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Sono
molte le trasformazioni che la nostra società sta vivendo: si parla
sempre più spesso di multietnicità, termine col quale si cerca di
descrivere comunità caratterizzate dalla convivenza di ceppi etnici
differenti per lingua, cultura, usanze e religioni. Questi mutamenti si
respirano nella vita di tutti i giorni, anche nei Comuni del Roero, in
riferimento a questioni pratiche, che prima o poi tutti dovranno
affrontare. Nell’ultimo Consiglio comunale di Govone è stata aperta una
discussione sul cimitero comunale, e su dove debbano essere sepolte le
persone professanti fedi diverse da quella cattolica. La questione si è
aperta in seguito alla richiesta, proveniente da un cittadino govonese di
un’altra confessione religiosa, volta a ottenere uno spazio nel cimitero
comunale.
«I nostri cimiteri – spiega il sindaco Giampiero Novara – sono
cattolici per definizione, ma il Comune è obbligato a seppellire le salme
delle persone che professano altre religioni».
Il cimitero di Govone nasce come cimitero cattolico, ed è stato
ampliato nei primi anni Novanta, è dotato, inoltre, di un Piano
regolatore cimiteriale. Quest’ultimo, realizzato nel 1998, ha al suo
interno proprio la risposta alla domanda posta in precedenza. Esso
prevede, oltre alle sepolture di rito cattolico, dei reparti speciali per
la sepoltura di salme di persone professanti un culto diverso. In un’area
del cimitero, secondo specifiche disposizioni regolamentari, l’Amministrazione
può concedere uno spazio adeguato ai soggetti di altra confessione
religiosa che ne facciano richiesta. È specificato, inoltre, che le spese
maggiori per le opere necessarie per tali reparti, dovranno essere a
carico dei richiedenti. L’iter prevede, quindi, la richiesta al
Comune per il nullaosta, cui seguiranno le pratiche classiche. Nel caso
specifico, il Consiglio comunale ha dato all’unanimità voto favorevole
affinché la proposta del govonese potesse procedere verso la sua
attuazione. Il Comune attende ora che il cittadino presenti il progetto,
che verrà valutato dai servizi preposti. Dovrà essere presa in
considerazione, anche, la compatibilità con le normative predisposte dall’Asl.
«È stato importante per noi – specifica il Sindaco – andare a
individuare all’interno del cimitero un’area decentrata, rispetto a
quella destinata al culto cattolico, da destinare alle altre professioni
religiose, in modo che tutte le confessioni e le rispettive tradizioni
ricevano il massimo rispetto possibile».
Roberta Bertero

GENTE DI CASA
NOSTRA
Commendator Giovanni Bruno,
«numero uno per eccellenza»
di
RAOUL MOLINARI
Alba
appare come città sulla cresta dell’onda per commercio e per industria
con un’immagine, a volte un po’ guascona, di un tessuto sociale dedito
soprattutto ad attività folklorico-gastronomiche e a superficialità
nazionalpopolari. Se, invece, ci proviamo a scavare in profondità,
scopriamo tutto un fervore di impegno fatto di volontariato e
professionalità di ispirazione sia cattolica che laica, finalizzato a
portare un contributo in tutte quelle sfere di bisogno cui non riescono a
sopperire i pubblici servizi. Questo spirito di dedizione a favore del
prossimo si è consolidato nel tempo con evidenti ricadute su quello che
oggi viene definito "inserimento" e che nelle varie ondate di
immigrazione ha fortemente contribuito a superare l’intolleranza e ad
accettare il "diverso" per colore e cultura. In quest’ottica
si sono anche collocate le iniziative di grandi aziende industriali
illuminate come la Ferrero e, in particolare, la Miroglio nelle
persone dei compianti ragionier Franco e signora Gabriella. La
sensibilità della nostra gente ha contribuito, poi, a far crescere, in
città e sul territorio, associazioni a favore del prossimo, che hanno
raggiunto numeri di adesioni record in rapporto alla popolazione:
una di queste è l’Avis.
Proprio in questi giorni è venuto a mancare a questa associazione non
soltanto la tessera numero uno, ma il numero uno per eccellenza: il
commendator Giovanni Bruno, meglio conosciuto come "BrunoAvis".
Nato ad Enna nel 1921, era arrivato ad Alba dopo gli sbandamenti militari
seguiti all’8 settembre. Mi gratificò della sua amicizia sin dai primi
anni del dopoguerra. Conservo di lui una cara immagine, anche se lontana,
di quando, all’angolo di via Maestra, vendeva limoni, e di quando aprì
il primo negozietto in via Cuneo con una gran voglia di inserirsi e quindi
di diventare uno di noi. Negli anni Cinquanta, in via Giacosa, aprì una
pizzeria, una vera e propria novità per Alba e per i tempi. Quel locale
era un porto di mare, un ritrovo sia di gente semplice che di grandi
artisti chiamati in quel momento ad Alba da Pinot Gallizio. Da uomo di
buon cuore, Giovanni Bruno assicurava agli allora squattrinati artisti la
sopravvivenza, ottenendo in cambio estemporanei murali, che trasformarono
il locale in un’autentica opera d’arte moderna. Purtroppo, per l’evolversi
dei tempi, quegli originali affreschi sono andati perduti. Quasi in
contemporanea, la pizzeria divenne anche la prima sede dell’Avis;
infatti il sodalizio, nato ad Alba su ispirazione del professor Renzo
Carusi, allora primario di medicina al San Lazzaro, ebbe in Bruno
il suo primo appassionato promotore. La loro intesa fu perfetta forse
perché entrambi di origine sicula verace. L’intraprendenza e la
passione di Giovanni Bruno furono così forti che, in poco tempo, il
sodalizio si rafforzò tanto da superare, nel 1961, una scissione interna.
Dopo Carusi, due altri autorevoli medici si susseguirono alla
presidenza: il dottor Giuseppe Grimaldi e il dottor Tommaso Abrate. Nel
1968 fu eletto presidente proprio Giovanni Bruno, che ricoprì tale
carica, ininterrottamente, fino al 1980. Durante il suo mandato diede vita
a interventi organizzativi determinanti: nel 1972 venne acquistato come
nuova sede dell’Avis il fabbricato di via Pierino Belli e, a seguito poi
di una sottoscrizione popolare e con il contributo del Lions Club, l’Avis
venne dotata dell’autoemoteca, automezzo determinante per la raccolta di
sangue sul territorio. Con lui, il servizio a favore di chi necessitava di
trasfusioni era attivo a ogni ora del giorno e della notte. Anch’io fui
fra quelli che ne ebbero bisogno: una brutta notte, una mia sorella, a
seguito di parto domiciliare, a causa di una forte emorragia, ebbe
necessità urgente di trasfusione; mi recai all’ospedale di Alba e vidi
venirmi incontro proprio la figura di Bruno, che aveva trovato il
donatore. Il suo pronto intervento liberò tutti noi dal pericolo di una
tragedia familiare.
Lo incontrai recentemente: faticava a parlare e a camminare, la sua
robusta e forte fibra stava cedendo; non il suo spirito, ancora proteso
verso le necessità del prossimo.
Raoul Molinari
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