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La draga e il principe

Il drago da passeggio
    
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L

  'era una volta una draga che viveva nel folto del bosco e aspettava il prossimo principe Azzurro. No, non era una principessa trasformata in draga e destinata a tornare principessa solo con il primo bacio d’amore. Lei aspettava che passasse il principe Azzurro di turno per acchiapparlo con la coda ad anello stretta come un cappio e trascinarlo tra i rovi fino alla torre dove l’avrebbe rinchiuso e tenuto prigioniero per alcuni anni, e considerato che un anno di drago corrisponde a una ventina di anni da umano da principe, sarebbe stato davvero un bel pezzo, almeno per lui. Naturalmente il principe avrebbe cercato di fuggire, lei l’avrebbe ripreso bruciacchiandolo appena appena, lui si sarebbe rassegnato alla prigione.

Poi un giorno sarebbe arrivata una principessa coraggiosa e dopo aver fatto finta per un po’ di resistere la draga avrebbe lasciato andare il principe che si sarebbe sposato con la sua salvatrice. Andava sempre così. Ma quando arrivò, il principe Azzurro era molto diverso da come sono di solito quelli della sua specie. Arrivò di corsa, a piedi, e non su un goloso cavallo bianco (per le draghe i cavalli bianchi sono deliziosi pasticcini da tè), tutto trafelato, con gli abiti strappati. Quando la vide le gettò le braccia al collo, scorticandosi un po’ sulle scaglie appuntite, e disse: «Finalmente! Ti prego, prendimi prigioniero subitissimo! Voglio restare con te per sempre!».

La draga lo fissò perplessa e anche un po’ preoccupata. «Com’è che sei così strano, tu?». Il principe scoppiò a piangere, si lasciò scivolare vicino alla zampona della draga e le confidò: «Sono stufo delle feste, dei balli, delle fanciulle che mi corteggiano. Lo so che non mi vogliono bene davvero, vogliono solo sposarsi e avere una corona sulla testa! Il mondo di corte è tutto finto, non ne posso più!». Poveretto. Le faceva quasi pena. Così la draga sospirò, aprì la porticina della torre e disse al principe: «Prego. Non ti aspettavo, quindi non spolvero da un po’ e non ho cambiato le lenzuola».

«Non importa! Sarà bellissimo lo stesso, e così riposante!». Il principe si chiuse la porta alle spalle e filò su per la scala fino alla sua prigione. Ogni tanto la draga appoggiava un occhio a una finestra per sorvegliarlo. Il principe aveva ripulito tutta la stanza tonda, rifatto il letto, sprimacciato i cuscini e si era disteso sul divano a leggere un libro della bibliotechina per principesse. «Delizioso! Non lo conoscevo! Senti un po’ qua …». Sembrava proprio che stesse benissimo. Stava così bene che quando si sentiva in lontananza una principessa Salvatrice in arrivo supplicava la draga di nasconderlo da qualche parte, in un baule, in cantina: «Non voglio andare via, non voglio fare il marito, voglio solo restare qui!».

La pregava in modo così convincente che lei lo accontentava sempre. Piano piano divennero amici, e la draga lo portava con sé a fare lunghi voli sulla sua groppa, e lui in cambio le raccontava le storie che leggeva nei libri. Lei smise di sputare fuoco finché la gola le si spense: non ne aveva bisogno. E lui divenne vecchio, e nessuna principessa vuole un principe Azzurro vecchio, e così fu lasciato in pace, e vissero felici e contenti per tanti anni di drago e di principe. A volte basta così poco per essere felici e contenti.

Testi di Beatrice Masini * illustrazione di Angela Marchetti

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