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Per il presidente Costa le "morti
bianche" rappresentano un problema prioritario, da combattere e
portare all’attenzione insieme a quello delle stragi del sabato
- Perché
nasce il Comitato di coordinamento per la sicurezza sul lavoro? Non
sono già fin troppi gli enti che dovrebbero avere voce in capitolo e
spesso si rimpallano solo le competenze, Presidente?
«Si tratta di un Comitato che non aggiungerà costi, non darà
consulenze né gettoni. Riunirà invece intorno a un tavolo i diversi
attori istituzionali, Inail e Asl, Direzione provinciale del lavoro e
Vigili del fuoco, che sono in prima linea nella prevenzione e nella
vigilanza. Lo Stato ha deciso d’impegnarsi e trovo opportuno che una
forma di coordinamento ci sia, magari leggera. Nel futuro, peraltro, il
coordinamento della materia passerà alla Regione ma la Provincia, su base
volontaria, già due anni prima della legge 123 del 2007, aveva riunito
soggetti istituzionali con parti sociali ed economiche in un tavolo
dedicato all’infortunistica e alla mortalità sul lavoro. Andremo avanti».
- Un centinaio di persone perdono la vita nella Granda ogni anno fra
strada (78) e lavoro (21). Lei si è fatto giustamente paladino della
sicurezza in auto, lo diventerà anche in tema di sicurezza sul
lavoro?
«Penso sia un terreno che merita altrettanto impegno da parte di
ciascuno, anche perché la mortalità sulle strade talvolta si ricongiunge
a quella sul lavoro: in una provincia come la nostra, i cosiddetti
infortuni "in itinere" sono a tutti gli effetti incidenti sul
lavoro».

Raffaele Costa.
- In concreto, che cosa si può fare, da subito, per far diminuire il
numero degli infortuni?
«Farne una priorità per ciascun ente: la Provincia farà la sua parte
sulle sue competenze, orientando anche risorse della formazione
professionale, significative, in questa direzione. L’apprendistato è
cruciale: imparare a montare un ponteggio può essere decisivo. Con
associazioni di categoria e sindacati stiamo condividendo un percorso
comune».
- Il tema coinvolge l’agricoltura (5 morti nel 2007), un settore che
registra in provincia di Cuneo il 45 per cento degli infortuni del
Piemonte e il 22 per cento del Nord-Ovest. Manca l’attenzione al
problema da parte degli stessi agricoltori?
«Non direi: si tratta di attività spesso svolte in condizioni
precarie e da soli, il che può talvolta pesare sui tempi d’intervento.
E sicuramente influisce il fatto che la nostra realtà agricola è di
primaria importanza a livello regionale, con quel che ne consegue anche
per i rischi. Motivo in più per vigilare, anche in questo caso con il
concorso di tutti».
- Perché l’Italia, rispetto all’Europa, resta regolarmente
indietro in tema di prevenzione? Ci mancano i controllori, le sanzioni
o il rigore?
«Direi che negli ultimi dieci anni il legislatore ha fatto molto e con
il Testo unico sulla sicurezza del lavoro dell’anno scorso – la 123
del 2007 – si creano le basi per lavorare con efficacia. L’applicazione
delle leggi richiede tempo e, ovviamente, partecipazione».
- Giudica utili le politiche portate avanti dal ministro Cesare
Damiano?
«Nessuna difficoltà nel riconoscermi nello spirito che ha animato
questi provvedimenti. Altri adottati dal ministro Damiano mi hanno
convinto meno. Ma questi vanno nella giusta direzione e credo che molto
debbano anche all’impegno – svolto non da oggi – del presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano contro le "morti bianche"».
m.g.o.

