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Gazzetta d'Alba, n. 18 del 6 maggio 2008

n. 18 del 6-5-2008
Questa settimana
scelti per voi...

Una comunità di 34 paesi
È la proposta della Regione

di A.C.

Levi, l’artista della grappa

Solidali con don Mazzi
di M.G.O.

Sfrattata la Pro loco
di VALTER MANZONE

Passi avanti per la copertura
di
VALTER MANZONE

Nicola Gratteri alla Scuola di pace
di FRANCO BURDESE

Salesiani: sintetico pronto
di FRANCO BURDESE

Protesta contro le Poste
di CORRADO OLOCCO

Protezione civile alla prova
di ELISA PIRA

Marietta (Peppa), il lavoro
come impegno e gratitudine

di RAOUL MOLINARI

Quando i bambini fanno festa
di MARGHERITA RICCI

Mascotte della manifestazione un asinello con le ali "inventato" da Paola Rinaldi

Creativi si diventa a scuola
di ADRIANA RICCOMAGNO 

Più superstore, meno spesa
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Il supermercato per il vitto,
l'outlet per sognare

di VA.MO.

Albadoro: cassa integrazione
di FEDERICO BARBIERI

E ora anche la Cgil reclama
i fondi del sindacato

di FE.BA.

E Vinum ripone i calici
di ELISA PASCHETTA

Tutti entusiasti, tranne i giapponesi
di E.P.

Jazz, due giorni di musica ad Alba
di PIETRO IVALDI

Una magia per la vita
di CRISTIANO LANZARDO

 


 

COMMERCIO - Si moltiplicano centri commerciali, ipermercati, città dello shopping. Ma i consumatori sono sempre più avveduti

Più superstore, meno spesa

di MARIA GRAZIA OLIVERO
 

 

Ci si è accorti sotto le torri che pure gli "enonauti", come definisce il sondaggio realizzato on line da www.winenews.it per Vinum 2008 gli appassionati di buoni nettari nostrani, cercano di circoscrivere il budget di spesa: per un week-end nei grandi territori italiani del vino, Barolo in testa, il 29 per cento vuol sborsare da 150 a 200 euro, il 34 da 200 a 250 e solo un misero 2 è disposto a "sacrificare" oltre 550 euro. Non si tratta di tirchieria allo stato puro, ma di «un orientamento alla spesa oculato», suggeriscono gli esperti di Winenews. Il dato collima con quello generale relativo al budget a disposizione in Piemonte. I sabaudi, secondo una recente indagine di Unioncamere, hanno speso in media al mese a famiglia nel 2007, tutto compreso, 2.500 euro, 47 in meno rispetto al 2006, con una riduzione dell’1,8%, lieve, ma significativa. Tutti, anche i giovani – come si può constatare dal sondaggio realizzato da Gazzetta, che pubblichiamo in questa pagina – cercano di limitare o, piuttosto, orientare gli acquisti. Si è disposti a spendere con oculatezza per il cibo, fidandosi del supermercato, che ha sostituito il "vecchio" negoziante, ormai scomparso, ci si concede meno superfluo, ma si cerca nell’abito o nell’accessorio il riscontro alla propria personalità: va bene, dunque, il negozio che piace, magari tagliando qualche altro acquisto. L’outlet –o loshopping completo "alla Mondovicino" per intenderci – attira molto, ma si è consapevoli che qui i prezzi scontati e l’assortimento invogliano a spendere: ci si va, dunque, con un bel gruzzolo, certi di fare affari, ma di svuotare il borsellino...

Maria Grazia Olivero

 I lavori appena avviati per la realizzazione del nuovo Big store di corso Canale, che Dimar pensa di aprire nel 2009, bissando il successo di quello appena avviato in viale Madonna dei fiori a Bra (foto di Severino Marcato).
I lavori appena avviati per la realizzazione del nuovo Big store di corso Canale,
che Dimar pensa di aprire nel 2009, bissando il successo di quello appena avviato
in viale Madonna dei fiori a Bra (foto di Severino Marcato).

  

Il supermercato per il vitto, l’outlet per sognare

Per gli acquisti alimentari albesi e braidesi si rivolgono al supermercato o all’ipermercato. Lo dicono i giovani sentiti da Gazzetta. Per il vitto è praticamente nullo l’utilizzo di negozi specializzati o discount. Per quanto riguarda invece l’abbigliamento si sceglie il risparmio, pur se talvolta i ragazzi intervistati si lasciano conquistare dal marchio, magari più caro, e dagli outlet, che offrono grandi opportunità.

Samuela, studentessa, 25 anni, di Bra: «Faccio acquisti in supermercati e outlet, perché nella maggior parte dei casi la merce – di qualsiasi genere – costa meno».

Caterina, laureanda, 25 anni, di Bra: «Faccio spesa negli outlet e nei centri commerciali insieme alla mia famiglia: una questione di rapporto qualità-prezzo».

Elisa, veterinaria, 25 anni, di Alba: «Preferisco i centri commerciali, per comodità. In questo modo trovo tutto quello che mi serve, senza spostarmi altrove».

Emanuela, studentessa, 23 anni, di Canale: «Adoro i centri commerciali e gli outlet. Acquisto lì, perché ho maggior opportunità di scelta».

Cinzia, 23 anni, studentessa, di Alba: «A mio avviso sono meglio i negozi in città per acquistare oggettistica o abiti non firmati, ma vintage. Vado nei centri commerciali invece quando sono con amiche e ho denaro da spendere: costa meno tutto e si è invogliati ad acquistare».

