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Il gioco di Felicina

    
   G Baby n. 2 febbraio 2010 - Home Page

Nn si poteva certo dire che re Astolfo avesse un bel carattere. Ogni mattina si alzava con un muso lungo così. Ogni giorno si annoiava. Ogni sera andava a letto lamentandosi.

Proprio il contrario di Felicina, una bambina che abitava non lontano dalla sua reggia, che era sempre di buon umore e aveva un sorriso che contagiava allegria.

Anche il re, che la vedeva passare davanti al suo palazzo, non aveva potuto fare a meno di notarla. Un giorno, anche se era una cosa contraria alle sue abitudini (non era solito salutare i suoi sudditi, figuriamoci chiacchierare con loro), non resistette e la fermò, per chiederle come mai era sempre così contenta. Aveva forse un segreto?

Felicina guardò il re e poi, coprendosi la mano con la bocca perché solo il re potesse sentire: «Il mio segreto è un gioco che mi ha insegnato il mio papà. È divertente e sempre diverso: non mi stanca mai!». «Ma ricordati», aggiunse, «è un segreto».

Illustrazione di Sandra Berasanetti.

«E come sarebbe questo gioco?», chiese re Astolfo incuriosito.

«Il gioco è guardare le cose facendo finta di essere qualcun altro», cominciò a spiegare Felicina. «Per esempio una farfalla! O un gatto. O il sole, o il vento Vedrai quante cose riuscirai a vedere, a cui altrimenti non faresti caso!».

«Che idea bizzarra», stava già cominciando a brontolare il re, ma Felicina, col suo solito entusiasmo, proseguì: «Io, per esempio, oggi guardo le cose con gli occhi di una farfalla! E mi sono accorta che nei giardini qui intorno ci sono tantissimi fiori, di tutti i colori. Non mi ero mai accorta che fossero così tanti!». Il re la guardava perplesso. «Dai, chiudi gli occhi e prova anche tu!», lo incoraggiò la bambina, con un sorriso raggiante.

Astolfo cominciò: «Dunque, vediamo un po’», disse tra sé e sé con poca convinzione. «Io oggi guardo le cose con gli occhi del vento!».

Quando aprì gli occhi davvero un vento leggero soffiava nel giardino (che strano, prima non se ne era accorto): e accarezzava i fiori, che ondeggiavano di qua e di là. E scompigliava l’erba del grande parco reale, che sembrava un grande mare verde. E giocava con gli zampilli d’acqua della fontana. Tutte queste cose, il re non le aveva notate: eppure le aveva sempre avute davanti agli occhi!

Il giorno dopo, ci riprovò. «Oggi guardo le cose con gli occhi del sole!», esclamò. E si accorse di come cambiava la luce durante le ore, e di come si modificavano i colori, e di come spuntavano le ombre.

Dopotutto era vero, quel gioco poteva essere divertente. E giorno dopo giorno, il re si accorse che la vita è tutt’altro che noiosa, se si riesce a guardarla con occhi sempre "nuovi".

Francesca Mascheroni

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