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si poteva certo dire che re Astolfo avesse un bel carattere. Ogni mattina
si alzava con un muso lungo così. Ogni giorno si annoiava. Ogni sera
andava a letto lamentandosi.
Proprio il contrario di Felicina, una bambina che
abitava non lontano dalla sua reggia, che era sempre di buon umore e aveva
un sorriso che contagiava allegria.
Anche il re, che la vedeva passare davanti al suo
palazzo, non aveva potuto fare a meno di notarla. Un giorno, anche se era
una cosa contraria alle sue abitudini (non era solito salutare i suoi
sudditi, figuriamoci chiacchierare con loro), non resistette e la fermò,
per chiederle come mai era sempre così contenta. Aveva forse un segreto?
Felicina guardò il re e poi, coprendosi la mano con la
bocca perché solo il re potesse sentire: «Il mio segreto è un gioco che
mi ha insegnato il mio papà. È divertente e sempre diverso: non mi
stanca mai!». «Ma ricordati», aggiunse, «è un segreto».

«E come sarebbe questo gioco?», chiese re Astolfo
incuriosito.
«Il gioco è guardare le cose facendo finta di essere
qualcun altro», cominciò a spiegare Felicina. «Per esempio una
farfalla! O un gatto. O il sole, o il vento Vedrai quante cose riuscirai a
vedere, a cui altrimenti non faresti caso!».
«Che idea bizzarra», stava già cominciando a
brontolare il re, ma Felicina, col suo solito entusiasmo, proseguì: «Io,
per esempio, oggi guardo le cose con gli occhi di una farfalla! E mi sono
accorta che nei giardini qui intorno ci sono tantissimi fiori, di tutti i
colori. Non mi ero mai accorta che fossero così tanti!». Il
re la guardava perplesso. «Dai, chiudi gli occhi e prova anche tu!», lo
incoraggiò la bambina, con un sorriso raggiante.
Astolfo cominciò: «Dunque, vediamo un po’», disse
tra sé e sé con poca convinzione. «Io oggi guardo le cose con gli occhi
del vento!».
Quando aprì gli occhi davvero un vento leggero soffiava
nel giardino (che strano, prima non se ne era accorto): e accarezzava i
fiori, che ondeggiavano di qua e di là. E scompigliava l’erba del
grande parco reale, che sembrava un grande mare verde. E giocava con gli
zampilli d’acqua della fontana. Tutte queste cose, il re non le aveva
notate: eppure le aveva sempre avute davanti agli occhi!
Il giorno dopo, ci riprovò. «Oggi guardo le cose con
gli occhi del sole!», esclamò. E si accorse di come cambiava la luce
durante le ore, e di come si modificavano i colori, e di come spuntavano
le ombre.
Dopotutto era vero, quel gioco poteva essere divertente.
E giorno dopo giorno, il re si accorse che la vita è tutt’altro che
noiosa, se si riesce a guardarla con occhi sempre "nuovi".
Francesca Mascheroni
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