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Dossier immigrazione

Scusi, come si dice "anagrafe" in albanese?

di ALBERTO LAGGIA
          

   Famiglia Cristiana n.11 del 21-3-1999 - Home Page Primo in Italia, il Comune di Padova ha istituito la figura del "mediatore culturale": un immigrato che può aiutare i nuovi arrivati a inserirsi.

La prima difficoltà, per un extracomunitario da poco giunto in Italia, è quella di capire e farsi capire. Come posso spiegarmi all’ufficio anagrafe, se parlo solo albanese? Come si traduce in italiano il documento che devo presentare in questura? Chi mi può aiutare nella ricerca dei congiunti rimasti in Africa? Che cosa devo fare per iscrivere mio figlio a scuola?

A Padova, per facilitare l’integrazione degli immigrati e avvicinare nel modo meno traumatico possibile alle nostra società e alle nostre istituzioni chi viene da Paesi e culture lontane, è stata istituita, dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune, la figura del mediatore culturale: «Un cittadino immigrato, con requisiti d’istruzione, che sappia bene l’italiano e abbia conoscenza del territorio, che faccia da "ponte" tra la sua etnia e la realtà padovana», spiega l’assessore Giovanni Santone. Attualmente i mediatori che operano in città sono 10 e seguono la comunità araba, rumena, slava, cinese, albanese, e anglofona dell’Africa centrale. «Non si tratta necessariamente delle etnie più numerose a Padova, ma di quelle che hanno più volte chiesto il nostro aiuto», precisa Vera Oblak, responsabile del settore immigrati dell’assessorato alle Politiche sociali.

A Padova risiedono, secondo i dati del Comune, 6.100 stranieri in regola divisi in 118 comunità straniere. Ma è un dato in veloce crescita. Di questi quasi 600 sono nigeriani, altrettanti i marocchini, 400 gli albanesi, 350 i rumeni. Sedicimila sono gli extracomunitari presenti in tutta la provincia.

Ma dove e come lavorano questi operatori? «Gli interventi sono diversi a seconda della comunità di riferimento», aggiunge Oblak. «Per esempio, il mediatore albanese si trova ad affiancare spesso le giovani connazionali che, dopo essersi prostituite, hanno deciso di lasciare la strada. La mediatrice cinese, unica italiana del gruppo, lavora molto all’anagrafe. C’è poi chi organizza feste interetniche, seminari nelle scuole e convegni. Il nostro intervento è richiesto sempre più presso ambasciate, ospedali e nelle carceri, dove la maggior parte dei detenuti è straniera».

Charles Obayagdona, nigeriano dal 1977 in Italia, laurea in Economia e Commercio, sposato con un’italiana, è il mediatore per l’area anglofona dell’Africa centrale e svolge servizio di interpretariato simultaneo e traduzione documenti presso l’anagrafe. Ma non solo: «Collaboro molto con l’ufficio minori del Comune per le adozioni e, più in generale, per creare un clima di accettazione e di conoscenza da parte dei cittadini padovani verso la comunità nigeriana».

L’esperienza padovana, avviata in un’altra decina di Comuni in Italia, si sta consolidando. I mediatori hanno un contratto annuale e devono garantire trecento ore d’intervento.

Non è questa l’unica iniziativa promossa dall’amministrazione padovana a favore dei residenti immigrati. «Da tempo nel Consiglio comunale ci sono rappresentanti delle comunità straniere che hanno un loro Consiglio», dice l’assessore Santone, che recentemente è stato chiamato dal primo ministro D’Alema a far parte della Consulta per i problemi degli stranieri immigrati. L’ultimo progetto attuato è l’Ufficio unico per i cittadini stranieri, nato con la collaborazione della Provincia, dei Comuni di Monselice, San Giorgio in Bosco e Camposampiero, di Acli, Caritas e sindacati. Un ufficio con quattro sedi in provincia dove un immigrato può gratuitamente richiedere il ricongiungimento familiare e, su delega della Questura, il rinnovo del permesso di soggiorno.

Alberto Laggia

Disoccupato a Napoli o cittadino del Gabon?

Da povero disoccupato meridionale a ricco cittadino del Gabon: potrebbe essere l’epilogo della semiseria richiesta fatta a Napoli dal Sindacato Azzurro, guidato da Vincenzo Guidotti, 43 anni, cattolico, che ha dato vita a una formazione sindacale con circa 9.000 iscritti nel Sud. L’idea di chiedere la cittadinanza dello Stato africano è nata durante uno corteo di disoccupati, ascoltando un uomo che amaramente constatava: «Simmo peggio dei neri». E allora perché non diventare come loro? Detto fatto, in 600 hanno firmato una regolare richiesta di cittadinanza, scegliendo il Gabon perché è uno Stato ricco. Il console, a Napoli, ha incontrato l’intraprendente Guidotti e, chissà, la richiesta potrebbe essere accolta.

Accettereste? «Perché no, molti di noi non hanno niente, potrebbero anche avere dei vantaggi», afferma Guidotti. Nessuna polemica o razzismo, invece, nei confronti degli extracomunitari, ma solo la ricerca di una via di uscita al problema della mancanza di lavoro che attanaglia la gente del Sud. «Il bisogno spinge a emigrare, di conseguenza nei luoghi di origine si accentua la povertà. E il Meridione diventa solo un’area di consumo», dice il sindacalista. «Bisognerebbe adoperarsi tutti insieme per creare ovunque le condizioni per lo sviluppo». Una posizione, quindi, contraria all’emigrazione forzata che nasce dal bisogno e che punta su azioni rivolte a invertire la tendenza allo sradicamento. Un obiettivo che si persegue puntando sulla formazione scolastica e incentivando i giovani imprenditori, sostiene Guidotti. Perciò: «Andremo a Bruxelles a parlare di formazione. Ci sono troppi istituti fantasma e troppi corsi che non preparano al lavoro. E poi proseguiremo la battaglia contro le 35 ore. Meglio la settimana di 4 giorni lavorativi. Non consente straordinari e dovrebbe liberare più di un milione di posti di lavoro». E il 18 marzo il primo appuntamento ufficiale del Sindacato Azzurro a Roma, con Massimo D'Alema.

Rosanna Precchia

 

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