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Lincredibile vicenda
giudiziaria di Flor Gonzales (quasi un anno di carcere prima dellassoluzione) si è
trasformata nel dramma di una famiglia. «C'è da impazzire. Un errore
giudiziario mi ha rovinato lesistenza. E oggi che sono passati due anni ne continuo
a pagare le conseguenze. Quando finirà questo brutto sogno?». Flor Gonzales, 50 anni,
peruviana, piange ancora a dirotto quando parla di quel 30 ottobre 1995: arrestata con
laccusa di traffico internazionale di cocaina; detenuta a San Vittore, a Milano, per
215 giorni; arresti domiciliari per altri 120; interrogata per la prima volta dopo sette
mesi di prigione, «quando», confida, «ero a un passo dal suicidio». Poi
lassoluzione, il 1° ottobre 1996. Il magistrato la proscioglie, rilevando nella
sentenza «lacune investigative» che hanno impedito di individuare i veri responsabili
del traffico di droga.
Lassoluzione. Doveva essere la fine dellincubo. Invece
sono continuati fino a oggi altri errori e negligenze che hanno portato la donna fino alla
più cupa disperazione. Oltre al dramma dellingiusta detenzione, Flor ha perso il
lavoro e ha visto licenziare Nicola, il marito. Sono state bloccate la pratica di adozione
di un nipotino peruviano e lottenimento della cittadinanza italiana. E ora, come se
non bastasse, è arrivato lo sfratto. Perché? Semplice, nellanno in cui era in
prigione non ha pagato laffitto.
La vicenda narrata da Flor ha dellincredibile: «Nicola è
stato licenziato perché la titolare della pizzeria dove lavorava ha saputo che ero in
prigione. Insomma, in pochi giorni ci è caduto il mondo addosso. Dopo tanta fatica. Nella
mia vita, a 50 anni, per la prima volta vedevo un po di luce».
La famiglia di Flor proviene da un quartiere povero di Lima. Lei è
la maggiore di otto fratelli. Nel 1986 decide di tentare: lItalia, Genova, per far
da "apripista" ad altri sei fratelli che giungeranno in seguito. «Dal giorno
del mio arrivo mi sono sfiancata di lavoro con un solo sogno: aiutare la mia famiglia,
dare un po di serenità ai miei anziani genitori». Flor si sposa, ma non ha figli.
Nel 1995 sta perfezionando le pratiche per adottare il nipotino, bisognoso di cure.
«Stavo per farcela», dice stringendo i pugni, «e invece mi hanno distrutta, senza
alcuna spiegazione, senza alcuna ragione».
Durante la detenzione i debiti si accumulano: spese legali, affitto,
bollette. Con lassoluzione, il giudice ordina la restituzione del passaporto e del
permesso di soggiorno. Ma i documenti non si trovano, e non si troveranno mai. Per mesi
carabinieri e polizia si palleggiano la responsabilità. Flor ottiene un nuovo passaporto
dopo un anno, solo perché presenta denuncia (inspiegabilmente archiviata). Nel frattempo
perde tre posti di lavoro. E il marito trova solo impieghi alla giornata, in nero e
sottopagati («Dicono che a 50 anni sono troppo vecchio», commenta). Senza documenti, per
giunta, non ha diritto allassistenza sanitaria. Anziché ridursi, i debiti
aumentano.
«Mille volte mi sono trovata a piangere per la rabbia e la
disperazione», dice Flor. «Ma mi sono sempre detta: "Ce la devi fare, per te stessa
e per quel nipotino che ha bisogno di te". Ancora una volta ho trovato uno spiraglio:
adesso lavoro per una compagnia di assicurazione, a provvigione. Allinizio si
guadagna poco, ma le cose andranno meglio». Le speranze di Flor rischiano di spegnersi di
nuovo: lanno di affitto non pagato ha portato allo sfratto esecutivo, previsto per
maggio 1999. Per quanto tempo Flor dovrà pagare gli sbagli altrui?
Chi volesse aiutare Flor Gonzales, può
rivolgersi allAssociazione don Zilli, via Giotto 36, 20145 Milano,
telefono 02/48.00.99.38.
Luciano Scalettari
Segue: Malaria e lebbra,
clandestine anche loro
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