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Gazzetta d'Alba, n. 23 del 10 giugno 2008

n. 23 del 10-6-2008
Questa settimana
scelti per voi...

Food in film, un festival come il Barolo
«che migliora con il passare degli anni»

di PIETRO IVALDI

Un supervincitore per il Premio Grinzane

Nuovo "Piccolo mattutino"
di GIOVANNI CIRAVEGNA

Il reato di essere uomini
di SEBASTIANO DHO

Via Veneria: già 500 firme contro il megapalazzo
di ELISA PASCHETTA

Pagamento Ici: i bollettini ricevuti
non vanno bene

di R.D.B.

Troppe strade disastrate
di VALTER MANZONE

4,3 milioni di lettere all’anno
di VALTER MANZONE

Avanti col Museo del vino
di ELISA PIRA

In arrivo la giuria europea
di ENRICO FONTE

I volantini delle polemiche
di ELENA CHIAVERO

Romano Levi, "L’Angelico",
il grappaiolo artista e poeta

di RAOUL MOLINARI

Miroglio va in corso Asti
di GIULIO SEGINO 

«Le difficoltà industriali
non toccano Alba»

di GIULIO SEGINO

L’intervista a Giuseppe Rossetto
di
MARIA GRAZIA OLIVERO

«Non amo le minestre riscaldate»
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Rimandati ad agosto
di DANIELA SCAVINO

Libri troppo cari. Editori
nel mirino dei consumatori

di D.S.

Il rischio è di casa in Langa 
di G.A.

Ma Alba non teme il Tanaro
di A.C.

 


 

Presentazione sabato 14 giugno ore 17.30 nel salone di via Mandelli, con la presenza del biblista Romano Penna

Nuovo "Piccolo mattutino"

di GIOVANNI CIRAVEGNA
 

 

Il centro studi Piero Rossano è stato istituito con il patrocinio della Diocesi di Alba, con il sostegno della parrocchia e del Comune di Vezza e della famiglia Rossano e opera in collaborazione con le istituzioni romane presso le quali il Vescovo albese ricoprì prestigiosi incarichi, quali l’Università Lateranense e il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Finalità specifica del Centro studi è quella di conservare la memoria e far rivivere l’eredità spirituale e culturale di mons. Rossano attraverso la raccolta, lo studio e la pubblicazione dei suoi scritti e la promozione di iniziative culturali improntate a favorire il confronto e il dialogo tra le persone. In tale contesto si situa la pubblicazione, in nuova edizione, di Piccolo mattutino (editrice Esperienze), la raccolta delle conversazioni tenute alla Rai da Piero Rossano. Si è ritenuto di fare cosa buona, scrive don Cesare Battaglino nella presentazione, «di riproporre queste gocce di rugiada mattutina in grado di risvegliare, come l’arpa e la cetra del Salmo 107, l’aurora di un nuovo giorno e di sostenere spiritualmente la quotidiana fatica di vivere».

Scriveva Rossano stesso di fronte alla scelta dei temi di conversazione: «Pensai che non vi fosse modo migliore di intrattenermi con i miei ascoltatori che parlando dell’uomo. È un argomento magico l’uomo, tutti ne siamo interessati e non si esaurisce mai, perché c’è sempre qualcosa da svelare e da scoprire».

Una preziosa e originale presentazione. Abbiamo chiesto a mons. Gianfranco Ravasi, sincero amico e grande estimatore di mons. Rossano, una presentazione per la nuova edizione. Ci ha regalato un ampio contributo di cui riportiamo alcuni passaggi. «Sono proprio i grandi interrogativi a dare sostanza a queste brevi ma intense riflessioni, come ricordava Quasimodo, citato da mons. Rossano: "I sogni, / le lacrime, i furori di quest’uomo / sconfitto da domande ancora aperte". A chiudere alcune di queste domande che artigliano l’anima dell’uomo c’è indubbiamente Cristo, con la sua parola, la sua opera, la sua salvezza. Eppure non mancano altre voci come quelle delle grandi religioni e di uno stuolo di autori dai volti più diversi (...), 66 riflessioni radiofoniche raccolte nella riedizione di questo delizioso Piccolo mattutino (...). Ogni lettore potrà trovare i lineamenti del volto interiore dell’uomo, ascoltando la voce di mons. Rossano che ancora risuona con delicatezza ma anche con incisività. Egli ormai ci parla da quell’Oltre che in questo volume spesso affiora, un Oltre "maiuscolo" che si schiude sull’eterno e sull’infinito».

«L’immagine conclusiva ce la offre lui stesso citando alcuni versi dell’Antologia di Spoon River, ove si ha, attraverso la metafora paolina dello "sciogliere le vele" (2 Timoteo 4,6), una sorta dell’ultimo testamento-appello a scoprire il nodo d’oro che tenga insieme le opere e i giorni della nostra esistenza: "Avevo fame di un significato nella vita. / E adesso so che bisogna alzare le vele / e prendere i venti... / dovunque spingano la barca. / Dare un senso alla vita può condurre a follie, / ma una vita senza senso è una tortura / dell’inquietudine e del vano desiderio"».

Giovanni Ciravegna
   

La presentazione di Piccolo mattutino è stata affidata al biblista Romano Penna, sabato 14 giugno alle ore 17.30, presso il salone di via Mandelli 9 in Alba. È un segno per ricordare mons. Piero Rossano nel diciassettesimo anniversario della sua morte; la Messa verrà celebrata presso la chiesa parrocchiale di Vezza, domenica 15 giugno alle ore 10.


