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Gazzetta d'Alba, n. 18 del 6 maggio 2008

n. 18 del 6-5-2008
Questa settimana
scelti per voi...

Una comunità di 34 paesi
È la proposta della Regione

di A.C.

Levi, l’artista della grappa

Solidali con don Mazzi
di M.G.O.

Sfrattata la Pro loco
di VALTER MANZONE

Passi avanti per la copertura
di
VALTER MANZONE

Nicola Gratteri alla Scuola di pace
di FRANCO BURDESE

Salesiani: sintetico pronto
di FRANCO BURDESE

Protesta contro le Poste
di CORRADO OLOCCO

Protezione civile alla prova
di ELISA PIRA

Marietta (Peppa), il lavoro
come impegno e gratitudine

di RAOUL MOLINARI

Quando i bambini fanno festa
di MARGHERITA RICCI

Mascotte della manifestazione un asinello con le ali "inventato" da Paola Rinaldi

Creativi si diventa a scuola
di ADRIANA RICCOMAGNO 

Più superstore, meno spesa
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Il supermercato per il vitto,
l'outlet per sognare

di VA.MO.

Albadoro: cassa integrazione
di FEDERICO BARBIERI

E ora anche la Cgil reclama
i fondi del sindacato

di FE.BA.

E Vinum ripone i calici
di ELISA PASCHETTA

Tutti entusiasti, tranne i giapponesi
di E.P.

Jazz, due giorni di musica ad Alba
di PIETRO IVALDI

Una magia per la vita
di CRISTIANO LANZARDO

 


 

MONFORTE - L’Unione collinare testerà il Piano intercomunale con un’esercitazione preceduta da incontri formativi

Protezione civile alla prova

di ELISA PIRA
 

 

Si fa concreto l’impegno dell’unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo per l’organizzazione del servizio associato di Protezione civile. Dopo l’adozione del Piano intercomunale, approvato lo scorso anno all’unanimità dai Comuni membri, è giunto il momento di testarne la validità con un’esercitazione che consentirà di stabilirne o meno l’idoneità ed eventualmente di intervenire con integrazioni e modifiche.

Nonostante il passaggio del servizio all’ente collinare, il piano intende mantenere parzialmente divise le competenze tra Comuni e Unione. Ogni Comune dovrà ricorrere a procedure operative d’emergenza e a ogni Sindaco spetterà la nomina di un comitato operativo, mentre un’unità di crisi comunale sarà di supporto per la gestione delle emergenze. Il "livello centrale" del piano, articolato in Comitato operativo intercomunale e Centro di supporto logistico ai Comuni, avrà invece la funzione di gestire aiuti straordinari per i paesi in difficoltà.

La necessità di organizzarsi per affrontare calamità naturali era emersa in seguito all’alluvione del 1994. Il Piano di Protezione civile intercomunale è stato predisposto negli anni scorsi dall’allora assessore alla Protezione civile dell’Unione, Luigi Cabutto, che ha passato poi il testimone al successore Franco Sampò. Quest’ultimo, forte di una decina d’anni di attività nel settore, ha proseguito l’opera del predecessore, ribadendo l’importanza di formazione e informazione, elementi indispensabili per avere volontari preparati ad affrontare l’emergenza. L’esercitazione, che consiste nella simulazione di un evento calamitoso, permetterà di visionare il funzionamento dei vari uffici e degli addetti individuati dal piano e focalizzare gli eventuali problemi. La simulazione sarà preceduta da due cicli di incontri di formazione, ai quali parteciperanno i rappresentanti dei 14 Comuni dell’Unione che saranno coinvolti in caso di emergenza, suddivisi in due gruppi. Il primo si darà appuntamento a Gallo, il 19 e il 26 maggio; il secondo a Monforte, il 21 e il 28. Le serate di formazione saranno tenute dalla ditta Oikos engineering di Alba, che si è occupata della stesura del piano. «Si parlerà del lavoro dei volontari e dell’organizzazione, con particolare attenzione al sistema di allertamento», spiega Sampò. Agli incontri interverrà anche Franco Borio, presidente dell’Ari (Associazione radioamatori italiana) di Alba, la cui collaborazione garantirà all’Unione collinare la copertura della rete di telecomunicazioni in caso di emergenza.

Alle serate di formazione seguirà l’esercitazione simulata vera e propria, che si terrà nei vari paesi, coinvolgendo tutte le unità previste dal piano, da quella di crisi a quella di allertamento. Questa fase sarà seguita dalla stesura di un opuscolo informativo destinato a tutti i residenti nell’Unione, una sorta di vademecum con tutte le norme da seguire in caso di emergenza.

