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S'è
visto bene a San Valentino. Anche Alba ha il suo bel ponte Milvio con i
lucchetti degli innamorati come Roma – ma noi siamo più spartani e
abbiamo scelto il cavalcavia di via Einaudi... – e può candidarsi di
diritto a fare da sfondo al prossimo romanzetto rosa di Federico Moccia.
Proprio lui, Moccia: lo scrittore che con fenomeni letterari
sentimental-adolescenzali come Tre metri sopra il cielo e Scusa
ma ti chiamo amore ha venduto oltre 5 milioni di copie, diventando re
del filone librario tanto sfruttato quanto scontato. In ogni caso, piaccia
o no, cifre da bestseller americano: chapeau. I denigratori
lo tacciano di fare soldi con prodotti di bassissima fattura ai danni
delle ragazzine illuse, lui si difende vantandosi di aver fatto
riavvicinare i giovani alla lettura. La verità, come al solito, forse sta
nel mezzo, anche se non si può negare che il fortunato Federico Moccia
sia un gran furbone.
Comunque, quale miglior occasione di San Valentino per indagare fra i
giovanissimi che vivono le loro storie d’amore sotto le due torri a
colpi di lucchetti?
«Coppie così fanno la fortuna dei fabbri! E poi sono una ragazza,
mica una bicicletta!», scherza Chiara, 19 anni. «Se il mio
ragazzo mi proponesse di fare una cosa così, lo lascerei immediatamente!
È un gesto ridicolo e allo stesso tempo assurdo per piccole storie come
le nostre. Chi lo fa è patetico».

È d’accordo Giulio, che vive a Ricca e ha 20 anni, anche se
precisa: «Noi giovani non abbiamo svuotato di significato le parole
"Ti amo", forse le pronunciamo troppo spesso, magari a volte
solo per fare colpo. Ma pure io sono così, vivo giorno per giorno, e se
mi va di dire alla mia ragazza che le voglio bene, perché provo quel
sentimento anche per un solo istante, lo faccio».
Appoggiano il "partito del lucchetto" Mara e Michele,
entrambi del Liceo scientifico, lei 16 anni, lui 17: «Non abbiamo ancora
messo il nostro, ma lo faremo sicuramente! Mica ci si scambia le fedi: è
un modo per dirsi "ti voglio bene", una cosa carina!».
Mattia invece cita i Negramaro: «In una canzone dicono:
"Quanto ti costa dirmi sempre, se tanto sempre è una bugia?".
Beh, questa è un po’ la nostra filosofia. A volte capita di dirsi cose
importanti, magari si attacca un lucchetto, ma lo sappiamo che a questa
età nulla è definitivo».
Lucchetti a parte, il mercato dell’amore continua a pagare. A San
Valentino pasticcieri, fiorai e commercianti confermano di aver avuto
molto da lavorare. E alla multisala cittadina sono piovute tutto il giorno
prenotazioni per il film di Muccino, scelto da molti per trascorrere la
serata del 14. Si è trovata invece "appiedata" quella sera Carolina,
17 anni: «Due settimane fa mi aveva regalato la chiave del lucchetto, poi
in discoteca quando non c’ero, s’è comportato in tutt’altro modo.
Che delusione!».
Attenti, ragazzi! A volte il passaggio da tre metri sopra il cielo a
tre metri sotto terra è rapidissimo.
Alberto Giordano

GIOVANI
- Conversazione al "Da
Vinci". Desiderata: interventi per famiglia, lavoro, ambiente,
integrazione
Ma la
politica non ci piace
di L.G.
Costituzione
in primo piano. Ad alcune ragazze dell’istituto Leonardo da Vinci presenti
alla conferenza di cui trattiamo nell’articolo a parte abbiamo rivolto
un paio di domande: 1. Ti senti vicina alla politica, oggi? 2. Su quali
punti della Costituzione si dovrebbe lavorare?
Le loro risposte.
Simona, 18 anni, di Diano. 1. «Non mi sento vicina alla
politica. Provo indifferenza, ma mi rendo conto che è un grande errore,
in quanto mi riguarda». 2. «Sulla famiglia e i giovani e in modo
particolare sul lavoro, che spesso non si trova».
Nadia, 18 anni, di Alba. 1. «Non molto, ma è un argomento
che m’interessa. Ciò che mi allontana è la situazione confusa e poco
vicina a quelli che dovrebbero essere gli obiettivi della politica». 2.
«La Repubblica dovrebbe lavorare all’integrazione effettiva,
evitando di diffondere attraverso i media idee discriminatorie. Per
l’interesse dei cittadini, mettendo da parte gli egoismi per dedicarsi
alla tutela di chi è in difficoltà».

