Gazzetta d'Alba online Logo San Paolo
 

 
Gazzetta d'Alba, n. 17 del 29 aprile 2008

n. 17 del 29-4-2008
Questa settimana
scelti per voi...

Ragazzi in cerca di spazi
di A.C.

Vinum si fa solidale
di ELISA PASCHETTA

Le ruspe al Pinot Gallizio
di A.G.

Berruti. Un artista
da Verduno a Pechino

di ADRIANA RICCOMAGNO

Colline da turismo
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Chiesa centenaria a Priocca
di A.M.

C’è troppo blu nella sosta
di ALESSANDRO CASSINELLI

La Zizzola centro culturale
di DIEGO LANZARDO

Dallorto:«Il mattatoio?
Meglio rifarlo fuori città»
di VALTER MANZONE

Cherasco piange la scomparsa
del pittore Romano Reviglio

di C.L.

Cimitero, c'è posto per tutti
di ROBERTA BERTERO

Commendator Giovanni Bruno,
«numero uno per eccellenza»

di RAOUL MOLINARI

Bel Paese a crescita zero
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Sos famiglie in piazza Duomo
di M.G.O.

 


 

GOVONE - Accolta la richiesta di un govonese che vuole una sepoltura non cattolica. Individuata l’area apposita

Cimitero, c’è posto per tutti

di ROBERTA BERTERO
 

 

Sono molte le trasformazioni che la nostra società sta vivendo: si parla sempre più spesso di multietnicità, termine col quale si cerca di descrivere comunità caratterizzate dalla convivenza di ceppi etnici differenti per lingua, cultura, usanze e religioni. Questi mutamenti si respirano nella vita di tutti i giorni, anche nei Comuni del Roero, in riferimento a questioni pratiche, che prima o poi tutti dovranno affrontare. Nell’ultimo Consiglio comunale di Govone è stata aperta una discussione sul cimitero comunale, e su dove debbano essere sepolte le persone professanti fedi diverse da quella cattolica. La questione si è aperta in seguito alla richiesta, proveniente da un cittadino govonese di un’altra confessione religiosa, volta a ottenere uno spazio nel cimitero comunale.

«I nostri cimiteri – spiega il sindaco Giampiero Novara – sono cattolici per definizione, ma il Comune è obbligato a seppellire le salme delle persone che professano altre religioni».

Il cimitero di Govone nasce come cimitero cattolico, ed è stato ampliato nei primi anni Novanta, è dotato, inoltre, di un Piano regolatore cimiteriale. Quest’ultimo, realizzato nel 1998, ha al suo interno proprio la risposta alla domanda posta in precedenza. Esso prevede, oltre alle sepolture di rito cattolico, dei reparti speciali per la sepoltura di salme di persone professanti un culto diverso. In un’area del cimitero, secondo specifiche disposizioni regolamentari, l’Amministrazione può concedere uno spazio adeguato ai soggetti di altra confessione religiosa che ne facciano richiesta. È specificato, inoltre, che le spese maggiori per le opere necessarie per tali reparti, dovranno essere a carico dei richiedenti. L’iter prevede, quindi, la richiesta al Comune per il nullaosta, cui seguiranno le pratiche classiche. Nel caso specifico, il Consiglio comunale ha dato all’unanimità voto favorevole affinché la proposta del govonese potesse procedere verso la sua attuazione. Il Comune attende ora che il cittadino presenti il progetto, che verrà valutato dai servizi preposti. Dovrà essere presa in considerazione, anche, la compatibilità con le normative predisposte dall’Asl. «È stato importante per noi – specifica il Sindaco – andare a individuare all’interno del cimitero un’area decentrata, rispetto a quella destinata al culto cattolico, da destinare alle altre professioni religiose, in modo che tutte le confessioni e le rispettive tradizioni ricevano il massimo rispetto possibile».

