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CONVEGNO DEI RESPONSABILI ISF

Ariccia, 8-10 dicembre 2007
   

Relazione conclusiva al Convegno 2007
a firma del Delegato Provinciale
  

Carissimi tutti in Cristo
e nella nostra bellissima "vocazione paolina"!
   

Deo gratias!

1 Come sempre, il mio primo pensiero si esprime in un esplicito e filiale ringraziamento al buon Dio per l’assistenza che ci ha riservato in questi giorni; e poiché ogni vero bene viene da Lui, Lui ci renda sempre più degni di ascoltarLo, di seguirLo, di testimoniarLo e di lodarLo.
  

Il Convegno

2 Il Convegno che stiamo concludendo mi sembra abbia corrisposto esattamente a quanto il nostro Statuto, al n 67.1, indica: "Almeno una volta all’anno il Delegato Provinciale convochi tutti i fratelli responsabili di gruppo per una verifica sulla vita dell’Istituto e per programmare il piano di formazione e di apostolato". Credo, anzi, si sia fatto qualcosa di più: non solo "una verifica sulla vita dell’Istituto" (che abbiamo cercato di fare a partire dalle piste di riflessione, inviate a tutti i Gruppi fin dal 3 giugno u. s.), ma anche arricchendoci di molti stimoli formativi, offertici dagli amici-relatori con la riflessione di fondo riguardante Mascolinità e femminilità create da Dio e Mass media e devianze educative.

Idee forti per divenire persone solide

3 Passando ora a quella che la tradizione dei Convegni vuole sia la "relazione conclusiva e programmatica del Delegato", devo innanzitutto dire che non mi sento certo di possedere il carisma fondazionale né del nostro Beato Fondatore e neppure quello di don Lamera. Anzi, da quando ho assunto questo servizio ho sovente ribadito che l’Istituto ha superato la fase fondazionale ed è entrato in quella istituzionale; ma questo non vuol dire che sia entrato in uno stallo di immobilità e di sterilità, quanto piuttosto che ha raggiunto quella completezza strutturale-organizzativa e quella maturità personale che gli permette di essere più attento alla inarrestabile creatività dello Spirito e sempre maggiormente sensibile alle molteplici e crescenti necessità della realtà coniugale e familiare.

A questo proposito la riflessione da farsi potrebbe essere ben articolata e lunga, e in qualche passaggio forse anche un po’ auto-critica e anche auto-accusatoria…; ma – come ripeterebbe il nostro padre don Alberione – protendiamoci sempre in avanti, positivamente, con tanta fiducia e speranza, e restiamo all’essenziale.

Per questo motivo ritengo utile richiamare alcune caratteristiche che dovrebbero sostenere e alimentare la nostra fede cristiana, nonché la nostra particolare vocazione di "laici e coniugi consacrati".

Ormai sta diventando un luogo comune dire che viviamo in una società debole, fragile, disarticolata, frammentata, ecc., ed è vero. Ma dobbiamo reagire. Lo esige il nostro essere cristiani; lo esige la nostra particolare vocazione. E nella misura in cui saremo persone sorrette e guidate da idee forti saremo anche persone forti, solide: andremo così contro-corrente in questa nostra travagliata e complessa società.

Ebbene, a seguito del 4° Convegno ecclesiale nazionale che si è celebrato lo scorso anno a Verona, la Commissione Episcopale Italiana ci ha donato una Nota pastorale che diviene per tutti impegnativa. Essa ha per titolo: "Rigenerati per una speranza viva: testimoni del grande "sì" di Dio all’uomo". La sua presentazione precisa: …vorremmo che diventassero patrimonio comune tre scelte di fondo, che costituiscono anche un metodo di lavoro (cf n. 4). Accogliamo di buon grado l’invito. Queste medesime tre scelte, quindi, debitamente applicate alla nostra particolare vocazione e missione, desidererei venissero assunte dal nostro Istituto in Italia.

Vengo subito a focalizzare queste "tre idee forti", che avremo modo certamente di riprendere durante il prossimo anno che il Signore ci concederà di vivere.
   

a) La prima idea forte che mi sembra necessario recuperare o alimentare riguarda la speranza. Parlo di speranza cristiana; di quella speranza che – oltre che ad essere una virtù cristiana comunicataci dallo Spirito Santo nel giorno del nostro Battesimo – dovrebbe divenire sempre di più nostra caratteristica, nostra convinzione, nostro atteggiamento comportamentale.

