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Spazi.
Questo hanno chiesto i giovani di Entropia –e un centinaio di
ragazzi – con una piccola manifestazione di protesta contro la chiusura
del locale, avvenuta nelle settimane scorse. Alba è una città alle prese
con la cronica mancanza di spazi per i giovani.
Una ragazza, impegnata nel volontariato, racconta: «Il Centro
giovani è chiuso la domenica. Per ottenere altri spazi, ci sono mille
difficoltà e resistenze: poca voglia di collaborare, diffidenza. Una
volta superate le resistenze "personali", iniziano le
difficoltà burocratiche: firma il foglio, lascialo in Comune, aspetta l’autorizzazione,
vai a ritirare le chiavi, riportale il lunedì. Se conosci qualcuno, trovi
vita più facile, è logico. Altrimenti, passa la voglia di provarci».

Un’immagine d’archivio di giovani al
centro "H Zone" di piazzale Beausoleil
(foto di Severino Marcato).
Prezzi elevati. «Abbiamo una certa difficoltà a utilizzare la
sala prove musicali», racconta un ragazzo. «Il prezzo è molto
alto e, comunque, mi sembra che gli operatori abbiano poca voglia di
metterla a disposizione. E poi, è chiusa la domenica, il giorno in cui
concentriamo gran parte della nostra attività».
La palla al Comune. «È vero: il centro giovani H Zone è
sottoutilizzato». Non ha dubbi l’assessore Ivana Brignolo, che afferma
di «essere al corrente della situazione e della mancanza di spazi»,
ammettendo che «il Comune potrebbe fare di più». La colpa, secondo l’Assessore,
è anche della mancanza di risorse: annullati i fondi provinciali
destinati alle attività rivolte ai giovani, non resta che raschiare dal
bilancio comunale.
H Zone. Non molto tempo fa si salutava l’apertura del centro
giovani H Zone come un salto di qualità. Tanti soldi spesi, ma
anche tanto entusiasmo per una struttura nuova fiammante, spazio di
aggregazione "tanto per trovarsi", ma anche per iniziative
strutturate; sala prove musicali, sala per concerti e convegni… Poi, l’abbandono
del primo gestore, più volte vittima delle visite di malintenzionati, e
il subentro della cooperativa Orso.

Ivana Brignolo Miroglio.
Domeniche. «La cooperativa lavora molto bene», spiega Ivana
Brignolo Miroglio, «soprattutto nell’organizzazione di attività
educative per giovanissimi e giovani. Di certo, non riesce a coprire le
domeniche, né si riesce a rendere il Centro un vero e proprio spazio di
aggregazione in cui i ragazzi possano andare anche senza far nulla, con il
solo scopo di radunarsi. A giugno, scade l’appalto. È possibile che, ad
essa, venga affiancato un altro soggetto. Comunque, qualche cosa deve
cambiare nella gestione, per sfruttare appieno le potenzialità del Centro».
Autogestione? E se fossero gli stessi giovani ad autogestirsi? «Non
è facile. Ci abbiamo già pensato, ma abbiamo constatato che i veri
problemi nascono da lacci e laccioli delle pratiche burocratiche. I
giovani sono poco propensi ad avere a che fare con la pubblica
Amministrazione. Per quanto riguarda gli adulti… Beh, per il momento
abbiamo ancora trovato nessuno che voglia assumersi la responsabilità.
Non dimentichiamo che esistono anche spazi all’aperto per gli skaters,
spazi per i murales. Peccato che i graffitari considerino più
attraenti altri luoghi, forse per trasgressione. La Casa del volontariato,
che pure è dedicata alle associazioni (pare che molti spazi siano ancora
liberi, ndr), potrebbe essere disponibile anche per attività
giovanili».
Cinema vekkio. Sarà, ma sembra che questa realtà asfittica di
lacci e laccioli, di carte, di autorizzazioni e di burocrati sia fenomeno
peculiare, come l’albesità o il tartufo. A qualche chilometro di
distanza, il Cinema vekkio di Corneliano lavora con i giovani da
anni, coinvolgendoli nella gestione dei locali. Peraltro, non si tratta
dell’unico esempio. Forse che, in Langa e Roero, albergano giovani più
volenterosi che in città? Oforse amministrazioni meno pigre?
a.c.

