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Obiettivo natura

 
CASCATE DI FUOCO

Nel mondo sono circa 500 i vulcani attivi: come i terremoti, a cui sono strettamente collegati, testimoniano l’attività sotterranea del nostro Pianeta. Con effetti devastanti, ma anche spettacolari.
  

L’ultima più catastrofica è stata l’eruzione del vulcano Mayon nel dicembre scorso, a cui si riferiscono le immagini di queste due pagine. È un vulcano giovane che sorge, con i suoi 2.400 metri di altezza, nell’isola di Luzon (Filippine). Il suo cratere è relativamente piccolo, 200 metri di diametro, e ben incassato sulla cima del vulcano.

Dapprima ci sono state le consuete avvisaglie: sbuffi di fumo, la terra che comincia a tremare, e le autorità che, memori di tante altre tragedie causate nei secoli dal vulcano, fanno evacuare le circa 50.000 persone che vivono in villaggi sulle pendici o alla base del vulcano: zone tradizionalmente fertili, anche se pericolose. E poi le esplosioni vere e proprie, con la fuoriuscita della lava, e l’apertura, sui fianchi della montagna, di tanti altri piccoli crateri.
Più o meno nello stesso periodo altri vulcani hanno espresso la loro potenza, in Africa, nel Sudamerica (dove c’è la più alta concentrazione di crateri) e nei Caraibi, per la precisione nell’isola di Montserrat, non molto lontano da Haiti. Eruzioni e terremoti, due fenomeni strettamente legati, che dimostrano come la Terra sia un organismo vivente e in mutamento continuo.

Il pianeta Terra è una sfera divisa in vari strati di roccia, con un nucleo interno distante solo 6.379 chilometri dalla superficie: se lanciassimo un sasso in un immaginario pozzo esso ci impiegherebbe solo 45 minuti a raggiungere il centro della Terra! Ma il cosiddetto "fondo" è un nucleo con una temperatura elevatissima, simile a quella del sole. Immaginate quindi che energia è in grado di sprigionare! E occorre tenere presente che la crosta terrestre (che con la parte superiore del mantello forma la litosfera) non è un blocco unico, ma è divisa in placche in movimento che premono una contro l’altra, si allontanano o scivolano uno sotto l’altra.

CAMINI E CRATERI

Un vulcano non attinge la sua materia dal nucleo interno della Terra, bensì proprio dalla litosfera, dove a una profondità media di 10 km, si trovano le cosiddette camere magmatiche, in cui periodicamente, per effetto della diminuzione della pressione e della presenza dei gas, le rocce da solide diventano fluide. Da queste camere parte un condotto principale, una sorta di camino, attraverso cui, in certe condizioni, risalgono i gas e le rocce liquide che sbucano o costantemente o con effetti esplosivi, in un cratere. Si sviluppano poi lateralmente altri condotti e relativi coni secondari, e anche fessurazioni del terreno. Oltre alla lava (che ha una temperatura che va dai 600 ai 1.200 gradi) un vulcano produce anche altri materiali: cenere, lapilli ( frammenti solidi di lava, tra i 2 e i 64 mm di diametro), gas e vapore acqueo. La differenza sta nella forma: ci sono così i vulcani classici, a cono (come il Vesuvio) o a scudo (molto bassi, tanto da sembrare scudi appoggiati a terra), che in realtà sono i più diffusi.

VESUVIANI E VULCANIANI

Un’ulteriore classificazione divide i vulcani a seconda del tipo di eruzione: ci sono quelli di tipo hawaiano, con un cratere a pozzo e lava molto fluida e abbondante; quelli di tipo islandese, con eruzioni attraverso lunghe fessure; gli stromboliani, da cui escono schizzi e bombe di lava (come il vulcano dell’isola italiana omonima, Stromboli, in attività da 2.000 anni, e per questo motivo chiamato "il faro del Mediterraneo", nella foto in alto); di tipo vulcaniano (anche qui dall’isola omonima italiana, Vulcano), in cui la lava viscosa tende a solidificarsi formando una sorta di tappo nel cratere. L’effetto, a una successiva eruzione, è quello di una bottiglia di spumante, in cui i gas che premono generano una vera e propria esplosione. Simili sono quelli di tipo vesuviano o pliniano, ma con effetti ancora più dirompenti, come lo fu la famosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che sterminò la popolazione di tre intere città (compreso lo studioso Plinio il Vecchio), seppellendo gli edifici sotto quasi cinque metri di ceneri e lapilli.

LE ERUZIONI PIÙ DISTRUTTIVE

Una delle eruzioni più distruttive fu quella che nel 1902, nell’isola caraibica della Martinica, causò la morte di 30.000 persone. Il vulcano Pelée generò nubi così ardenti da incendiare tutto nel raggio di decine di chilometri, con due soli superstiti. Questo tipo di eruzione, che si chiama appunto peléeana, dal nome del vulcano, è seguita spesso dal collasso dell’edificio vulcanico stesso.
L’eruzione più produttiva della storia fu quella del vulcano Tambora (nell’odierna Indonesia) del 1815. Le polveri emesse in tre mesi di attività arrivarono persino a oscurare il sole e a causare carestie e temperature rigidissime in Europa tanto che il 1816 fu ricordato come l’anno senza estate. L’eruzione più potente fu invece quella del Krakatoa (sempre Indonesia) del 1883, il cui boato fu udito a 4.700 km di distanza: il maremoto che generò causò la morte di 36.000 persone. La più recente e devastante è quella del Nevado del Ruiz (Colombia), che nel 1985 seppellì la città di Armero sotto una coltre di fango vulcanico, facendo 26.000 morti.

Il Tungurahua, alto 5.023 m, in Ecuador.

ERUZIONI MADE IN ITALY

L’Italia è davvero una patria di vulcani, molti dei quali estinti, altri in temporaneo riposo. Uno di questi nacque "in diretta" nel 1538: ci vollero solo due giorni perché si ergesse il Monte Nuovo, un cono dell’altezza di circa 140 metri situato ai Campi Flegrei (dal greco flègo = brucio), nel golfo di Napoli. Ma dalla sua nascita a oggi è rimasto sempre inattivo. Come lo è l’Epomeo nell’isola di Ischia. Tra i vulcani italiani attivi il più imponente è l’Etna, che è anche il più alto del continente europeo e uno dei maggiori al mondo. La sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni (qui sotto, una delle più recenti, con il cratere colmo di lava incandescente), ma si aggira attualmente sui 3.340 m. Tra un’eruzione e l’altra è comunque sempre sovrastato da un pennacchio di fumo, che in inverno, come si vede nella foto qui a destra, si confonde con il bianco delle nevi. Sull’Etna ci sono anche piste da sci e di snowboard! E dal 2004, il vulcano è sede della Supermaratona dell’Etna, unica maratona al mondo ad avere tremila metri di dislivello.

Fulvia Degl’Innocenti

IL NOME DI UN DIO

In quasi tutte le altre lingue il vulcano si chiama così, all’italiana. Perché questo nome? Deriva dall’isola di Vulcano, che insieme a Alicudi, Filicudi, Panarea, Lipari, Salina, Stromboli fa parte dell’arcipelago delle Eolie. Secondo la mitologia romana, era su quest’isola che abitava e lavorava nella sua fucina il dio Vulcano (in greco Efesto); aiutato dai Ciclopi, era signore del fuoco, della lavorazione dei metalli, e anche dei... vulcani!

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Il Giornalino n. 06 del 7-2-2010


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