Magistralmente la Nota pastorale precisa: La speranza cristiana non è solo un desiderio: è una realtà concreta, un esercizio storico, personale e comunitario. Essa abita e plasma l’esistenza quotidiana, riportando le attese degli uomini a contatto con l’origine stessa della vita e della giustizia, dell’amore e della pace. Sperare è essere disposti a scorgere l’opera misteriosa di Dio nel tempo. […] Essa è certezza della misericordia di Dio, invito alla conversione, apertura della mente e del cuore, un dono dello Spirito che non allontana dalla vita, ma spinge ad assumere anche la fragilità e la sofferenza (n. 8).

La speranza cristiana è, quindi, una dimensione della nostra persona umana e cristiana che non possiamo mai dimenticare; che non possiamo disattendere, pena un indebolimento e un impoverimento della nostra stessa persona. Dobbiamo crederlo: Dio è fedele; il Suo amore è forte; il Suo progetto sta realizzandosi e si realizzerà…, e noi ne siamo coinvolti.

Da rilevare ancora che per speranza cristiana non si tratta di una arbitraria auto-suggestione o di una illusoria evasione, né di una privilegiata situazione riservata ad alcuni eletti. La speranza cristiana ci riguarda tutti, personalmente, vitalmente. La speranza di cui siamo testimoni è la persona stessa del Signore Gesù, il suo essere in mezzo a noi per sempre, la sua promessa di "quel mondo nuovo ed eterno, nel quale saranno vinti il dolore, la violenza e la morte, e il creato risplenderà nella sua straordinaria bellezza". Non si tratta, certo, di un ottimismo illusorio o di un’indefinita fiducia in un domani migliore. È questa speranza a dare respiro e alimento alle "certezze" della fede (n. 8). Per questo: Custodire e proporre senza timore l’"eccedenza" della speranza cristiana, portando nel cuore l’anelito di vita di ogni uomo, appartiene alla testimonianza del credente (n. 8).

Ecco quindi che la prima idea forte che noi dobbiamo coltivare e alimentare tra i membri del nostro Istituto è quella della speranza. Recuperare speranza equivale a recuperare la nostra identità cristiana, formata sull’immagine e somiglianza di Cristo; equivale a recuperare il meglio di noi stessi: la stessa nostra elezione; ponendo così un’idea forte alla nostra persona, tale da essere effettivamente persone solide, solide e mature come Cristo ci vuole.

b) Questa idea forte, questa realtà forte, però, non sussiste da sola: essa si dilata e si estenda come e secondo il cuore del Padre, nel Figlio e con lo Spirito Santo. La realtà della speranza cristiana deve divenire espressione di ecclesialità, vale a dire connotare la "famiglia di Dio Padre", cioè realtà di persone formate dallo Spirito di Dio, convocate dallo Spirito di Dio e viventi nello Spirito di Dio.
  

Quindi la seconda idea forte – parallela alla prima – che mi sembra necessario recuperare o alimentare riguarda il senso di appartenenza alla Chiesa nelle nostre rispettive diocesi e parrocchie; e, coerentemente, il senso di appartenenza all’Istituto Santa Famiglia.

Soffermiamoci sui due livelli:

I Il senso di appartenenza alla Chiesa

Al centro di tale rinnovamento – dicono i nostri Vescovi - sta l’approfondimento della comunione e del senso di appartenenza ecclesiale, con gli spazi di corresponsabilità che ne derivano e che riguardano a pieno titolo anche i laici, con l’urgenza di una nuova stagione formativa (n. 4).

La Chiesa comunica la speranza, che è Cristo, soprattutto attraverso il suo modo di essere e di vivere nel mondo. Per questo è fondamentale curare la qualità dell’esperienza ecclesiale delle nostre comunità, affinché esse sappiano mostrare un volto fraterno, aperto e accogliente, espressione di un’umanità intensa e cordiale. Parla al cuore degli uomini e delle donne una Chiesa che, alla scuola del suo Signore, pronuncia il proprio "sì" a ciò che di bello, di grande e di vero appartiene all’umanità di ogni persona e della storia intera.

Nella Chiesa particolare è possibile incontrare un simile volto: 1) nella comunità diocesana raccolta intorno al vescovo e innestata in una tradizione viva, che accompagna lo svolgersi dell’esistenza e rappresenta la possibilità per tutti di una fraternità concreta, di un rapporto intimo e condiviso con la Parola di Dio e il Pane della vita; 2) nella parrocchia, Chiesa che vive tra le case, vicina alla gente; 3) nella preghiera e nella liturgia, che ci rende partecipi della bellezza che salva. In questo modo, le nostre Chiese continuano a mostrare il loro tratto più originale: essere una famiglia aperta a tutti, capace di abbracciare ogni generazione e cultura, ogni vocazione e condizione di vita, di riconoscere con stupore anche in colui che viene da lontano il segno visibile della cattolicità (n. 20).

