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Gazzetta d'Alba, n. 7 del 19 febbraio 2008

n. 7 del 19-2-2008
Questa settimana
scelti per voi...

Obiettivo sicurezza
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Riunificazione in alta Langa?
di C.O.

Il Piemonte ha sette "perle"
di SILVANA FENOCCHIO

Parrocchie, scrigni di oggetti d’arte
di PAOLO RASTELLI

55,8 litri di sangue da un solo donatore
di VALTER MANZONE

Due progetti con la Francia
di DIEGO LANZARDO

Bandito presenta progetto
per il mercato settimanale
di VALTER MANZONE

La casa di riposo non apre
di FEDERICO BARBIERI

Una balconata sotto il ponte
di FULVIO LOVISOLO

L’Enoteca conferma Bertello
di ELENA CHIAVERO

Piano di azioni positive
per le pari opportunità
di VALERIA PELLE

Un martire e un testimone
di tolleranza e di libertà

di RAOUL MOLINARI

Cantiere killer
di M.G.O.

Per non morire di lavoro
di M.G.O.

Strigliata da 405 euro
di FEDERICO BARBIERI

Un milione dalle multe
Sicurezza o voglia di cassa?
di FE.BA.

L’amore al tempo di Moccia
di ALBERTO GIORDANO

Ma la politica non ci piace
di L.G.

Al via il toto-candidati
di GIULIO SEGINO

Cara Udc, addio
di M.G.O.

 


 

BOSSOLASCO

Piano di azioni positive per le pari opportunità

di VALERIA PELLE
 

 

Difficoltà a ottenere orari di lavoro flessibile, aumenti retributivi e avanzamenti di livello, in certi casi anche il semplice posto di lavoro. Una realtà discriminante con cui molte donne hanno dovuto fare i conti, anche in Langa. Per sanare questa situazione la comunità montana Alta Langa si è fatta capofila del progetto per la realizzazione del "Piano di azioni positive", la cui adozione sarà imprescindibile per l’assunzione di nuovi dipendenti della pubblica Amministrazione.

Ecco nascere quindi una ricerca (che riassume i dati relativi ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di Langa) e un documento programmatico triennale (2008-2010) adottato da 19 Comuni sui 21 aderenti all’ente montano. A breve, ci sarà l’individuazione di un assessore alle pari opportunità e l’istituzione di un Comitato e un Osservatorio che vigilino sull’attuazione di queste buone prassi.

Cos’è un Piano di azioni positive? Risponde Stefania Durante della cooperativa Orso, che ha redatto il documento per l’ente montano. «Il piano riassume obiettivi, tempi, risorse disponibili e risultati attesi per riequilibrare situazioni di non equità di condizioni tra uomini e donne».

Quali sono le maggiori carenze riscontrate dalla ricerca? «Abbiamo visto che, in media, i dipendenti pubblici sono uomini (più del 62%), ma ciò dipende dal fatto che molti Comuni hanno un unico dipendente, che passa dal servizio anagrafe a fare il cantoniere. E proprio perché deve ottemperare a compiti ritenuti tipicamente maschili, la scelta ricade per lo più su un uomo», aggiunge Stefania Durante.

Il presidente della Comunità montana Alessandro Barbero.
Il presidente della Comunità montana Alessandro Barbero.

Quali azioni si promuoveranno? «Attività di sensibilizzazione, corsi di formazione per il personale, interventi aggreganti (ad esempio in occasione della festa della donna), interviste a "esempi di successo", come imprenditrici che si sono distinte nel loro settore, per divulgare esperienze positive. Inoltre, l’Osservatorio vigilerà su disparità retributive, presenza femminile in ruoli organizzativi e posizioni gerarchiche, parità di accesso monitorando l’equità dei bandi di concorso e progressioni di carriera, necessità di conciliazione dei tempi lavorativi con quelli familiari attraverso part time e altre forme di flessibilità oraria (salvaguardando la valorizzazione delle professionalità e lo sviluppo di carriera) e agevolazioni nell’accesso ai servizi di cura, come i doposcuola», risponde l’autrice del documento.

E l’aspetto formativo? «Dovrebbe svilupparsi attraverso seminari sulle opportunità e il mobbing e promuovendo l’accesso alle donne a corsi di formazione e aggiornamento professionale. Inoltre, le piccole aziende potranno essere informate sulle agevolazioni previste dalla legge per realizzare interventi che garantiscano le pari opportunità», conclude Stefania Durante.

