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UNA PRATERIA SOTTOMARINA

Nei fondali del Mediterraneo domina la posidonia oceanica, un ecosistema ricco di vita, che difende le spiagge dall'erosione e certifica la pulizia del mare

Anche se la posidonia oceanica sta in fondo al mare, è una presenza familiare delle nostre spiagge: sia per le sue foglie allungate e marroncine e i suoi frutti ovali e scuri, chiamati "olive di mare", che galleggiano sul pelo dell'acqua e a volte si arenano sulla spiaggia formando la cosiddetta banquette, sia per quelle palline filose e compatte che popolano, soprattutto d'inverno, la sabbia. Certo, non è il massimo trovarsi a nuotare tra le foglie; ma non lamentiamoci troppo, perché se nella spiaggia in cui stiamo trascorrendo le vacanze si affacciano i fili di posidonia è buon segno, significa che l'acqua è pulita e che l'anno successivo le onde non si saranno mangiate un pezzo di spiaggia. Possiamo vederla nel suo habitat semplicemente guardando con la maschera alcuni fondali particolarmente puliti (per esempio in Sardegna nell'arcipelago della Maddalena o a Carloforte dove c'è addirittura un festival sulla posidonia), o salendo a bordo di imbarcazioni con il fondo trasparente (per esempio nei pressi di Isola di Capo Rizzuto (Crotone).

FOGLIE E FRUTTI

A dispetto del nome, la posidonia oceanica è una pianta tipica del bacino del Mediterraneo e cresce sui fondali fino a circa 35-40 metri in vere e proprie praterie sottomarine, sul 3% dell'intero bacino (ovvero circa 38.000 kmq). Al contrario di quello che comunemente si pensa, la posidonia non è un'alga, ma una vera e propria pianta, con una riproduzione di tipo sessuato, e divisa in radici, fusto e foglie. Le foglie nastriformi sono lunghe anche fino un metro e UNA PRATERIA sOTTOmARINA Nei fondali del Mediterraneo domina la posidonia oceanica, un ecosistema ricco di vita, che difende le spiagge dall'erosione e certifica la pulizia del mare 17 mezzo, e si presentano in fasci di 6-7 foglie ciascuno. Come si riproduce? I loro frutti, capsule prima giallastre e poi marroni, quando raggiungono la maturazione si staccano dalla pianta e spinti dalle correnti vagano per giorni, fino a quando liberano i semi; se cadono su uno strato marino favorevole attecchiscono dando vita a nuove piante di posidonia.

Ossigeno nel mare

Come ogni pianta anche la posidonia sfrutta il meccanismo della fotosintesi clorofilliana, ovvero attraverso la luce del sole rilascia ossigeno, fino a 20 litri di ossigeno al giorno per ogni mq di prateria. Perché ciò sia possibile l'acqua in cui si trova la posidonia deve essere limpida, così che la luce del sole possa penetrarla e arrivare sul fondo. Da dove provengono tutte le foglie e i frutti che vediamo galleggiare sulla spiaggia? Come accade agli alberi, in autunno le foglie di posidonia cominciano a cadere e in inverno spuntano quelle nuove.

Le foglie staccate dalle mareggiate si accumulano quindi lungo la linea di costa e formano la cosiddetta "banquette" (sopra), una massa morbida in decomposizione in cui i nostri piedi affondano e che protegge la costa dall'erosione, come fosse una specie di frangiflutti. Le palline marrone chiaro e feltrose (sotto), chiamate anche polpette o patate di mare, sono gli egagropili, formati dai residui fibrosi di posidonia oceanica che si accumulano sui litorali. Le praterie di posidonia sono il principale ecosistema del Mediterraneo. Capiamo meglio come è fatta. Il fusto (rizoma) si può sviluppare sia in orizzontale che in verticale. Così facendo, insieme al sedimento forma nel tempo uno strato, la matte. Nelle aree riparate, dove le acque sono poco mosse e quindi tendono a provocare una maggiore sedimentazione, le matte possono alzarsi fino a che le foglie non raggiungono la superficie dell'acqua. Si crea in questo modo una barriera, detta récif barrière, che ha un ruolo importantissimo nella protezione della linea costiera dall'erosione.

QUANTA VITA TRA LE FOGLIE

Le matte vengono scelte dagli animali come tana o nido o come rifugio sicuro dai predatori. Alcune specie rimangono a vivere nella matte per tutta la vita. Tra i pesci che vivono nella matte ci sono il gronco e la murena: si nascondono tra le foglie di posidonia e non visti puntano le prede, pronti a sferrare il loro attacco. Le triglie nelle praterie di posidonia trovano abbondanza di cibo (anellidi e crostacei), il sarago vi depone le uova, l'occhiata, che si muove in banchi, si rifugia nelle foglie per sfuggire ai predatori. Tra i molluschi, abitatore abituale e quasi esclusivo delle praterie è la Pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo e fortemente minacciato dalla pesca dei collezionisti e dall'inquinamento. La posidonia è anche un nutrimento, ma solo per pochissime specie, come il riccio e il pesce sarpa salpa, perché le sue foglie, che contengono tanta cellulosa, sono poco digeribili.

LA POSIDONIA è IN PERICOLO

Le praterie di posidonia nel Mediterraneo stanno però regredendo: a minacciarle l'eccessiva presenza dell'uomo sulle coste, il traffico di imbarcazioni, l'inquinamento e gli scarichi fognari (che rendono più torbide le acque), la pesca a strascico, la costruzione di dighe che diminuiscono la sedimentazione (quel processo necessario alla creazione della matte) e la diffusione di alcuni tipi di alghe che crescono in modo rapido e stanno soppiantando la posidonia. La scomparsa delle praterie di posidonia ha degli effetti negativi sul nostro mare: favorisce l'erosione delle spiagge, indebolisce la biodiversità, peggiora la qualità delle acque.

Fulvia Degl'Innocenti

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