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ancava
un solo giorno al tanto atteso esame. Se Primula fosse riuscita a
superarlo, sarebbe finalmente diventata un folletto pesacapricci.
Interrogata dalla mamma, Primula si esercitava a rispondere
scrupolosamente.
«Dunque, tesoro, se un bambino entra in un supermercato
e si mette e frignare perché i suoi genitori non vogliono comprargli le
caramelle, e poi le macchinine, e poi il pallone che si illumina, che tipo
di capriccio dobbiamo curare?».
«Un capriccio lieve, di primo grado!».
«Bene, tu cosa consiglieresti ai genitori?».
«Di non cedere! Con i ricatti a base di lacrime e
strepiti non si ottiene nulla!».
«Eccellente, tesoro! Vedo che hai imparato a memoria il
contenuto del manuale del perfetto folletto pesacapricci».
Primula si sfregò le orecchie a punta con le alucce
rosa scintillanti. Faceva sempre così quando era contenta ed emozionata.
«Mamma, ora ti prego, fammi la domanda più difficile
che ti passa per la testa!».
«Allora, ti chiederò cosa deve fare un folletto
pesacapricci quando un cucciolo di uomo si arrabbia con i compagni di
gioco perché gli hanno sottratto la palla di un possibile gol, e reagisce
tirando calci e pugni».

«Come sempre, divento invisibile e mi avvicino all’orecchio
del bambino. Gli spiego che non bisogna mai alzare le mani. Poi gli
suggerisco che con un atteggiamento violento passa dalla parte del torto,
viene considerato poco sportivo, un vero attaccabrighe».
«In pratica, come deve fare il bimbo a tirarsi fuori d’impaccio?».
«Chiedere aiuto a un adulto e accettare la competizione
senza menar botte ai compagni».
Primula sapeva di aver dato la risposta giusta. Stanca,
ma appagata, si rannicchiò nel cuore di una campanula gigante e si
addormentò. Fece sogni bellissimi, e si svegliò il mattino dopo con una
goccia di rugiada che le scivolò fredda e umida sul volto. Raggiunse un
campo di pratoline e fece una succosa colazione a base di nettare. Poi,
volò decisa verso il prato scelto per l’esame.
Nell’erbaio fatato, il presidente della commissione
esaminatrice urlò al megafono: «Tutti gli aspiranti folletti
pesacapricci si dispongano in ordine e in silenzio davanti alla
commissione esaminatrice!».
I folletti obbedirono, e si misero a sedere su robusti
quadrifogli disposti a poltroncine. Primula era agitatissima: c’erano
già stati un paio di bocciati e la tensione si faceva sempre più
palpabile.
«Signorina Primula De’ Primulorum, tocca a lei!»,
disse il segretario. «Le faremo una sola domanda, perché siamo in
ritardo sulla tabella di marcia. Se risponderà bene le consegneremo
subito l’attestato».
Il capo esaminatore fulminò Primula con lo sguardo, per
intimorirla. Poi, si calò gli occhiali sulla punta del naso, e chiese
brusco, senza giri di parole: «Come può essere classificato il capriccio
di un bambino che non vuole addormentarsi senza il bacio della buonanotte
della mamma e del papà?».
A Primula scappò un sorrisetto compiaciuto: era una
domanda trabocchetto, non ci sarebbe cascata! «Quello che lei ha definito
capriccio è in realtà un diritto di ogni bambino!».
«Dunque, cosa sussurrerebbe ai genitori?».
«Di dare sempre il bacio della buonanotte al loro
piccolo, e di farlo addormentare sereno, raccontandogli una storia».
«Lei è un folletto in gamba e ha conquistato, con
tanto di lode e bacio accademico, la qualifica di folletto pesacapricci.
Il segretario le consegnerà il foglio dove è indicata la sua
destinazione, e da domani avrà due bambini e una bambina di cui
occuparsi, con annessi capricci e quant’altro!».
Primula ringraziò di cuore ogni membro della
commissione e, fremendo di gioia, si precipitò a dare la notizia ai
genitori e agli amici del bosco. Con la divisa nuova di folletto
pesacapricci era proprio uno splendore e tutti si giravano a
guardarla.
Raffaella Belardi
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