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I folletti pesacapricci.


    
   G Baby n. 5 maggio 2008 - Home Page

Mancava un solo giorno al tanto atteso esame. Se Primula fosse riuscita a superarlo, sarebbe finalmente diventata un folletto pesacapricci. Interrogata dalla mamma, Primula si esercitava a rispondere scrupolosamente.

«Dunque, tesoro, se un bambino entra in un supermercato e si mette e frignare perché i suoi genitori non vogliono comprargli le caramelle, e poi le macchinine, e poi il pallone che si illumina, che tipo di capriccio dobbiamo curare?».

«Un capriccio lieve, di primo grado!».

«Bene, tu cosa consiglieresti ai genitori?».

«Di non cedere! Con i ricatti a base di lacrime e strepiti non si ottiene nulla!».

«Eccellente, tesoro! Vedo che hai imparato a memoria il contenuto del manuale del perfetto folletto pesacapricci».

Primula si sfregò le orecchie a punta con le alucce rosa scintillanti. Faceva sempre così quando era contenta ed emozionata.

«Mamma, ora ti prego, fammi la domanda più difficile che ti passa per la testa!».

«Allora, ti chiederò cosa deve fare un folletto pesacapricci quando un cucciolo di uomo si arrabbia con i compagni di gioco perché gli hanno sottratto la palla di un possibile gol, e reagisce tirando calci e pugni».

Illustrazione di Marina e Annalisa Durante.

«Come sempre, divento invisibile e mi avvicino all’orecchio del bambino. Gli spiego che non bisogna mai alzare le mani. Poi gli suggerisco che con un atteggiamento violento passa dalla parte del torto, viene considerato poco sportivo, un vero attaccabrighe».

«In pratica, come deve fare il bimbo a tirarsi fuori d’impaccio?».

«Chiedere aiuto a un adulto e accettare la competizione senza menar botte ai compagni».

Primula sapeva di aver dato la risposta giusta. Stanca, ma appagata, si rannicchiò nel cuore di una campanula gigante e si addormentò. Fece sogni bellissimi, e si svegliò il mattino dopo con una goccia di rugiada che le scivolò fredda e umida sul volto. Raggiunse un campo di pratoline e fece una succosa colazione a base di nettare. Poi, volò decisa verso il prato scelto per l’esame.

Nell’erbaio fatato, il presidente della commissione esaminatrice urlò al megafono: «Tutti gli aspiranti folletti pesacapricci si dispongano in ordine e in silenzio davanti alla commissione esaminatrice!».

I folletti obbedirono, e si misero a sedere su robusti quadrifogli disposti a poltroncine. Primula era agitatissima: c’erano già stati un paio di bocciati e la tensione si faceva sempre più palpabile.

«Signorina Primula De’ Primulorum, tocca a lei!», disse il segretario. «Le faremo una sola domanda, perché siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Se risponderà bene le consegneremo subito l’attestato».

Il capo esaminatore fulminò Primula con lo sguardo, per intimorirla. Poi, si calò gli occhiali sulla punta del naso, e chiese brusco, senza giri di parole: «Come può essere classificato il capriccio di un bambino che non vuole addormentarsi senza il bacio della buonanotte della mamma e del papà?».

A Primula scappò un sorrisetto compiaciuto: era una domanda trabocchetto, non ci sarebbe cascata! «Quello che lei ha definito capriccio è in realtà un diritto di ogni bambino!».

«Dunque, cosa sussurrerebbe ai genitori?».

«Di dare sempre il bacio della buonanotte al loro piccolo, e di farlo addormentare sereno, raccontandogli una storia».

«Lei è un folletto in gamba e ha conquistato, con tanto di lode e bacio accademico, la qualifica di folletto pesacapricci. Il segretario le consegnerà il foglio dove è indicata la sua destinazione, e da domani avrà due bambini e una bambina di cui occuparsi, con annessi capricci e quant’altro!».

Primula ringraziò di cuore ogni membro della commissione e, fremendo di gioia, si precipitò a dare la notizia ai genitori e agli amici del bosco. Con la divisa nuova di folletto pesacapricci era proprio uno splendore e tutti si giravano a guardarla.

Raffaella Belardi

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