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Gazzetta d'Alba, n. 7 del 19 febbraio 2008

n. 7 del 19-2-2008
Questa settimana
scelti per voi...

Obiettivo sicurezza
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Riunificazione in alta Langa?
di C.O.

Il Piemonte ha sette "perle"
di SILVANA FENOCCHIO

Parrocchie, scrigni di oggetti d’arte
di PAOLO RASTELLI

55,8 litri di sangue da un solo donatore
di VALTER MANZONE

Due progetti con la Francia
di DIEGO LANZARDO

Bandito presenta progetto
per il mercato settimanale
di VALTER MANZONE

La casa di riposo non apre
di FEDERICO BARBIERI

Una balconata sotto il ponte
di FULVIO LOVISOLO

L’Enoteca conferma Bertello
di ELENA CHIAVERO

Piano di azioni positive
per le pari opportunità
di VALERIA PELLE

Un martire e un testimone
di tolleranza e di libertà

di RAOUL MOLINARI

Cantiere killer
di M.G.O.

Per non morire di lavoro
di M.G.O.

Strigliata da 405 euro
di FEDERICO BARBIERI

Un milione dalle multe
Sicurezza o voglia di cassa?
di FE.BA.

L’amore al tempo di Moccia
di ALBERTO GIORDANO

Ma la politica non ci piace
di L.G.

Al via il toto-candidati
di GIULIO SEGINO

Cara Udc, addio
di M.G.O.

 


 

Anche Alba impazzisce e piazza i suoi lucchetti, ma qui gli adolescenti non sembrano sognare troppo

L’amore al tempo di Moccia

di ALBERTO GIORDANO
 

 

S'è visto bene a San Valentino. Anche Alba ha il suo bel ponte Milvio con i lucchetti degli innamorati come Roma – ma noi siamo più spartani e abbiamo scelto il cavalcavia di via Einaudi... – e può candidarsi di diritto a fare da sfondo al prossimo romanzetto rosa di Federico Moccia. Proprio lui, Moccia: lo scrittore che con fenomeni letterari sentimental-adolescenzali come Tre metri sopra il cielo e Scusa ma ti chiamo amore ha venduto oltre 5 milioni di copie, diventando re del filone librario tanto sfruttato quanto scontato. In ogni caso, piaccia o no, cifre da bestseller americano: chapeau. I denigratori lo tacciano di fare soldi con prodotti di bassissima fattura ai danni delle ragazzine illuse, lui si difende vantandosi di aver fatto riavvicinare i giovani alla lettura. La verità, come al solito, forse sta nel mezzo, anche se non si può negare che il fortunato Federico Moccia sia un gran furbone.

Comunque, quale miglior occasione di San Valentino per indagare fra i giovanissimi che vivono le loro storie d’amore sotto le due torri a colpi di lucchetti?

«Coppie così fanno la fortuna dei fabbri! E poi sono una ragazza, mica una bicicletta!», scherza Chiara, 19 anni. «Se il mio ragazzo mi proponesse di fare una cosa così, lo lascerei immediatamente! È un gesto ridicolo e allo stesso tempo assurdo per piccole storie come le nostre. Chi lo fa è patetico».

È d’accordo Giulio, che vive a Ricca e ha 20 anni, anche se precisa: «Noi giovani non abbiamo svuotato di significato le parole "Ti amo", forse le pronunciamo troppo spesso, magari a volte solo per fare colpo. Ma pure io sono così, vivo giorno per giorno, e se mi va di dire alla mia ragazza che le voglio bene, perché provo quel sentimento anche per un solo istante, lo faccio».

Appoggiano il "partito del lucchetto" Mara e Michele, entrambi del Liceo scientifico, lei 16 anni, lui 17: «Non abbiamo ancora messo il nostro, ma lo faremo sicuramente! Mica ci si scambia le fedi: è un modo per dirsi "ti voglio bene", una cosa carina!».

Mattia invece cita i Negramaro: «In una canzone dicono: "Quanto ti costa dirmi sempre, se tanto sempre è una bugia?". Beh, questa è un po’ la nostra filosofia. A volte capita di dirsi cose importanti, magari si attacca un lucchetto, ma lo sappiamo che a questa età nulla è definitivo».

Lucchetti a parte, il mercato dell’amore continua a pagare. A San Valentino pasticcieri, fiorai e commercianti confermano di aver avuto molto da lavorare. E alla multisala cittadina sono piovute tutto il giorno prenotazioni per il film di Muccino, scelto da molti per trascorrere la serata del 14. Si è trovata invece "appiedata" quella sera Carolina, 17 anni: «Due settimane fa mi aveva regalato la chiave del lucchetto, poi in discoteca quando non c’ero, s’è comportato in tutt’altro modo. Che delusione!».

Attenti, ragazzi! A volte il passaggio da tre metri sopra il cielo a tre metri sotto terra è rapidissimo.

Alberto Giordano


      

  
GIOVANI
- Conversazione al "Da Vinci". Desiderata: interventi per famiglia, lavoro, ambiente, integrazione

Ma la politica non ci piace

di L.G.
   

Costituzione in primo piano. Ad alcune ragazze dell’istituto Leonardo da Vinci presenti alla conferenza di cui trattiamo nell’articolo a parte abbiamo rivolto un paio di domande: 1. Ti senti vicina alla politica, oggi? 2. Su quali punti della Costituzione si dovrebbe lavorare?

Le loro risposte.

