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L'inviato speciale

Raccontare la mafia

A colloquio con Luigi Garlando e Claudio Stassi

Una bella tavola dalla storia a fumetti su Falcone

C'è un libro che ha fatto e fa da ponte con la storia di Giovanni Falcone, del giudice Giovanni Falcone che vent'anni fa è morto ucciso dalla mafia. È un libro che permette ai ragazzi che allora non c'erano di rivivere quella storia e quelle idee. Il libro si intitola "Per questo mi chiamo Giovanni" ed è stato scritto da Luigi Garlando, un giornalista sportivo e scrittore noto soprattutto per la sua fortunata serie di romanzi "Gol!" dove racconta la storia di una squadra di calcio: le Cipolline. Nel libro è riportata una frase di Giovanni Falcone: «Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini». Garlando con il suo libro da cui è nata la versione a fumetti di Claudio Stassi che "il Giornalino" sta pubblicando, ha raccontato le idee di Falcone a molti ragazzi, gambe per le idee che non sono morte con lui.

Mi chiamo Giovanni. La copertina del numero 20 del Giornalino con il primo episodio

Una storia d'oggi

Abbiamo incontrato Luigi Garlando e Claudio Stassi per parlare dei loro rispettivi lavori, il romanzo di Garlando e la sua versione a fumetti, opera del disegnatore palermitano Claudio Stassi, collaboratore del "Giornalino" per cui disegna i divertenti "Bau & Woof".

Bozzetti preparatori per la storia del duo Garlando-Stassi

Perché hai scelto di raccontare la storia di Giovanni Falcone?

Garlando: L'idea è nata da una chiacchierata con un'amica libraia che mi suggeriva di raccontare la storia di un eroe contemporaneo, non il solito supereroe, qualcosa più vicino alla realtà e nel 2004 è nato questo libro. So che Falcone non apprezzerebbe il termine "eroe" ma volevo presentare un modello.

Un angolo soleggiato ed evocativo di Palermo

Una scelta difficile?

Garlando: No, volevo rappresentare un modello di vita, vero, concreto. Raccontare che un'esistenza sostenuta da grandi ideali può essere felice, anchese costa sacrifici e fatiche.

Quali difficoltà hai incontrato?

Garlando: Non volevo passare per un grillo parlante, scrivere una storia noiosa o fare una predica contro la mafia e la violenza e avevo la preoccupazione di non scoraggiare il lettore, magari al suo primo libro. La difficoltà principale è stata proprio trovare un linguaggio adeguato, avvincente ma senza banalizzare la storia. È un po' lo sforzo che ha fatto il papà di Giovanni.

La Palermo per immagini di Garlando e Stassi

E hai usato un linguaggio pieno di immagini...

Anche il papà di Giovanni poteva farlo sedere sul letto e raccontargli: "Ti chiami Giovanni perché..." e la noia sarebbe stata dietro l'angolo. Ho usato immagini, degli oggetti con cui Giovanni e suo papà hanno riempito lo zaino: un carciofo, un'aspirina, cose semplici, immediate. Scoprire per esempio che la parola cosca in origine era la foglia del carciofo e che la città di Palermo può essere divisa in tante foglie, aiuta a capire.

La forza delle immagini

Infatti, il romanzo è pieno di immagini che hanno colpito anche Claudio Stassi che ci ha regalato la stessa storia raccontata con la forza del fumetto e che "il Giornalino" sta proponendo a puntate .

Claudio cosa ti ha colpito del testo di Luigi?

Stassi: mi ha subito affascinato il modo semplice con cui parla della mafia e come un milanese abbia saputo raccontare i sapori, gli odori, gli angoli della mia città.

 

Un altro bozzetto preparatorio

Perché hai scelto di raccontare a fumetti questa storia?

Stassi: la proposta mi è stata fatta dalla direttrice editoriale della Rizzoli, Beatrice Masini, che aveva visto un mio lavoro precedente sul quartiere di Brancaccio. Io avevo un po' di timore, ma la sorella di Falcone mi ha convinto che sarebbe stata un'ottima occasione per far conoscere a molti ragazzi la figura di questo eroe moderno.

E tu Luigi cosa hai pensato quanto hai visto la tua storia raccontata a fumetti?

Garlando: mi è piaciuta subito, perché se la scrittura ha dei toni che non sempre le immagini hanno, al contrario le immagini hanno forza che non sempre il racconto riesce ad esprimere. Penso per esempio a quando Claudio ha descritto la strage di Capaci senza disegnare l'asfalto saltato ma con un vuoto totale di immagini, una pagina bianca e pochi segni che raccontano sensazioni che le parole faticano a dire.

E poi ci sono le ambientazioni palermitane...

Garlando: che Claudio ha reso in modo eccellente per me impossibile, una lettura che io non potevo dare.

Stassi: per me è stata la parte più naturale del lavoro. Potevo scendere in una piazza, guardarmi attorno e disegnare, scavando con la matita nel volto delle persone, nei gesti, negli sguardi anche se per finire il libro sono dovuto andare lontano da Palermo a Barcellona, dove adesso vivo; e questo per avere il giusto distacco.

Capaci - Per questo mi chiamo Giovanni (il libro).

Chiudiamo questa chiacchierata con una domanda difficile: cos'è per voi la mafia?

Garlando: una scorciatoia, il rifiuto del vivere civile. È come una supplente sbagliata, cattiva che arriva, prende il posto della maestra e detta una legge contraria a quella della scuola.

Stassi: È l'arroganza e la cattiveria di chi per arricchirsi, uccide, ruba, minaccia. È calpestare diritti e ideali. Ci sono molti modi per parlare di mafia, Luigi e Claudio hanno scelto di raccontare la storia di Giovanni Falcone, un uomo che parlava la lingua della giustizia e della responsabilità. Una lingua di cui abbiamo bisogno tutti.

Bozzetto preparatorio dell

Stefano Gorla


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