. Ogni giorno sento le stesse tragiche storie: "In Nigeria mi hanno promesso un posto da commessa. Arrivata qui mi hanno sequestrato i documenti e sono finita su una strada, finché non avrò saldato il debito: 50, 60 milioni. No, padre, non posso uscirne. Farebbero del male alla mia famiglia, in patria". Capisce, accettare queste situazioni è rendersi complici».

Don Antonio è finito sui giornali per le sue dichiarazioni. Ma non è pentito. Insiste a dire che non si può andare avanti così, e continua ogni giorno ad accogliere gli immigrati nel centro della Caritas: una struttura che offre una cinquantina di posti letto, la mensa, l’ambulatorio. Don Antonio, attraverso il tesserino che dà a tutti i nuovi arrivati per accedere ai servizi della Caritas, ha censito dal 1981 tutte le presenze. «Nel 1992 siamo arrivati a 10.000 presenze nel territorio», dice, «tanti quanti gli abitanti locali. Qui la gente è sempre stata disponibile. Ma attenzione, la situazione si sta degradando. È una zona a vocazione turistica, le strade affollate di spacciatori e prostitute non sono un gran benvenuto».

Il parroco accusa senza mezzi termini l’assenza totale dello Stato, l’abbandono a cui è lasciato il litorale Domiziano: «A Milano ci sono stati nove morti in nove giorni. Si sono mossi i ministri e i giornali facevano titoli di scatola. Qui abbiamo nove morti al giorno. Quanti ne occorrono per meritare attenzione? Ce lo dicano, ci attrezzeremo», aggiunge polemico.

Non è sempre stato così, in quest’angolo del Casertano. Droga e spaccio sono cresciuti in modo abnorme in questi ultimi anni: «Quando gli immigrati erano 10.000 la situazione era molto più gestibile di adesso, che sono sì e no 2.000», spiega don Antonio. «È peggiorata la qualità dell’immigrazione, nel senso che i nuovi arrivati sono subito preda delle organizzazioni criminali. Chi ha il dovere di farlo intervenga».

Pochi chilometri più in là c’è il parroco "volante" di Castelvolturno, l’altro volto accogliente della Chiesa locale: padre Giorgio Poletti, comboniano, 57 anni, delegato dalla Chiesa di Capua, che ha giurisdizione sulla cittadina. Padre Giorgio è il responsabile della parrocchia ad personam di Santa Maria dell’Aiuto, una parrocchia speciale, prevista dal Codice di diritto canonico solo in casi eccezionali, che senza confini territoriali cerca di dare risposte concrete agli immigrati di Villa Literno, Mondragone, Castelvolturno, Capua, Lago Patria.

Il suo giudizio ha sfumature diverse, ma non è meno duro nel denunciare l’assenza dello Stato: «Non utilizziamo gli immigrati come specchietto per le allodole per coprire problemi e carenze endemiche di una zona d’Italia tanto bella quanto sfortunata», dice. «Non è colpa degli immigrati se lungo la Domiziana c’è prostituzione, spaccio di droga, criminalità. Il vero problema di questa terra è la sua ingovernabilità genetica. Il Comune di Castelvolturno passa da un commissariamento all’altro. Qui la politica non ha gestito, non ha promosso sviluppo, non fa nulla neanche per i locali, figuriamoci per gli immigrati».

«Ha mai percorso la strada che da Verona arriva al Lago di Garda?», continua il comboniano. «Si rimane allibiti. La prostituzione non è un nostro male esclusivo. Ho l’impressione che di questi tempi gli immigrati siano uno strumento utilizzato per strategie politiche e scadenze elettorali».

Padre Poletti è abituato a certe situazioni. Prima di arrivare al litorale di Castelvolturno aveva lavorato nei ghetti di Chicago e in Africa. Ora si reputa fortunato di poter vivere a tempo pieno questa scelta di accoglienza. «Credo sia la scelta della Chiesa: condivisione e apertura», conclude. «Non bisogna minimizzare i problemi, ma nemmeno creare mostri. Occorrono scelte e progetti, non demonizzazioni. Pecchiamo di provincialismo. Facciamoli i controlli sulla criminalità, sempre più rigorosi, ma ricordiamoci che alla fine le frontiere spariranno. È perdente il tentativo di bloccare la mobilità delle persone con lo Stato di polizia».

Luigi Ferraiuolo
Luciano Scalettari

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