Accogliere la comunione che viene da Dio richiede disciplina, concretezza, gesti coerenti che coinvolgono non solo le persone, ma anche le comunità. La corresponsabilità infatti è un’esperienza che dà forma concreta alla comunione, attraverso la disponibilità a condividere le scelte che riguardano tutti. Questo comporta che si rendano operativi quei luoghi in cui ci si allena al discernimento spirituale, all’ascolto reciproco, al confronto delle posizioni, fino a maturare, secondo le responsabilità di ciascuno, decisioni ponderate e condivise (n. 24).
 

II Il senso di appartenenza all’Istituto Santa Famiglia

È questo un altro aspetto sul quale dobbiamo vigilare e promuovere. Nell’orma lontano maggio 1973 don Stefano Lamera scriveva: "Cresca nel cuore di tutti la convinzione che l’Istituto siete voi, ognunodi voi. Pertanto l’Istituto vive, cresce, realizza i suoi fini nella Chiesa per mezzo vostro. Abbiate una grande fede!".

Il medesimo pensiero don Lamera ha ripreso nella circolarina del mese di settembre-ottobre 1974: "Carissimi, vi prego di voler tutti considerare queste parole dettate dal nostro venerando Padre don Alberione: Non basta appartenere all’Istituto, bisogna essere l’Istituto!

Come è vero che non basta appartenere alla Chiesa, ma bisogna sentirsi Chiesa, così è necessario che ognuno, per la professione dei Consigli evangelici compiuti nell’Istituto, non soltanto si consideri suo "membro", ma Istituto. Ognuno deve dire a sé stesso: l’Istituto "santa Famiglia" progredisce, si estende, realizza la sua missione nella Chiesa in quanto io realizzo tutto questo in me, cioè in quanto mi impegno per portare a compimento la grazia che ni è stata data con la vocazione all’Istituto.

Non bisogna considerare l’Istituto come una realtà distinta da noi, cui noi apparteniamo e dal quale riceviamo, ma come un dono di Dio alla Sua Chiesa, che in noi si attua, si realizza, cresce, porta i suoi frutti. Non siamo chiamati a vivere sulla pianta, come gli uccelli dell’aria, ma siamo chiamati ad essere la pianta.

L’Istituto cresce di numero, si realizza nei suoi fini di santità e di apostolato in quanto tutto questo si compie in ognuno dei membri. Guai se qualcuno dovesse pensare che l’Istituto è una organizzazione alla quale provvede una Direzione! Non è così. L’Istituto siete voi! Non solo appartenere all’Istituto, ma essere l’Istituto! Fuori di voi l’Istituto non esiste!

Queste parole vi restino in cuore… Nulla di più urgente oggi che salvare la famiglia; che santificare la famiglia nella sua prima cellula costitutiva: gli sposi. Questo ci aiuta a comprendere il valore della grazia elargita da Dio per mezzo di don Alberione con la fondazione dell’Istituto Santa Famiglia". (Cf Santa Famiglia, settembre-ottobre 1974)

Non credo debba aggiungere altre parole a commento di questa fondamentale duplice appartenenza: le citazioni riportate dicono tutto.
  

c)  La terza idea forte – essenziale e costitutiva di tutto – è quella di recuperare o alimentare in noi – individualmente, come coppia e nelle nostre famiglie – il primato di Dio in Cristo: …corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede, raccomanda la lettera agli Ebrei (12,1-2).

I nostri Vescovi ci ricordano: Gesù è il Signore! Lo sguardo del cuore e della fede sul Crocifisso risorto è ciò che da duemila anni fonda e alimenta la speranza del popolo cristiano. […] L’incontro con il Risorto e la fede in Lui ci rendono persone nuove, risorti con Lui e rigenerati secondo il progetto di Dio sul mondo e su ogni persona. È questo il cuore della nostra vita e il centro delle nostre comunità. […] Il punto decisivo – ha richiamato ancora il Papa al Convegno di Verona – è "il nostro essere uniti a Lui, e quindi tra noi, lo stare con Lui per poter andare nel suo nome (cfr Mc 3,13-15). La nostra vera forza è dunque nutrirci della sua Parola e del suo Corpo, unirci alla sua offerta per noi, adorarLo presente nell’Eucaristia: prima di ogni attività e di ogni nostro programma, infatti, deve esserci l’adorazione, che ci rende davvero liberi e ci dà i criteri per il nostro agire". La spiritualità cristiana, infatti, a differenza di uno spiritualismo disincarnato, è lasciare che il Signore operi nella nostra vita quotidiana e la trasformi con la forza travolgente del suo amore (n. 5).