La platea dell’Istituto magistrale e, nel
riquadro, il relatore Marco Vinci
(foto di Severino Marcato).
Monica e Ilaria, 18 anni, di Alba. 1. «Come la maggior
parte dei giovani non ci interessiamo quanto dovremmo alla politica. Nell’ultimo
anno ci siamo accorte che la politica influenza la nostra vita,
preoccupandoci e cercando d’informarci, saperne di più, conoscere, ma
ci sembra impossibile poter cambiare il nostro Paese…». 2. «Non
crediamo che ci sia da lavorare molto sulla Costituzione, più che altro
si dovrebbe impedire a chi governa di fare leggi in proprio favore, come
aumentarsi lo stipendio...».
Elisa, 18 anni, di Mango. 1. «Vorrei interessarmi di più a
politica e attualità, però risulta complesso farlo perché l’informazione
è inadeguata ad avere una "funzione didattica". Gli aspetti
più evidenziati sono quelli negativi e lo scenario dell’attuale
politica si potrebbe definire imbarazzante». 2. «Credo che i
problemi più evidenti nel Paese siano quelli che riguardano la
quotidianità. I giovani trovano difficoltà a inserirsi nella società e
nel mondo lavorativo. La società non favorisce l’ingresso di
"giovani menti", talvolta costrette alla precarietà e alla
disoccupazione».
Lucia, 18 anni, di Diano. 1. «Mi piacerebbe impegnarmi, ma
il rischio che corre la maggior parte dei giovani è di comprendere sempre
meno e avere chiari solo gli aspetti negativi». 2. «Visti i
problemi che toccano la situazione ambientale del Paese penso sia
indispensabile intensificare gli interventi e i supporti, anche economici,
per diffondere l’utilizzo di energia rinnovabile».
Elena, 18 anni, di Barolo. 1. «Non mi sento vicina alla
politica odierna, sebbene mi sforzi di capirla. Non mi sembra che i
politici siano affidabili e, data l’età media dei parlamentari, non
credo che siano interessati a coinvolgere i giovani». 2. «I
politici dovrebbero lavorare per il bene comune, piuttosto che pensare a
loro stessi. Forse si dovrebbe lavorare sull’integrazione sociale e sui
problemi che molti italiani hanno e che temo non riusciranno a risolvere».
Irene, 19 anni, di Poirino. 1. «Credo nel valore della
politica, anche se non mi rispecchio nelle personalità che sono al
potere, ma credo che la politica debba promuovere e regalare il benessere
e i cittadini debbano avere un occhio di riguardo per la politica». 2.
«Lo Stato dovrebbe garantire maggiore stabilità, soprattutto
economica, alle famiglie, che sono l’unità fondamentale della società.
La famiglia non dovrebbe essere penalizzata, anzi aiutata e sostenuta».
Chiara, 18 anni, di Poirino. 1. «Vedo la politica come
qualcosa di distante e fino a ora non sono stata spinta ad approfondimenti».
2. «Sull’integrazione, perché ancora troppi extracomunitari
vengono considerati diversi e inferiori. A molti di loro non vengono
riconosciuti i titoli di studio e il loro tentativo di trovare una
condizione migliore fallisce».
Nezha, 19 anni, di Treiso. 1. «Seguo la politica italiana
ed estera. È un aspetto importante della vita, ed è utile per
comprendere la società, lo Stato e i fenomeni giuridici. Purtroppo è
abbastanza corrotta». 2. «La Repubblica dovrebbe occuparsi della
famiglia. È un’istituzione fondamentale della società e dev’essere
tutelata. Le famiglie numerose devono ricevere aiuti dallo Stato in tutti
gli ambiti sociali. Ritengo importante l’articolo 1 della Costituzione».
l.g.
60
ANNI
La
Costituzione spiegata ai ragazzi
«La
Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si
muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il
combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la
volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità».
Così Piero Calamandrei, insigne giurista toscano (1889-1956), tra
i padri fondatori della Repubblica italiana, si esprimeva nel suo
discorso agli studenti milanesi un anno prima della sua scomparsa.
Da queste parole il professor Marco Vinci ha iniziato la sua
conversazione sui sessant’anni della Costituzione con i giovani
delle quinte dell’istituto Leonardo da Vinci lo scorso
mercoledì. Docente di storia e filosofia, Vinci è partito dalla
definizione di Costituzione come legge che contempla e tutela i
diritti degli uomini e i rapporti tra loro, nonché come
espressione della divisione dei poteri. Ha quindi tracciato il
cammino storico che ha portato all’elaborazione della
Costituzione: l’Italia usciva dalla seconda guerra mondiale,
aveva vissuto il fascismo e la Resistenza partigiana. Il 2 giugno
1946 il referendum popolare decretava la nascita della Repubblica
e la fine della monarchia. Ci volle un anno e mezzo di lavoro
perché l’Assemblea costituente completasse il lavoro. In quel
frangente la destra e la sinistra italiana misero da parte le loro
diversità per attuare un compromesso di altissimo valore.
l.g. |
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