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Dossier immigrazione Malaria e lebbra, clandestine anche loro di PAOLO PERAZZOLO |
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Gli immigrati portano con sé
i germi di malattie ormai scomparse in Italia? È necessario lanciare un allarme
sanitario? I pareri degli specialisti. «Se fossi il ministro della Sanità o degli Interni varerei con urgenza una normativa per difendere gli italiani dai potenziali vettori di malattie. In particolare bisognerebbe creare una struttura, una sorta di cordone sanitario della Penisola, in grado di effettuare un accuratissimo controllo nei confronti dellextracomunitario che vuole entrare nel nostro Paese». Giuseppe Pigliucci, professore di Chirurgia allUniversità di Tor Vergata, presidente del Circolo università e ricerca di Alleanza nazionale, precisa che queste affermazioni non sono motivate da un atteggiamento "razzistico", bensì da «unattenta valutazione scientifica». «È un dato di fatto», dice, «che in Italia alcune patologie, debellate ormai da decenni, siano ricomparse in seguito allingresso incontrollato degli immigrati. Parlo ad esempio della tubercolosi renale e di altre forme di tubercolosi postpromaria, della malaria, della lebbra, di forme amebiche. Casi isolati, certo, che non devono suscitare allarme sociale, ma significativi. Ecco perché è necessario pensare a questo check-up sanitario al confine. Anche nellinteresse dellimmigrato stesso, che spesso arriva da noi in uno stato di immunodepressione che lo rende più vulnerabile alle nostre patologie. Non si tratta di ghettizzare, ma di essere realisti nellinteresse di tutti. Il clima di lassismo oggi imperante non giova a nessuno». Non tutti i medici, comunque, condividono questa posizione. «Si tratta di una tesi che periodicamente si ripropone», dice Salvatore Geraci, responsabile dellarea sanitaria della Caritas di Roma e segretario nazionale della Società italiana di medicina dellimmigrazione. «Non nego che qualche raro caso di ricomparsa di patologie "esotiche" si sia verificato», precisa, «ma quel che conta è che tutti i dati in nostro possesso, sia pubblici che privati, indicano che non cè alcun rischio per la popolazione italiana. Limmigrato che approda sulle nostre coste è un uomo tra i 20 e i 40 anni in buona salute: se non avesse queste caratteristiche non affronterebbe un viaggio estenuante per cercare lavoro. Semmai è in una fase successiva che il suo stato di salute si deteriora, quando cioè viene emarginato e allontanato da ogni servizio. La paura di un contagio generalizzato è del tutto infondata». Ma quel che dovrebbe fugare ogni timore, secondo Geraci, è il fatto che, grazie allultima legge sullimmigrazione, anche gli extracomunitari hanno accesso al nostro servizio sanitario: «È il miglior sistema di tutela», dice, «perché impedisce la diffusione di patologie gravi. Oltretutto è una soluzione meno costosa rispetto alla creazione di un cordone sanitario di controllo». «Gli immigrati sono colpiti soprattutto da malattie osteoarticolari, dellapparato digerente o respiratorio, non da tubercolosi o malaria», dice Franco De Sanctis, medico volontario al Centro Biavati di Bologna, dove vengono curati migliaia di stranieri ogni anno. «E non abbiamo mai riscontrato casi di contagio a danno degli italiani». Paolo Perazzolo
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