Roberta Bertero


      

   
GENTE DI CASA NOSTRA

Commendator Giovanni Bruno,
«numero uno per eccellenza»

di RAOUL MOLINARI
   

Alba appare come città sulla cresta dell’onda per commercio e per industria con un’immagine, a volte un po’ guascona, di un tessuto sociale dedito soprattutto ad attività folklorico-gastronomiche e a superficialità nazionalpopolari. Se, invece, ci proviamo a scavare in profondità, scopriamo tutto un fervore di impegno fatto di volontariato e professionalità di ispirazione sia cattolica che laica, finalizzato a portare un contributo in tutte quelle sfere di bisogno cui non riescono a sopperire i pubblici servizi. Questo spirito di dedizione a favore del prossimo si è consolidato nel tempo con evidenti ricadute su quello che oggi viene definito "inserimento" e che nelle varie ondate di immigrazione ha fortemente contribuito a superare l’intolleranza e ad accettare il "diverso" per colore e cultura. In quest’ottica si sono anche collocate le iniziative di grandi aziende industriali illuminate come la Ferrero e, in particolare, la Miroglio nelle persone dei compianti ragionier Franco e signora Gabriella. La sensibilità della nostra gente ha contribuito, poi, a far crescere, in città e sul territorio, associazioni a favore del prossimo, che hanno raggiunto numeri di adesioni record in rapporto alla popolazione: una di queste è l’Avis.

Giovanni Bruno.Proprio in questi giorni è venuto a mancare a questa associazione non soltanto la tessera numero uno, ma il numero uno per eccellenza: il commendator Giovanni Bruno, meglio conosciuto come "BrunoAvis". Nato ad Enna nel 1921, era arrivato ad Alba dopo gli sbandamenti militari seguiti all’8 settembre. Mi gratificò della sua amicizia sin dai primi anni del dopoguerra. Conservo di lui una cara immagine, anche se lontana, di quando, all’angolo di via Maestra, vendeva limoni, e di quando aprì il primo negozietto in via Cuneo con una gran voglia di inserirsi e quindi di diventare uno di noi. Negli anni Cinquanta, in via Giacosa, aprì una pizzeria, una vera e propria novità per Alba e per i tempi. Quel locale era un porto di mare, un ritrovo sia di gente semplice che di grandi artisti chiamati in quel momento ad Alba da Pinot Gallizio. Da uomo di buon cuore, Giovanni Bruno assicurava agli allora squattrinati artisti la sopravvivenza, ottenendo in cambio estemporanei murali, che trasformarono il locale in un’autentica opera d’arte moderna. Purtroppo, per l’evolversi dei tempi, quegli originali affreschi sono andati perduti. Quasi in contemporanea, la pizzeria divenne anche la prima sede dell’Avis; infatti il sodalizio, nato ad Alba su ispirazione del professor Renzo Carusi, allora primario di medicina al San Lazzaro, ebbe in Bruno il suo primo appassionato promotore. La loro intesa fu perfetta forse perché entrambi di origine sicula verace. L’intraprendenza e la passione di Giovanni Bruno furono così forti che, in poco tempo, il sodalizio si rafforzò tanto da superare, nel 1961, una scissione interna.

Dopo Carusi, due altri autorevoli medici si susseguirono alla presidenza: il dottor Giuseppe Grimaldi e il dottor Tommaso Abrate. Nel 1968 fu eletto presidente proprio Giovanni Bruno, che ricoprì tale carica, ininterrottamente, fino al 1980. Durante il suo mandato diede vita a interventi organizzativi determinanti: nel 1972 venne acquistato come nuova sede dell’Avis il fabbricato di via Pierino Belli e, a seguito poi di una sottoscrizione popolare e con il contributo del Lions Club, l’Avis venne dotata dell’autoemoteca, automezzo determinante per la raccolta di sangue sul territorio. Con lui, il servizio a favore di chi necessitava di trasfusioni era attivo a ogni ora del giorno e della notte. Anch’io fui fra quelli che ne ebbero bisogno: una brutta notte, una mia sorella, a seguito di parto domiciliare, a causa di una forte emorragia, ebbe necessità urgente di trasfusione; mi recai all’ospedale di Alba e vidi venirmi incontro proprio la figura di Bruno, che aveva trovato il donatore. Il suo pronto intervento liberò tutti noi dal pericolo di una tragedia familiare.

Lo incontrai recentemente: faticava a parlare e a camminare, la sua robusta e forte fibra stava cedendo; non il suo spirito, ancora proteso verso le necessità del prossimo.

Raoul Molinari