GRAN FESTA
- Via alla trentaduesima edizione con un
convegno sul consumo consapevole e l’incontro con la Juventus
Vinum si fa solidale
di ELISA PASCHETTA
Nel
primo pomeriggio di giovedì 24 aprile, presso il palazzo mostre e
congressi di piazza Medford si è parlato in un convegno di vino e salute.
L’iniziativa è stata promossa, alla vigilia della trentaduesima
edizione di Vinum, dall’Osservatorio nazionale sul consumo
consapevole del vino, presieduto da Tomaso Zanoletti. I lavori sono stati
introdotti dal direttore generale dell’Asl Cn2 Alba-Bra Giovanni
Monchiero e dal presidente dell’ente turismo Alba, Bra, Langhe e
Roero Fausto Perletto.

Taglio del nastro. Via alla
trentaduesima edizione nel segno della solidarietà
e del buon bere. La Juventus spopola e gli incontri segnalano il tutto
esaurito.
Vinum prosegue dal primo al quattro maggio.
Hanno preso poi la parola il gastroenterologo del Policlinico di Monza
Attilio Giacosa e la nutrizionista Mariangela Rondanelli, docente dell’Università
di Pavia.
«Bere vino con moderazione non solo non fa male, ma addirittura
allunga la vita e riduce il rischio di sviluppare varie malattie», ha
esordito il professor Giacosa. «L’abuso di alcol, al contrario, è
sempre nocivo. Inoltre è opportuno distinguere il vino dalle altre
bevande alcoliche: le stragi del sabato sera non sono certo causate da un
bicchiere in più a pasto. Il vino non va demonizzato, ma consumato
consapevolmente. Favorisce la longevità, migliora il controllo del
diabete, ritarda la comparsa del morbo di Alzheimer, aumenta la formazione
di colesterolo buono, protegge cuore e circolazione. Uno studio del 1995,
realizzato a Copenhagen, ha dimostrato che chi beve regolarmente vino a
piccole dosi vive più a lungo di astemi e forti bevitori. Questo
vantaggio non si verifica però tra chi consuma birra o superalcolici. Un’altra
area d’interesse è quella legata alle problematiche neurologiche. È
stata notata una correlazione statistica positiva tra un consumo corretto
di vino e la diminuzione del rischio di essere colpiti da ictus o episodi
di ischemia. Due bicchieri di vino al giorno per gli uomini e uno per le
donne non curano le malattie, ma prevengono e riducono il rischio di
sviluppare gravi disturbi cardiovascolari e neurologici».

L’assegno consegnato a Giovanni Cobolli
Gigli (foto Marcato).
Nella stessa giornata, alle ore 18, al Teatro sociale erano presenti,
per un’inconsueta anticipazione di Vinum, il presidente della
Juventus Giovanni Cobolli Gigli, l’allenatore del club bianconero
Claudio Ranieri e il team manager Gianluca Pessotto. Massimo
Corrado, presidente di Go wine, ha consegnato alla società
bianconera un assegno di 6 mila euro, stanziato dagli organizzatori di Vinum
e dall’Amministrazione albese a favore del service che la
squadra compie per il reparto neonatale dell’ospedale Sant’Anna.
Il club è stato premiato inoltre con la Cantina di Vinum, una
selezione di duecento bottiglie dei migliori vini della zona, per i suoi
meriti sportivi e per il suo impegno sociale. La Juventus ha donato il
pallone usato in allenamento, autografato dall’intera squadra e le
maglie invernali di due tra i suoi giocatori più amati: Pavel Nedved e
Alessandro del Piero. Casacche e pallone sono stati acquistati nel corso
di un’asta benefica condotta da Roberto Cerrato, capo di gabinetto del
Sindaco e responsabile del centro culturale San Giuseppe. I fondi
raccolti sono stati, anch’essi, versati alla Fondazione del Sant’Anna.
Elisa Paschetta

Claudio Ranieri e Gianluca Pessotto.
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