Simona, 18 anni, di Diano. 1. «Non mi sento vicina alla politica. Provo indifferenza, ma mi rendo conto che è un grande errore, in quanto mi riguarda». 2. «Sulla famiglia e i giovani e in modo particolare sul lavoro, che spesso non si trova».

Nadia, 18 anni, di Alba. 1. «Non molto, ma è un argomento che m’interessa. Ciò che mi allontana è la situazione confusa e poco vicina a quelli che dovrebbero essere gli obiettivi della politica». 2. «La Repubblica dovrebbe lavorare all’integrazione effettiva, evitando di diffondere attraverso i media idee discriminatorie. Per l’interesse dei cittadini, mettendo da parte gli egoismi per dedicarsi alla tutela di chi è in difficoltà».

La platea dell'Istituto magistrale e, nel riquadro, il relatore Marco Vinci.
La platea dell’Istituto magistrale e, nel riquadro, il relatore Marco Vinci
(foto di Severino Marcato).

Monica e Ilaria, 18 anni, di Alba. 1. «Come la maggior parte dei giovani non ci interessiamo quanto dovremmo alla politica. Nell’ultimo anno ci siamo accorte che la politica influenza la nostra vita, preoccupandoci e cercando d’informarci, saperne di più, conoscere, ma ci sembra impossibile poter cambiare il nostro Paese…». 2. «Non crediamo che ci sia da lavorare molto sulla Costituzione, più che altro si dovrebbe impedire a chi governa di fare leggi in proprio favore, come aumentarsi lo stipendio...».

Elisa, 18 anni, di Mango. 1. «Vorrei interessarmi di più a politica e attualità, però risulta complesso farlo perché l’informazione è inadeguata ad avere una "funzione didattica". Gli aspetti più evidenziati sono quelli negativi e lo scenario dell’attuale politica si potrebbe definire imbarazzante». 2. «Credo che i problemi più evidenti nel Paese siano quelli che riguardano la quotidianità. I giovani trovano difficoltà a inserirsi nella società e nel mondo lavorativo. La società non favorisce l’ingresso di "giovani menti", talvolta costrette alla precarietà e alla disoccupazione».

Lucia, 18 anni, di Diano. 1. «Mi piacerebbe impegnarmi, ma il rischio che corre la maggior parte dei giovani è di comprendere sempre meno e avere chiari solo gli aspetti negativi». 2. «Visti i problemi che toccano la situazione ambientale del Paese penso sia indispensabile intensificare gli interventi e i supporti, anche economici, per diffondere l’utilizzo di energia rinnovabile».

Elena, 18 anni, di Barolo. 1. «Non mi sento vicina alla politica odierna, sebbene mi sforzi di capirla. Non mi sembra che i politici siano affidabili e, data l’età media dei parlamentari, non credo che siano interessati a coinvolgere i giovani». 2. «I politici dovrebbero lavorare per il bene comune, piuttosto che pensare a loro stessi. Forse si dovrebbe lavorare sull’integrazione sociale e sui problemi che molti italiani hanno e che temo non riusciranno a risolvere».

Irene, 19 anni, di Poirino. 1. «Credo nel valore della politica, anche se non mi rispecchio nelle personalità che sono al potere, ma credo che la politica debba promuovere e regalare il benessere e i cittadini debbano avere un occhio di riguardo per la politica». 2. «Lo Stato dovrebbe garantire maggiore stabilità, soprattutto economica, alle famiglie, che sono l’unità fondamentale della società. La famiglia non dovrebbe essere penalizzata, anzi aiutata e sostenuta».

Chiara, 18 anni, di Poirino. 1. «Vedo la politica come qualcosa di distante e fino a ora non sono stata spinta ad approfondimenti». 2. «Sull’integrazione, perché ancora troppi extracomunitari vengono considerati diversi e inferiori. A molti di loro non vengono riconosciuti i titoli di studio e il loro tentativo di trovare una condizione migliore fallisce».

Nezha, 19 anni, di Treiso. 1. «Seguo la politica italiana ed estera. È un aspetto importante della vita, ed è utile per comprendere la società, lo Stato e i fenomeni giuridici. Purtroppo è abbastanza corrotta». 2. «La Repubblica dovrebbe occuparsi della famiglia. È un’istituzione fondamentale della società e dev’essere tutelata. Le famiglie numerose devono ricevere aiuti dallo Stato in tutti gli ambiti sociali. Ritengo importante l’articolo 1 della Costituzione».

l.g.
   

60 ANNI
La Costituzione spiegata ai ragazzi

«La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità». Così Piero Calamandrei, insigne giurista toscano (1889-1956), tra i padri fondatori della Repubblica italiana, si esprimeva nel suo discorso agli studenti milanesi un anno prima della sua scomparsa. Da queste parole il professor Marco Vinci ha iniziato la sua conversazione sui sessant’anni della Costituzione con i giovani delle quinte dell’istituto Leonardo da Vinci lo scorso mercoledì. Docente di storia e filosofia, Vinci è partito dalla definizione di Costituzione come legge che contempla e tutela i diritti degli uomini e i rapporti tra loro, nonché come espressione della divisione dei poteri. Ha quindi tracciato il cammino storico che ha portato all’elaborazione della Costituzione: l’Italia usciva dalla seconda guerra mondiale, aveva vissuto il fascismo e la Resistenza partigiana. Il 2 giugno 1946 il referendum popolare decretava la nascita della Repubblica e la fine della monarchia. Ci volle un anno e mezzo di lavoro perché l’Assemblea costituente completasse il lavoro. In quel frangente la destra e la sinistra italiana misero da parte le loro diversità per attuare un compromesso di altissimo valore.

l.g.