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Gazzetta d'Alba, n. 12 del 25 marzo 2008

n. 12 del 25-3-2008
Questa settimana
scelti per voi...

Duomo. Il nuovo volto
della Cattedrale di Alba

di PAOLO RASTELLI

Un distretto per lo sviluppo
di FEDERICO BARBIERI

Giovani e Rc auto
di FEDERICO BARBIERI

Aria fuorilegge
di GIULIO SEGINO

Ferrero fattura 5,7 miliardi

La campagna si accende
di G.S.

Nuovi mercati? Si può fare
di VALTER MANZONE

Alla Scuola di pace interviene
il giudice Piercamillo Davigo

A corte fioriscono i tulipani
di R.B.

L’ex Centro diurno va all’asta
di E.C.

Sant Cugat e Alba...
Emozionante "Fusió"

di V.P.

«Edoardo... non ce l’ha fatta,
grande privazione per la comunità»

di RAOUL MOLINARI

Il santuario compie 100 anni
di LUCIA GANGALE

 


 

GENTE DI CASA NOSTRA

«Edoardo... non ce l’ha fatta,
grande privazione per la comunità»

di RAOUL MOLINARI
 

 

Sulle colline del Moscato, colorate chiazze di primavera ravvivano il bronzo uniforme del fine inverno, come se la natura volesse uniformarsi alle festività pasquali, che, quest’anno, cadono in anticipo rispetto al normale andamento delle stagioni. L’aria ormai tiepida, anche se, a volte, ancora un po’ frizzantina per l’alternarsi del marino con la tramontana, profuma dei primi fiori ed echeggia dei primi trilli e delle risate dei bimbi, che animano strade e cortili. Nelle vigne ferve il lavoro, che riprende con buoni auspici di abbondanti raccolti. Iniziano le covate e dalle tane gli animali escono dal lungo letargo invernale.

Tutto parla di gioia e di vita; la rinascita della natura e il risveglio primaverile, in questi giorni, contrastano, però, violentemente con la dolorosa, drammatica notizia che, per la sua tragicità, si diffonde rapidamente in ogni casa, in ogni famiglia, in ogni angolo di paese: il giovanissimo Edoardo non ce l’ha fatta. Nulla hanno potuto i suoi diciott’anni, la sua voglia di vivere e la sua coraggiosa lotta contro un male inesorabile, le cure assidue e premurose di una mamma che non vuole arrendersi, la forza di un padre che cerca di far vivere nella normalità una famiglia tantoEdoardo Barbero. profondamente provata, l’affetto incondizionato di una sorella che ha vissuto quasi in simbiosi con lui gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della prima giovinezza. Anche la scienza, sollecitata negli ultimi progressi dai clinici più esperti, si è rivelata, ancora una volta, inefficace di fronte alla violenza di un male refrattario a ogni cura.

Edoardo era un ragazzo speciale per vivacità di fisico e di spirito e anche per la capacità inventiva delle sue marachelle. Ricordo che, sin da ragazzino, partecipava alle iniziative della comunità ponendo mille domande suggerite da un’intelligenza non comune. Tutto in lui faceva presupporre un futuro ricco di qualità umane e di alte capacità nel mondo della cultura e del lavoro.

Queste mie note di solito vogliono riproporre alla nostra memoria immagini e persone che hanno operato per il bene della nostra terra e che rischiano l’oblio; ora, invece, piango e mi rammarico per quello che Edoardo avrebbe potuto dare e rappresentare e che, a causa di un amaro destino, non potrà mai esprimere: un grande dolore per i suoi cari, una grande privazione per la comunità. Non solo i coetanei, ma tutti i giovani di Mango e dei paesi vicini hanno affollato i momenti di preghiera e di suffragio per il loro amico: la loro partecipazione era fortemente sentita, allo stesso tempo commossa e commovente.

Per il loro mondo ancora fortunatamente festoso l’esperienza della morte è lontana, ma, quando questa tocca uno di loro, li colpisce nel profondo e li fa sentire totalmente partecipi, coinvolgendoli in riflessioni che ce li fanno sentire fragili, impreparati alle tragedie della vita e quindi bisognosi di essere capiti nelle loro quotidiane difficoltà. In momenti di sofferenza come questa si riscopre il paese, lo spirito di comunità, l’accorata partecipazione a un dolore tanto grande da superare l’ambito della famiglia per diventare il dolore di tutti. Ognuno vorrebbe portare espressioni di conforto: la nostra gente, però, non conosce le belle frasi di circostanza, ma partecipa con un silenzio che supera la parola o lo scritto e diventa gesto d’affetto rispettoso del dolore. A volte, nei riguardi del paese dove vivi e operi provi sentimenti di delusione o di stizza nei rapporti del quotidiano: in queste occasioni ti devi ricredere perché il vicino o quello che incontri quasi giornalmente, sotto un’apparenza di indifferenza o superficialità, nasconde valori che, pur venendo da lontano, si sono sedimentati e non sono stati distrutti dal "progresso" o dalla ricchezza di Moscato. Sono valori che ci riconciliano con il prossimo e alleviano le frustrazioni dell’attualità.

