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Gazzetta d'Alba, n. 17 del 29 aprile 2008

n. 17 del 29-4-2008
Questa settimana
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Bel Paese a crescita zero
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Sos famiglie in piazza Duomo
di M.G.O.

 


 

L’intervista -Francesco Villani direttore dell’Unione industriale di Cuneo

Bel Paese a crescita zero

di MARIA GRAZIA OLIVERO
 

 

Gli industriali: «Occorre un’adeguata riforma del welfare per rendere più flessibile il mercato del lavoro, anche se, grazie alla legge Biagi, nel decennio 1997-2007 sono stati creati 3,13 milioni di nuovi posti di lavoro, con la riduzione del tasso di disoccupazione».
«Il "caso Italia": nei comportamenti sindacali, nella politica economica, nel funzionamento della giustizia, nella pubblica Amministrazione e nell’opinione pubblica non si sono affermati atteggiamenti coerenti con il regime della moneta unica»
  

Non ha dubbi il presidente di Confindustria Cuneo Antonio Antoniotti: «La nostra recente indagine congiunturale evidenzia un calo generalizzato dei principali indicatori macroeconomici. L’economia italiana viaggia verso la crescita zero nel 2008». Ne parliamo con il direttore dell’organizzazione degli industriali cuneesi Francesco Villani.

  • Si prevede una difficile congiuntura alle porte: economia a crescita zero?

«Sì. Il Paese sta viaggiando verso la crescita zero nel 2008. Ai livelli attuali il caropetrolio sottrae 0,6 punti alla dinamica del Pil, la rivalutazione del cambio ne toglie 0,2 (e altri 0,4 nel 2009). La mancata crescita economica riguarda tutti i Paesi industrializzati europei, ma il "caso Italia" è del tutto particolare: nei comportamenti sindacali, nella politica economica, nel funzionamento della giustizia, nell’efficienza della pubblica Amministrazione, nell’opinione pubblica non si sono affermati comportamenti e atteggiamenti coerenti con il regime della moneta unica. Il rischio recessione in Usa non è scongiurato: i consumatori tenderanno a ripristinare un più alto tasso di risparmio».

  • Perché l’Italia non riesce a crescere?

«Dal ’97 a oggi il nostro Paese ha registrato la peggiore performance di crescita (con l’eccezione del Giappone) tra i Paesi industrializzati. Il Pil è salito dell’1,5% medio annuo, il peggior risultato del dopoguerra. Negli anni Duemila la dinamica è stata ulteriormente frenata (1,1%). Ciò è avvenuto mentre il sistema mondiale ha sperimentato il più florido e intenso periodo di espansione della storia (tenuto conto del numero di nazioni e della quota di popolazioni coinvolte). Anche rispetto al resto dell’Europa, che pure non è stata molto dinamica, abbiamo sfigurato: il Pil italiano è aumentato dello 0,9% in meno all’anno tra 1997 e 2007; se fosse cresciuto negli ultimi 15 anni come il resto dei Paesi europei, sarebbe oggi di 225 miliardi di euro più alto. Pensiamo quanti investimenti indispensabili per il nostro Paese si sarebbero potuti portare a termine!».

  • Quali sono le ragioni di questa crescita mancata?

«Le ragioni della lenta crescita italiana non possono essere cercate solo fuori dai confini nazionali (la globalizzazione, le nuove tecnologie, l’euro, lo scoppio delle bolle finanziarie), ma vanno trovate dentro il Paese, rivelatosi incapace di adattarsi in tempi rapidi al mutato contesto competitivo, di cogliere le opportunità dei profondi cambiamenti, di adeguarsi in ogni aspetto della vita sociale alla disciplina imposta dall’adesione alle regole europee».

  • Che cosa serve al nostro Paese?

«L’Italia ha bisogno di ricominciare subito a crescere e questo non potrà avvenire senza grandi riforme strutturali, che toccano temi di diversa natura: economica, sociale, politica. Occorre innanzitutto un’adeguata riforma del welfare, rendere ancora più flessibile il mercato del lavoro, anche se, grazie alle ultime riforme introdotte (vedi legge Biagi), nel decennio 1997-2007 sono stati creati 3,13 milioni di nuovi posti di lavoro, di cui 2,96 dipendenti, con la conseguente riduzione del tasso di disoccupazione che è sceso al 6,1%, inferiore cioè alla media europea e a quelli delle principali nazioni industriali. Sarebbe inutile ripetere la consueta lista dei desideri. Voglio ricordare i punti salienti del programma della neopresidente nazionale degli industriali Emma Marcegaglia: la riforma dei contratti, l’aumento della produttività, la detassazione degli straordinari, la cultura della sicurezza. È assodato che l’Italia necessita inoltre di risanamento dei conti pubblici, di controllo dell’inflazione, di risanamento della pubblica Amministrazione, di riforme fiscali, di lotta all’evasione, di riduzione della spesa sanitaria (6,7% del Pil), di investimenti mirati in formazione, di investimenti sulle infrastrutture, di aumento dei fondi destinati alla ricerca, di colmare il divario tra Nord e Sud».

  • L’Italia è il Paese della piccola impresa, una peculiarità che forse mal si coniuga con la necessità di affrontare i mercati globali. Come si caratterizzano i nostri imprenditori rispetto a quelli stranieri?

