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Dossier immigrazione Scusi, come si dice "anagrafe" in albanese? di ALBERTO LAGGIA |
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Primo in Italia, il Comune di
Padova ha istituito la figura del "mediatore culturale": un immigrato che può
aiutare i nuovi arrivati a inserirsi. La prima difficoltà, per un extracomunitario da poco giunto in Italia, è quella di capire e farsi capire. Come posso spiegarmi allufficio anagrafe, se parlo solo albanese? Come si traduce in italiano il documento che devo presentare in questura? Chi mi può aiutare nella ricerca dei congiunti rimasti in Africa? Che cosa devo fare per iscrivere mio figlio a scuola? A Padova, per facilitare lintegrazione degli immigrati e avvicinare nel modo meno traumatico possibile alle nostra società e alle nostre istituzioni chi viene da Paesi e culture lontane, è stata istituita, dallassessorato alle Politiche sociali del Comune, la figura del mediatore culturale: «Un cittadino immigrato, con requisiti distruzione, che sappia bene litaliano e abbia conoscenza del territorio, che faccia da "ponte" tra la sua etnia e la realtà padovana», spiega lassessore Giovanni Santone. Attualmente i mediatori che operano in città sono 10 e seguono la comunità araba, rumena, slava, cinese, albanese, e anglofona dellAfrica centrale. «Non si tratta necessariamente delle etnie più numerose a Padova, ma di quelle che hanno più volte chiesto il nostro aiuto», precisa Vera Oblak, responsabile del settore immigrati dellassessorato alle Politiche sociali. A Padova risiedono, secondo i dati del Comune, 6.100 stranieri in regola divisi in 118 comunità straniere. Ma è un dato in veloce crescita. Di questi quasi 600 sono nigeriani, altrettanti i marocchini, 400 gli albanesi, 350 i rumeni. Sedicimila sono gli extracomunitari presenti in tutta la provincia. Ma dove e come lavorano questi operatori? «Gli interventi sono diversi a seconda della comunità di riferimento», aggiunge Oblak. «Per esempio, il mediatore albanese si trova ad affiancare spesso le giovani connazionali che, dopo essersi prostituite, hanno deciso di lasciare la strada. La mediatrice cinese, unica italiana del gruppo, lavora molto allanagrafe. Cè poi chi organizza feste interetniche, seminari nelle scuole e convegni. Il nostro intervento è richiesto sempre più presso ambasciate, ospedali e nelle carceri, dove la maggior parte dei detenuti è straniera». Charles Obayagdona, nigeriano dal 1977 in Italia, laurea in Economia e Commercio, sposato con unitaliana, è il mediatore per larea anglofona dellAfrica centrale e svolge servizio di interpretariato simultaneo e traduzione documenti presso lanagrafe. Ma non solo: «Collaboro molto con lufficio minori del Comune per le adozioni e, più in generale, per creare un clima di accettazione e di conoscenza da parte dei cittadini padovani verso la comunità nigeriana». Lesperienza padovana, avviata in unaltra decina di Comuni in Italia, si sta consolidando. I mediatori hanno un contratto annuale e devono garantire trecento ore dintervento. Non è questa lunica iniziativa promossa dallamministrazione padovana a favore dei residenti immigrati. «Da tempo nel Consiglio comunale ci sono rappresentanti delle comunità straniere che hanno un loro Consiglio», dice lassessore Santone, che recentemente è stato chiamato dal primo ministro DAlema a far parte della Consulta per i problemi degli stranieri immigrati. Lultimo progetto attuato è lUfficio unico per i cittadini stranieri, nato con la collaborazione della Provincia, dei Comuni di Monselice, San Giorgio in Bosco e Camposampiero, di Acli, Caritas e sindacati. Un ufficio con quattro sedi in provincia dove un immigrato può gratuitamente richiedere il ricongiungimento familiare e, su delega della Questura, il rinnovo del permesso di soggiorno. Alberto Laggia
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