INFORTUNI
Per non
morire di lavoro
di M.G.O.
Nasce il Coordinamento
provinciale per la sicurezza con il compito di contrastare il grave
fenomeno. La Provincia organizza il 25 un Consiglio aperto alla presenza
del ministro Cesare Damiano.
Quasi
tre morti al giorno sul lavoro. Nel 2007 in Italia – secondo i dati
provvisori dell’Inail – si sono verificati 826.269 infortuni, di cui
1.008 mortali (0,12%), il 93,5% nei settori industria, commercio e servizi
e il 6,5% in agricoltura. Da gennaio a metà febbraio il conto appare
ancor più allucinante: 123 vittime, 123.494 feriti e 3.087 invalidi.
Il problema è più urgente che mai. Lo riconoscono imprese, sindacati,
Governo, lavoratori e l’informazione – dopo la tragedia della Thyssen
a Torino e i costanti richiami del capo dello Stato Giorgio Napolitano
– rilancia con costanza il tragico bollettino di guerra. Come accade in
molti settori l’Italia si è mossa, ma più a rilento rispetto agli
altri Paesi europei. L’Unione ha ridotto le morti bianche del 29,41 per
cento dal 1995 al 2004, la Germania ha toccato il 45,93, la Spagna il
33,64, l’Italia è in coda con il 25,49. Per certo da noi giocano un
ruolo la frammentazione dell’impresa – 4 milioni e mezzo quelle
registrate – e la piaga del lavoro nero.

Buone leggi. È peraltro riconosciuto l’impegno del ministro
cuneese Cesare Damiano, per il quale la ricetta è semplice: «Occorre
applicare le "buone leggi" di cui si è dotata l’Italia dal
1994 a oggi e avviare una cultura del lavoro che parta dall’impresa e
dal sindacato attraverso la concertazione». Secondo il Ministro –
impegnato ad applicare in deroga, entro febbraio, la legge 123 – è
questo il modo per affrontare il problema delle morti bianche. Damiano: «Bisogna
migliorare i controlli e per questo abbiamo assunto in due anni 1.400
nuovi ispettori. C’è un decreto del Presidente del Consiglio che per il
2008 porta le verifiche delle Asl da 70 mila a 250 mila. Però i controlli
da soli non bastano, le morti sono quotidiane».
A Cuneo. Di questo e altro si parlerà a Cuneo lunedì 25 alle 10.
Il palazzo della Provincia – corso Nizza 21 – ospiterà un Consiglio
aperto sulla sicurezza nei posti di lavoro. All’incontro è prevista la
presenza proprio del ministro del lavoro Cesare Damiano. Ci saranno
inoltre rappresentanti di Regione, Inail, Direzione provinciale del
lavoro, Asl, associazioni di categoria, sindacati, Magistratura, Anmil,
Vigili del fuoco.

Coordinamento. La Provincia ha intanto costituito il Comitato di
coordinamento provinciale per la sicurezza sul lavoro. Il Comitato, voluto
dalla Giunta di Raffaele Costa su relazione dell’assessore al lavoro
Angelo Rosso, sarà un organismo aperto ai vari soggetti che si occupano
delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e
sicurezza. Ne faranno parte, oltre al Presidente della Provincia, l’Assessore
e i dirigenti provinciali del settore, rappresentanti della Direzione
provinciale del Ministero del lavoro e previdenza sociale, dei Servizi di
prevenzione e sicurezza delle Aziende sanitarie, dell’Ufficio
provinciale Inail, del Dipartimento Ispesl del Piemonte e del Comando
provinciale dei Vigili del fuoco. Di volta in volta potranno inoltre
essere invitati a partecipare le parti sociali, organizzazioni di
lavoratori e di datori di lavoro.
Che cosa ci si propone? Il Comitato dovrà svolgere un ruolo di
raccordo tra diversi livelli di vigilanza e controllo ed evidenziare le
problematiche e le criticità nel campo della prevenzione e della
protezione, oltre che promuovere una cultura della sicurezza rivolta ai
giovani che entrano nel mondo del lavoro, a partire dalla scuola
secondaria superiore. Dovrà inoltre inserire nei programmi di formazione
per disoccupati, apprendisti e lavoratori in aggiornamento moduli su
prevenzione, sicurezza e utilizzo dei dispositivi di protezione e far
emergere sacche di lavoro irregolare, quello che incrementa in modo
drammatico le morti bianche. Ma il gruppo cuneese assume l’impegno pure
di agevolare l’inserimento in azienda e la prima formazione in materia
di sicurezza dei lavoratori atipici e stranieri, che spesso hanno poche
nozioni sull’utilizzo dei macchinari. E ancora, vuole creare una banca
dati per monitorare l’andamento degli infortuni e delle malattie
professionali.
m.g.o.
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