Elisa Pira


      

   
GENTE DI CASA NOSTRA

Marietta (Peppa), il lavoro come impegno
e gratitudine

di RAOUL MOLINARI
   

Luciano De Giacomi, fondatore e per anni gran maestro dell’Ordine dei cavalieri del tartufo e dei vini d’Alba, in una delle sue magistrali conversazioni sulla cucina, dalla sua scranna della "Sala delle maschere" del castello di Grinzane Cavour, aveva dichiarato, quasi come dogma, che i piatti della borghesia benestante e colta dovevano la loro unicità al felice connubio tra la cucina povera contadina con quella ricca e "grassa" della nobiltà. A sostegno della sua tesi affermava che l’esaltazione di quei sapori aveva come protagoniste quelle giovani che dalla campagna portavano nelle case dove prestavano servizio i sapori di cascina e le ricette tramandate negli anni di madre in figlia. Nei palazzi e nelle ville dei professionisti, che in genere erano anche palati raffinati per tradizione familiare, quando queste cuoche-massaie erano ai fornelli, la padrona di casa aveva la certezza di ben figurare con gli ospiti.

Uno di questi palati raffinati era mio nonno, medico a Cortemilia e uomo di grande stazza, amante del cibo non solo di eccellenza, ma anche di quantità. Non era facile accontentarlo, perché pretendeva una grande varietà di proposte e ricchezza di ingredienti e sapori. La padrona di casa, mia nonna, anche lei buongustaia, era persona colta, ottima penna (poetava con facilità sia in lingua che in dialetto ligure e piemontese), ma in cucinaMarietta (Peppa). era un autentico disastro. A questa sua carenza sopperivano l’estro e la capacità di Marietta, regina incontrastata della casa e soprattutto della cucina, che i miei zii e noi nipoti chiamavamo affettuosamente Peppa. Nata a Torre Bormida nel 1892, era entrata a servizio nella nostra casa avita a tredici anni e se ne andò, novantenne, il giorno della sua sepoltura. Era considerata una della famiglia; il suo regno era la buia cucina, il primo luogo dove tutti , sia noi della famiglia che gli ospiti, andavamo a ossequiarla. Anche lei sembrava far parte di quell’arredo, di quei mobili e di quegli utensili vissuti che nessuno era autorizzato a sostituire e nemmeno a utilizzare. Pur essendo di aspetto e di indole dolce, se veniva violato il suo ambiente di lavoro, diventava severa e possessiva, capace di reazioni anche forti. Gli unici momenti in cui abbandonava il suo luogo di battaglia e le sue uniche evasioni erano la prima Messa della domenica e i Vespri. Aveva un suo vezzo, non per vanità ma per rispetto di se stessa e degli altri: presentarsi sempre in ordine, così ogni settimana andava dalla pettinatrice, quella sotto casa per perdere meno tempo. Le tavolate a cui doveva pensare erano infatti numerose: la famiglia contava da sola dieci figli; quando, poi, in occasione delle festività, arrivavano i parenti d’acquisto e i nipoti, bisognava provvedere a una cinquantina di convitati. La nostra casa era notoriamente ospitale, specie il venerdì, giorno di mercato, quando, in visita al nonno, arrivavano amici e colleghi dei paesi vicini. Il pranzo, per tradizione, doveva essere servito nella sala grande, utilizzando le migliori stoviglie di famiglia. Peppa si presentava impeccabile nell’abbigliamento indossando un grembiule nero di raso, che non faceva mai una grinza ed era alleggerito da un bel colletto candido a smerli ricamati. Le sue mani abili sapevano lavorare bene sia nel cucinare i piatti che nel presentarli a tavola. Per i settant’anni di servizio, dalla Camera di commercio le venne assegnato il premio Fedeltà al lavoro. Per lei, vissuta sempre a Cortemilia, salvo brevi visite ai nipoti, raggiungere Cuneo fu un’avventura. Racconta mia cugina che l’accompagnò nel breve percorso di gloria, che, quando fu chiamata al banco della premiazione, Marietta la stringeva così forte, come se si sentisse affogare tra la folla incuriosita e plaudente.

Marietta, oggi che tutti accampiamo più diritti che doveri, ci sembra un’immagine lontana e desueta: quella di chi intende il suo lavoro come impegno e gratitudine nel dare amore a chi ci ha dato fiducia e affetto.

Raoul Molinari