«Il numero degli imprenditori italiani è due volte e mezzo più elevato di quello tedesco, due volte quello francese, oltre tre volte quello inglese. Ciò è sintomo di grande vitalità, del prevalere della voglia di fare, della capacità di assumersi rischi. Tuttavia, senza un concreto sostegno da parte delle istituzioni statali, l’imprenditore italiano è spesso costretto ad "andare avanti da solo", incappando spesso in elevati rischi e in una mancata realizzazione dei progetti pianificati. Un altro handicap è la taglia imprenditoriale: le imprese italiane sono troppo piccole per dimensione e spesso un’azienda di piccole dimensioni non è sufficientemente strutturata per affrontare il mare aperto della competizione globale e i costi di investimenti in ricerca. Occorre dunque una crescita dimensionale, che può essere perseguita anche attraverso alleanze. Infatti, la redditività sale man mano che le imprese si strutturano: il Roi (Return on investment) per le società di capitali, anche se compresso negli ultimi anni, è allineato a quello inglese, superiore a quello spagnolo. Tuttavia è minore di quello francese ed è stato nettamente superato dal tedesco».

Maria Grazia Olivero


      

   
CRISI - Cgil, Cisl e Uil hanno presentato in Comune richieste per aiutare i sempre più numerosi nuclei in difficoltà

Sos famiglie in piazza Duomo

di M.G.O.
   

I sindacati chiedono al Comune d intervenire attraverso l aumento della quota pro capite impegnata per la socio-assistenza e l erogazione gratuita dei servizi per le fasce a basso reddito: nido, mensa, doposcuola, trasporti.
   

«Sono necessarie misure urgenti per evitare che gli effetti negativi di breve periodo degli aumenti dei prezzi alimentari non abbiano conseguenze ancora più gravi sulle fasce più povere della popolazione mondiale». Lo ha detto nelle scorse settimane il direttore generale della Fao (l’organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura) Jacques Diouf. Nel suo intervento al primo Forum mondiale dell’industria agro-alimentare a New Delhi, Diouf, ha sottolineato l’importante ruolo che il settore agroindustriale dovrà svolgere per superare le difficoltà. «I prezzi alimentari mondiali sono cresciuti del 45 per cento negli ultimi nove mesi e sul mercato cominciano a scarseggiare riso, frumento e mais».

Accade nel mondo. Forse dovremmo essere più attenti a quanto succede in Paesi nei quali le difficoltà alimentari determinano la vita o la morte delle persone. Eppure quella realtà ci appare lontana. E lo è. Al massimo, ci mancano gli euro per la ricarica del telefono o per il fine settimana al mare, si dice. Non per tutti. Anche nel cuneese si parla sempre più spesso – come Gazzetta ha più volte documentato – di povertà strisciante, che tocca strati sociali fino a ieri esenti dal problema.

Arrivare a fine mese. Famiglie monoreddito, famiglie che devono mandare a scuola i ragazzi, famiglie alle prese con la precarietà di lavoro e abitazione, madri e padri soli con figli da crescere, anziani immigrati. Sono le fasce di popolazione a rischio. Si sono fatti portavoce del problema in piazza Duomo Cgil, Cisl e Uil, che hanno presentato agli assessori al bilancio Carlo Castellengo e ai servizi sociali Raffaella Delsanto alcune proposte. Erano presenti a nome dei sindacati: Francesco Versio, Angelo Vero, Gianfranco Fiori, Carlo Casavecchia, Battista Panero e Luisella Lamberti. Spiega Versio: «Tastiamo ogni giorno il polso della crisi economica: c’è l’anziana con la pensione troppo bassa, ma anche l’operaio monoreddito con due figli, che non riesce a pagare l’affitto. Arrivare a fine mese è per molti un’impresa. Per questo abbiamo proposto alcuni adeguamenti. La soglia dell’Indicatore di situazione economica (Isee) dovrebbe essere elevata – come da accordi tra l’Anci e le sigle sindacali – a 8 mila euro per l’esenzione dalla compartecipazione ai servizi (nido, trasporti alunni, mensa, doposcuola) e da 8 a 16 mila per l’accesso alle agevolazioni».

Ma non basta. Versio: «Chiediamo pure una fascia di esenzione dall’addizionale comunale sino a 10 mila euro e l’integrazione del contributo regionale previsto per il sostegno alle famiglie in difficoltà con il pagamento degli affitti. Proponiamo inoltre che gli over 65 possano viaggiare gratis sui mezzi pubblici in talune ore della giornata, mentre è opportuna una riflessione in merito alle politiche sociali, anche incrementando la quota che il Comune versa al consorzio socio-assistenziale Alba, Langhe e Roero».

Prezzi. Il documento delle organizzazioni sindacali fa riferimento pure al controllo dei prezzi attraverso una commissione congiunta e alla verifica delle azioni intraprese rispetto all’integrazione degli immigrati». Raffaella Delsanto: «Rifletteremo, nei prossimi giorni, in Giunta, dati alla mano, sulle proposte. A maggio è previsto un nuovo incontro di verifica con i sindacati. È in ipotesi un tavolo di confronto aperto anche alle imprese. Le nostre famiglie sono dignitose e restie a chiedere, ma è vero che si avverte una reale difficoltà».

m.g.o.