Conclude il presidente della Comunità montana Alessandro Barbero: «Abbiamo manifestato la disponibilità a redigere un unico documento, poiché per ogni Amministrazione comunale sarebbe stato un impegno troppo oneroso. Inoltre, poiché vogliamo che il "Piano di azioni positive" non rimanga una semplice dichiarazione d’intenti, abbiamo individuato, con i Comuni e col supporto della consigliera provinciale di parità Anna Mantini, una serie di priorità da cui avviare azioni concrete e integrate».

Valeria Pelle


      

   
GENTE DI CASA NOSTRA

Un martire e un testimone di tolleranza e di libertà

di RAOUL MOLINARI
   

Non si è mai parlato tanto di libertà e di democrazia come in questi ultimi tempi; di converso, si segnalano sempre più fatti e misfatti di intolleranza globalizzata e nostrana. Un leader delle destre, candidato a governarci, nei suoi programmi elettorali, mette come priorità la "tolleranza zero" nei confronti dei rumeni e dei rom. Alcuni esponenti della cosiddetta sinistra radicale contestano il Salone del libro di Torino perché gli organizzatori hanno invitato come ospiti della importante manifestazione libraria i maggiori scrittori israeliani. Su Internet compaiono elenchi di proscrizione e di relativa infamia per i docenti sospetti di semitismo di nascita o di idea. Le giornate dedicate alla memoria per non dimenticare, nonostante gli accorati richiami del Presidente della Repubblica, suonano retoriche, spesso strumentalizzate. «Duemilacinquecento anni fa un indiano, chiamato poi "Illuminato", spiegava una cosa ovvia: che l’odio genera solo odio e che l’odio si combatte solo con l’amore. Purtroppo pochi l’hanno ascoltato. Forse è venuto il momento».

Padre Giuseppe Girotti.Questo auspicato esempio di amore capace di donare anche la propria vita per gli altri lo dimostrò durante l’ultima guerra un nostro concittadino, padre Giuseppe Girotti. Nell’archivio conventuale di San Domenico, a Torino, l’ormai consunto "Libro delle Messe celebrate", in data 29 agosto 1944, contiene una postilla: in questo giorno padre Girotti venne incarcerato per denunzia di un poliziotto italiano fatta ai tedeschi. Da quel giorno, infatti, la sua firma non figura più nel registro. Il laconico capo d’accusa era: «Ha aiutato gli ebrei». I suoi confratelli avevano avuto sentore di quella sua attività perché lo vedevano uscire dal refettorio nascondendo nel risvolto del saio i viveri a lui destinati e che sarebbero serviti a sfamare i suoi protetti. Giuseppe Girotti era giunto nel convento di San Domenico nel 1939, per punizione, da quello di Santa Maria delle rose. Il frate albese, prima sommessamente e poi esplicitamente, aveva di fatto espresso una certa avversione nei riguardi di un revival rigoristico transalpino e, grazie alla sua indole schietta e franca, non nascondeva il proprio disaccordo nei confronti dei fautori di una nuova rigida osservanza delle regole.

Era nato ad Alba il 19 luglio 1905 da una famiglia umile, laboriosa, timorata di Dio; a tredici anni poté realizzare la sua aspirazione al sacerdozio entrando nel Seminario domenicano di Chieri. Brillante negli studi, mite, ma vivace e allegro di carattere, nel 1923 iniziò il suo ministero a "La quercia" presso Viterbo.

Il 3 agosto 1930 venne ordinato sacerdote; si specializzò presso la celebre École biblique di Gerusalemme e si dedicò all’insegnamento delle Sacre Scritture nel Seminario teologico domenicano di Torino. Pubblicò approfonditi studi di commento ai Libri sapienziali e al profeta Isaia. Dopo l’arresto avvenuto a Cavoretto sulle colline torinesi nella villa del professore che condivideva idee, iniziative e rischi, fu prima portato alle Nuove, poi a San Vittore, a Bolzano e infine a Dachau. Anche in quell’inferno di disperazione, padre Girotti non lesinò il suo conforto ai fratelli di prigionia cui non solo dava conforto, ma anche la sua scarsa razione di cibo. Fedele alla vocazione domenicana, continuò anche in quel luogo di annientamento e morte dell’uomo a predicare i testi sacri per sostenere quelle povere anime con la parola di Dio.

Avvolta nel mistero rimane la sua morte dovuta forse a un cancro al fegato, ma, più verosimilmente, a una iniezione letale somministrata dai suoi carnefici.

Come autentico martire dell’amore fraterno, da Israele fu dichiarato "Giusto tra le Nazioni" e, dalla Chiesa, servo di Dio. Da tutti gli albesi sensibili e di buona volontà, sia laici che cattolici, padre Girotti viene indicato come martire della tolleranza e della libertà.

Raoul Molinari