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esser
Reperino era un giramondo e per questo suo gran girare gli capitavano
sempre curiose avventure. Un giorno, mentre camminava in una strada tra
prati ondeggianti di erba nuova, vide un cartello con scritto "Regno
di Grancovone, sei il benvenuto!".
«Ma che cartello gentile», si disse Reperino. «Deve
essere gentile anche il popolo di Grancovone», e decise di andare a
visitarlo.
Fu proprio una bella pensata. Quel giorno, infatti, il
re aveva annunciato che avrebbe regalato metà del suo regno a chi gli
avesse ritrovato un ago finito nel pagliaio.
Messer Reperino, non appena saputa la notizia, si
presentò a palazzo e chiese udienza al re, gli fece un grande inchino,
con svolazzi e tutto, e chiese:
«Sire, è proprio vero che regalerete metà del vostro
regno a chi vi ritroverà l’ago nel pagliaio?».

«Sì, perché è l’ago della mia bilancia, quella che
uso per prendere le decisioni: senza di quello non so da che parte far
pendere il piatto e non posso più decidere nulla. Capite bene che è per
me della massima importanza e della massima urgenza», rispose il re.
«Allora ve lo ritroverò io», disse Reperino.
«Come fate a essere così sicuro? Badate, sarà come
cercare... un ago in un pagliaio!», aggiunse il re tutto dubbioso.
«Appunto, aspettatemi al pagliaio, io vado e torno».
Messer Reperino fece un’altra riverenza e corse via.
In effetti andò e tornò, portandosi appresso un grosso fagotto di stoffa
legato con funi grandi quanto un pollice. Si mise di fronte al pagliaio e
cominciò a disfare nodi, srotolare corde, spostare stoffa e tutta la
gente, che nel frattempo si era radunata, lo stava a guardare col fiato
sospeso. Finalmente apparve una calamita a forma di ferro di cavallo,
grande non quanto uno zoccolo, ma quanto un cavallo intero! Non appena la
avvicinò alla paglia, si sentì un lieve plink: era l’ago! Reperino lo
staccò dal magnete e lo consegnò al re esclamando: «Fatto!».
La gente applaudì e il re fu ben contento di dire: «Caro
messere, vi ringrazio e vi dichiaro padrone di metà del mio regno,
perché una promessa è una promessa».
«Ah no, sire, non voglio davvero… », disse Reperino
scuotendo la testa.
«Perché?», fece il re stupito.
«Troppi grattacapi… Io invece voglio essere libero
come l’aria».
Ma il re voleva sdebitarsi e insisteva. Allora Reperino
decise: «Mi basterà essere ospite alla vostra tavola oggi e tutte le
volte che mi capiterà di passare di nuovo da Grancovone».
«Ma certo! Siete il benvenuto ora e sempre», disse il
re soddisfatto.
E quel giorno ci fu una gran festa, con tutti gli
abitanti di Grancovone intorno a una grande tavola, a mangiare e ballare
fino a notte fonda.
Simona Bonariva
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