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Dossier immigrazione

Lei traffica droga, anzi no. Come ti rovino l’immigrata

di LUCIANO SCALETTARI
          

   Famiglia Cristiana n.11 del 21-3-1999 - Home Page L’incredibile vicenda giudiziaria di Flor Gonzales (quasi un anno di carcere prima dell’assoluzione) si è trasformata nel dramma di una famiglia.

«C'è da impazzire. Un errore giudiziario mi ha rovinato l’esistenza. E oggi che sono passati due anni ne continuo a pagare le conseguenze. Quando finirà questo brutto sogno?». Flor Gonzales, 50 anni, peruviana, piange ancora a dirotto quando parla di quel 30 ottobre 1995: arrestata con l’accusa di traffico internazionale di cocaina; detenuta a San Vittore, a Milano, per 215 giorni; arresti domiciliari per altri 120; interrogata per la prima volta dopo sette mesi di prigione, «quando», confida, «ero a un passo dal suicidio». Poi l’assoluzione, il 1° ottobre 1996. Il magistrato la proscioglie, rilevando nella sentenza «lacune investigative» che hanno impedito di individuare i veri responsabili del traffico di droga.

L’assoluzione. Doveva essere la fine dell’incubo. Invece sono continuati fino a oggi altri errori e negligenze che hanno portato la donna fino alla più cupa disperazione. Oltre al dramma dell’ingiusta detenzione, Flor ha perso il lavoro e ha visto licenziare Nicola, il marito. Sono state bloccate la pratica di adozione di un nipotino peruviano e l’ottenimento della cittadinanza italiana. E ora, come se non bastasse, è arrivato lo sfratto. Perché? Semplice, nell’anno in cui era in prigione non ha pagato l’affitto.

La vicenda narrata da Flor ha dell’incredibile: «Nicola è stato licenziato perché la titolare della pizzeria dove lavorava ha saputo che ero in prigione. Insomma, in pochi giorni ci è caduto il mondo addosso. Dopo tanta fatica. Nella mia vita, a 50 anni, per la prima volta vedevo un po’ di luce».

La famiglia di Flor proviene da un quartiere povero di Lima. Lei è la maggiore di otto fratelli. Nel 1986 decide di tentare: l’Italia, Genova, per far da "apripista" ad altri sei fratelli che giungeranno in seguito. «Dal giorno del mio arrivo mi sono sfiancata di lavoro con un solo sogno: aiutare la mia famiglia, dare un po’ di serenità ai miei anziani genitori». Flor si sposa, ma non ha figli. Nel 1995 sta perfezionando le pratiche per adottare il nipotino, bisognoso di cure. «Stavo per farcela», dice stringendo i pugni, «e invece mi hanno distrutta, senza alcuna spiegazione, senza alcuna ragione».

Durante la detenzione i debiti si accumulano: spese legali, affitto, bollette. Con l’assoluzione, il giudice ordina la restituzione del passaporto e del permesso di soggiorno. Ma i documenti non si trovano, e non si troveranno mai. Per mesi carabinieri e polizia si palleggiano la responsabilità. Flor ottiene un nuovo passaporto dopo un anno, solo perché presenta denuncia (inspiegabilmente archiviata). Nel frattempo perde tre posti di lavoro. E il marito trova solo impieghi alla giornata, in nero e sottopagati («Dicono che a 50 anni sono troppo vecchio», commenta). Senza documenti, per giunta, non ha diritto all’assistenza sanitaria. Anziché ridursi, i debiti aumentano.

«Mille volte mi sono trovata a piangere per la rabbia e la disperazione», dice Flor. «Ma mi sono sempre detta: "Ce la devi fare, per te stessa e per quel nipotino che ha bisogno di te". Ancora una volta ho trovato uno spiraglio: adesso lavoro per una compagnia di assicurazione, a provvigione. All’inizio si guadagna poco, ma le cose andranno meglio». Le speranze di Flor rischiano di spegnersi di nuovo: l’anno di affitto non pagato ha portato allo sfratto esecutivo, previsto per maggio 1999. Per quanto tempo Flor dovrà pagare gli sbagli altrui?

Chi volesse aiutare Flor Gonzales, può rivolgersi all’Associazione don Zilli, via Giotto 36, 20145 Milano,
telefono 02/48.00.99.38.

Luciano Scalettari

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