      

  
Il Vescovo di Alba interviene sulle norme del pacchetto sicurezza dedicate all’immigrazione clandestina

Il reato di essere uomini

di +SEBASTIANO DHO
   

«La storia impietosa anche se inascoltata non perdona nessuno». «Si tratta di valori non negoziabili (la dignità della persona e la vita)».
   

Il reato di essere uomini (ovvero la cultura dell’egoismo). Sinteticamente così potremmo definire l’oggetto in questione di certi progetti di legge, per ora solo deprecabili ipotesi che ci auguriamo restino tali, riguardanti la dignità e la libertà di esseri umani colpevoli solo, fino a prova contraria, di cercare pane e lavoro in Paesi diversi dai loro, spesso in condizioni disperate. Tutto questo in un contesto di una marea montante, di un impressionante brodo di cultura di autentico e violento crescente egoismo. Giustamente il Presidente della Repubblica in un suo forte e calibrato recente intervento ha denunciato il pericolo reale «dell’intolleranza» e della «regressione civile»; dal canto suo Enzo Bianchi ha affermato che «non si difende la nostra identità di nazione civile fomentando la barbarie».

Ci riferiamo precisamente e direttamente senza mezzi termini o timori di disturbare "il manovratore", ai disegni di legge governativi che prevedono di modificare addirittura il Codice penale o sue applicazioni, istituendo il reato di clandestinità, l’aggravio di pena in caso di violazioni di leggi già vigenti, solo in base a diversità di provenienza, specie extracomunitaria, la trasformazione dei centri di identificazione in vere e proprie carceri, le gravi difficoltà di ricongiungimento familiare. Così pure a tutti quei segni gravemente preoccupanti che da tempo stanno imponendosi all’attenzione anche dei più distratti, vedi la violenta e programmata cacciata indiscriminata dei rom, con degli autentici pogrom. Di qui alle leggi razziali di sciagurata memoria il passo è più breve di quanto si possa credere. La storia impietosa anche se inascoltata non perdona nessuno. «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento... (con tutto quello che segue), fin che un giorno vennero a prendere anche me e non c’era rimasto nessuno a protestare». Non si tratta di una cantilena per bambini ma della cronaca di una triste, amara tragedia accaduta.

Due brevi riflessioni.

1. Da un punto di vista strettamente giuridico illustri costituzionalisti, per quanto spetta all’ipotesi di istituire il reato di clandestinità e l’aggravio di pena in base all’essere straniero, già hanno dato il loro giudizio decisamente negativo, perché non concepibile in uno Stato di diritto e in contrasto con i diritti dell’uomo universalmente riconosciuti. Dal lato etico poi è evidente che non tutto ciò che è o può diventare legale per ciò stesso è morale; prima di ogni legge scritta esiste quella naturale o "delle genti" per cui possiamo e dobbiamo contestare ogni legislazione positiva che violi i diritti fondamentali dell’uomo, tra i quali certamente va annoverato quello di emigrare come la storia dei popoli dimostra da sempre. La differenza è una sola: se questo avviene con le buone o con le cattive, vale a dire o integrazione o conflitto, è con la meglio, fuori dubbio, dei popoli giovani, piaccia o non piaccia. Su un piano poi semplicemente fattuale, nella deprecata ipotesi che tale aberrazione venga approvata dal Parlamento, a giudizio di rappresentanti delle stessa compagine governativa proponente («follia» è stata definita), difficilmente potrà essere applicata, come è avvenuto in larga misura per l’altra legge ispirata agli stessi princìpi discriminatori, la Bossi-Fini, per impossibilità operative. Inoltre è quasi certo, comunque da sperare, che magistrati attenti e coraggiosi sollevino tutte le fondate obiezioni di costituzionalità in merito.

2. Ma ciò che ci sta ovviamente più a cuore e ci preoccupa maggiormente per un senso di responsabilità pastorale è l’atteggiamento dei cristiani, sia singoli che come comunità ecclesiale, a riguardo di questi gravi problemi. Molto opportunamente mons. Giovanni Nervo, l’indimenticabile presidente della Caritas nazionale degli anni ’70, in un suo recente intervento, scrive: «Ma come si può dire che sono delinquenti perché clandestini? Questa è la linea della Lega, sostenuta anche con il voto di molti cattolici proprio nei paesi di maggiore frequenza religiosa. Come cristiani non abbiamo nulla da dire su questo? Sessant’anni fa la Chiesa ha duramente e giustamente condannato il comunismo ateo. Questa non è una nuova forma di ateismo pratico? Chi respinge l’uomo immagine di Dio, non respinge Dio?» (Settimana numero 19, 11 maggio 2008). A sua volta Enzo Bianchi, nel suo ultimo intervento su La Stampa di domenica 1°giugno, in modo approfondito e dettagliato analizza questa situazione con testi biblici e magisteriali abbondantissimi, anche se basterebbe da solo il passo di Matteo 25: «Avevo fame, sete, ero straniero... mi avete o non mi avete accolto», invitando a guardare alle emergenze non come una minaccia ma un’occasione per misurarci con i veri criteri di fede e vita evangelica.

Siamo convinti che, tenendo conto della larga adesione anche nelle nostre terre a forze politiche sociali ispirate a teorie razziste e xenofobe, un serio esame di coscienza s’imponga urgentemente per le comunità cristiane, poiché qui si tratta di veri valori "non negoziabili" (la dignità della persona e la vita stessa!) e occorra perciò ricordare a tutti, smascherando ogni ipocrisia o illusione, ciò che ha scritto in tempi drammatici ed eroici il grande martire vittima del nazismo Dietrich Bonhoeffer: «Chi non grida a difesa degli ebrei non può cantare in gregoriano!».

+Sebastiano Dho,
vescovo