Allora sì che, come scriveva Pavese, un paese ci vuole non per il piacere di lasciarlo, ma per rimanerci e viverci!

Raoul Molinari


      

   
MORETTA - Nel 2008 ricorre pure il centenario delle ex allieve salesiane, anche le suore albesi alla manifestazione

Il santuario compie 100 anni

di LUCIA GANGALE
   

Il popoloso quartiere della Moretta, in cima a corso Langhe, è assai caro agli albesi per il suo santuario e noto per l’azione sociale della chiesa nel tessuto urbano. La grande vitalità che contraddistingue il santuario di Madonna della Moretta, dove operano gli Oblati di San Giuseppe, e l’asilo delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice (Fma), sorte dall’opera di don Bosco e madre Maria Mazzarello, fa rilevare come in questo quartiere sia particolarmente presente l’opera del divino.

Entrambe le famiglie sono state quest’anno più volte alla ribalta della cronaca: la parrocchia della Moretta compie cento anni e ricorre il centenario delle ex allieve salesiane, festeggiato l’8 marzo a Torino, presenti quattromila persone, tra cui le suore Fma di Alba.

Il santuario della Moretta viene eretto nel 1908. Il dipinto della Madonna che campeggia in cima alla navata centrale, sopra l’altare, raffigura una giovane Madonna dal viso dolcissimo e dallo sguardo sereno, con in braccio un biondo bambinello. In testa ha una corona e indossa un vestito rosso con un mantello blu trapunto di stelle. Pregata dai fedeli per la cessazione della mortalità del bestiame, è effigiata su di un campo, con ai piedi una pastorella orante e del bestiame. Sempre all’insegna del coinvolgimento di famiglie, di giovani e anziani, il santuario organizza tornei di calcio, ospita ragazzi per ritiri spirituali, offre un efficiente servizio bar, dispone di biliardi, palestra, campetto sportivo e di una sala riunioni, tiene corsi di chitarra e prove di canto per i due cori parrocchiali. L’attiguo cinema Moretta è anch’esso di proprietà degli Oblati, e come ci dice padre Thomas, parroco di origine indiana qui ad Alba dallo scorso ottobre, offre una programmazione di qualità, con film appositamente scelti, «non troppo leggeri come quelli di cui sono piene le multisale».

Il centenario non poteva sfuggire ai cultori di storia locale e così Oreste Cavallo, docente in pensione dell’Enologica di Alba, ha iniziato una raccolta di fotografie del quartiere a lui così caro. Ha anche lanciato una serie di appelli affinché gli abitanti procurino materiali per farne una pubblicazione. Gli incontri per fare il punto della situazione si tengono ogni giovedì sera al santuario.

Le Suore salesiane di Maria Ausiliatrice sbarcano ad Alba nel 1919. Sono subito accolte dagli abitanti del quartiere Moretta con amore e sostenute dalla generosità collettiva. Il primo a essere costruito è l’oratorio e la domenica del 4 maggio 1919 le oratoriane sono già 108. Nasce quindi l’asilo che ospita 24 bambini. La prima casa delle suore si trovava tra via Sabotino e corso Langhe, dove si erge una palazzina di colore rosso oggi di proprietà privata. L’affitto della sede provvisoria veniva pagato grazie alla generosità di Maria Abrigo, ricca possidente, che procurò anche il pane alle suore. Nel 1935, forse, la stessa Abrigo donò loro il terreno sul quale fu costruito il presente edificio, quello tra via De Amicis e piazza Moretta, quindi un po’ più su della sede originaria, e cioè proprio nelle immediate vicinanze del santuario. In questo nuovo edificio le suore traslocarono nel 1937. Il 1° giugno 1968, con Decreto n° 782, è stata riconosciuta la personalità giuridica con la denominazione Casa Maria Ausiliatrice. Alla manifestazione delle ex allieve, come dicevamo, hanno partecipato con entusiasmo anche le Suore salesiane di Alba.

Sono molto cresciute, nei loro circa novant’anni di presenza in città. Oggi il loro asilo ospita un centinaio di bambini, offrendo un servizio a tante famiglie di questo quartiere ad alta densità abitativa. L’asilo è accogliente, pulitissimo, con tanti quadri, colori, giochi e servizi di utilità. La comunità religiosa è formata da nove sorelle che svolgono la loro missione educativa con profonda umanità. E sono all’avanguardia anche da un punto di vista tecnologico. In segreteria si realizzano prodotti multimediali di alta qualità, dal punto di vista grafico e contenutistico, come presentazioni didattiche, biglietti augurali, libretti di canti e orazioni. Un lavoro silenzioso e utilissimo, svolto senza clamori e senza desiderio di pubblicità da parte delle consorelle. Scusateci, gentili lettori, se adesso lo facciamo da queste colonne senza che esse lo sappiano, ma è perché le stimiamo e vogliamo loro bene. Come tutta la comunità di Alba.

Lucia Gangale