Valentina, insegnante, 26 anni, di Alba: «Acquisto le provviste di casa dove capita, senza guardare i prezzi, perché ho poco tempo».

Enrico, 23 anni, impiegato, di Pollenzo: «Per gli acquisti di tipo alimentare frequento la grande distribuzione. È una questione di tempo: lì faccio più in fretta. Per l’abbigliamento, invece, oltre che nei negozi, capito in diversi outlet. Adoro fare shopping e risparmio come posso!».

Erika, 30 anni, impiegata di Alba: «Per gli acquisti alimentari mi oriento sui supermercati, perché c’è più scelta e quindi più convenienza. Per gli abiti, mi piace girare e non cerco necessariamente il risparmio».

Alessandra, 35 anni, impiegata di Alba: «I vestiti li acquisto nei negozi: sono abituata così. Ho 2 o 3 negozianti di fiducia, a cui ricorro sempre. Negli outlet vado per curiosità, ma ho mai trovato nulla. Per gli alimentari mi fido del supermercato vicino a casa».

Francesca, 25 anni, diMontà: «Faccio spesa alimentare al supermercato. I vestiti li compro dove capita: acquisto, se vedo un pezzo che mi piace in vetrina. Se vado a Torino, invece, mi reco nei negozi di fiducia, dove sono abituata a trovare le cose che mi piacciono».

va.mo.


      

   
CRISI - 25 lavoratori su 33 sono fermi fino a giugno. Oggi, martedì 6, incontro in Confindustria tra azienda e sindacato

Albadoro: cassa integrazione

di FEDERICO BARBIERI
   

L'Albadoro è di nuovo nella bufera. L’annuncio – nell’aria, ma comunque un fulmine a ciel sereno – è arrivato lunedì scorso: 25 lavoratori sui 33 che operavano all’interno dell’azienda alimentare, sono stati "congelati" in cassa integrazione e non torneranno per certo al proprio posto di lavoro sino al 6 giugno. 

«È stata una manovra di tipo tecnico e commerciale», spiega l’amministratore delegato dell’Albadoro Fabio Luca Franzosi. «Abbiamo dovuto ricorrere alla cassa integrazione ordinaria, perché il costo d’acquisto della semola in questo momento sta calando e qualora continuassimo a produrre, con i magazzini di riserva pieni, creeremmo perdite. Le riserve sono in grado di soddisfare tutti i clienti e pertanto la produzione verrà ripresa soltanto agli inizi di giugno».

Le motivazioni addotte a sostegno del provvedimento hanno scatenato la reazione dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali, pronti a promuovere manifestazioni di protesta. «L’Associazione commercianti albesi», attacca Paolo Capra della Flai-Cgil, «ci aveva accennato qualcosa nelle scorse settimane, ma le modalità con le quali è stato dato l’annuncio da parte dell’azienda sono discutibili: il fatto che il prezzo della semola stia calando non mi sembra una motivazione valida per lasciare in cassa integrazione 25 dipendenti. Si può ricorrere alla cassa integrazione a causa di una crisi oppure per una ristrutturazione aziendale».

L’annuncio dei vertici dell’azienda di corso Asti ha messo in moto il passaparola fra lavoratori e sindacati, che ora non hanno intenzione di stare ad aspettare le decisioni. «La preoccupazione per il destino dell’Albadoro è forte», spiega ancora Capra, «perché in pochi anni siamo arrivati ad avere una trentina di dipendenti e ora 25 vengono messi fuori».

Intanto, è stato convocato per oggi, martedì 6 maggio, un incontro al tavolo della Confindustria di Cuneo: vertici aziendali e parti sindacali proveranno a trovare un’intesa. Qualora la riunione portasse a una fumata nera le organizzazioni di categoria sono pronte a scioperi e manifestazioni: «Visto che si vocifera della prossima apertura di una procedura di mobilità per i lavoratori Albadoro, non ci faremo trovare impreparati».

Federico Barbieri
   

E ora anche la Cgil reclama i fondi del sindacato

Dopo la Uil, la Cgil. Le organizzazioni sindacali pressano da vicino l’Albadoro e la denuncia della Uil – con condanna da parte del giudice del lavoro Giacomo Marson del Tribunale di Alba – verrà seguita questa settimana da quella che verrà inoltrata dalla Cgil. Spiega il sindacalista Paolo Capra: «Riteniamo che dall’aprile 2007 il gruppo Barbero si sia reso colpevole di appropriazione indebita nei confronti della nostra organizzazione sindacale. In Albadoro vi sono diversi lavoratori iscritti alla Cgil e una percentuale della loro busta paga dovrebbe essere trattenuta dall’azienda, la quale s’impegna a trasferirla al sindacato.

È da oltre un anno che Albadoro non versa i fondi alla Cgil e tutte le sollecitazioni non hanno avuto risposta. Ora siamo decisi ad andare fino in fondo: questa settimana contatterò tutti i lavoratori iscritti per inoltrare una raccolta di firme in allegato alla denuncia che avanzeremo o presso il foro di Alba o in alternativa presso quello di Saluzzo».

La storia recente non arride, insomma, al gruppo Barbero, condannato appena due settimane or sono a rifondere alla Uil le somme mancanti dal maggio del 2007 per "condotta antisindacale".

fe.ba.