Le caratteristiche di colui che testimonia la risurrezione e la speranza si riassumono in un’affermazione essenziale: "il testimone è ‘di’ Gesù risorto, cioè appartiene a Lui, e proprio in quanto tale può renderGli valida testimonianza, può parlare di Lui, farlo conoscere, condurre a Lui, trasmettere la sua presenza".

Come vivere, oggi, il nostro appartenere a Lui? In questa stagione difficile e complessa, occorre ritrovare l’essenziale della nostra vita nel cuore della fede, dove c’è il primato di Dio e del suo amore. Appartenere a Lui è l’altro nome della santità, misura alta e possibile del nostro essere cristiani. La vita di Dio già circola in noi, e nello Spirito ci dona la pienezza di un’umanità vissuta come Gesù: amando, pensando, operando, pregando, scegliendo come lui.

Per vivere come persone radicate in Gesù Cristo si devono riconoscere alcune priorità nel cammino di ogni credente e della comunità, rispetto alle quali siamo chiamati a continua verifica. È necessario riservare il giusto spazio alla Parola di Dio. La fede deriva dall’ascolto: possiamo dunque essere "sale della terra e luce del mondo" (Mt 5,13-14) se ci alimentiamo alla Parola, che dà una forma originale e unica alla vita e alla speranza.

Ma, assieme alla Parola, deve sempre esserci anche l’Eucaristia.

"Dal Tabernacolo tutto – senza il Tabernacolo nulla!", ripeteva il nostro Beato Fondatore. "Tutto è venuto dall’Eucaristia, la via della Famiglia Paolina, ma fu trasmessa da San Paolo" (1955).

I nostri Vescovi ci ricordano: L’Eucaristia, memoriale del sacrificio di Cristo, costituisce il centro propulsore della vita delle nostre comunità. Nell’Eucaristia, infatti, "si rivela il disegno d’amore che guida tutta la storia della salvezza…

L’Eucaristia conduce all’ascesi personale e al servizio ai poveri, segni dell’autenticità del nostro conformarci a Cristo e della nostra testimonianza, perché "un’Eucaristia che non si traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata" (n. 6)

Queste illuminate e illuminanti espressioni dei nostri Pastori possiamo considerarle una stupenda conferma di quanto ricevuto dal nostro Beato Fondatore e che ritroviamo molto bene specificate nel nostro Statuto, anche se temo che non tutti le ricordiamo, le comprendiamo e le viviamo. Per questo mi permetto di riportare qualche passo:

Articolo n. 6 - I membri dell’Istituto, perseguendo la perfezione evangelica nello stato coniugale, intendono "rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio", traducendo nella loro vita l’ideale di San Paolo: "Per me vivere è Cristo".

Articolo n. 7 - Per attuare nella loro vita questo ideale, i membri coltiveranno in primo luogo la preghiera, mezzo "semplice, facile, obbligatorio, adatto a tutti", attingendo alle fonti della spiritualità cristiana: la Parola di Dio, "regola suprema della fede della Chiesa" e la Liturgia, che "irrobustisce le loro forze per predicare il Cristo".

n 7.1 - Per questo ogni giorno i membri:

- parteciperanno possibilmente alla celebrazione dell’Eucaristia: "fonte del matrimonio cristiano, sacrificio di Cristo e della Chiesa, di lui che è il capo e di noi che siamo suo popolo, resi "offerta viva" e gradita al Padre, e sacramento del Corpo e Sangue del Signore, rispettando la piena dimensione del mistero divino, nel quale Cristo, realmente presente, è ricevuto, l’anima è ricolma di grazia e viene dato il pegno della gloria futura";

- coltiveranno l’amore all’adorazione Eucaristica, approfondendo nella contemplazione "il mistero di Cristo, di cui sono messaggeri e testimoni". La "adorazione quotidiana all’Eucaristia è una linfa vitale, che su tutto influisce, comunicando lo Spirito anche alle cose più comuni";

- si dedicheranno con assiduità alla meditazione, "mezzo utilissimo per salvarsi e necessario per santificarsi". Questa sarà rivolta, specialmente, al "mistero di Cristo", celebrato nella liturgia, ed alla Bibbia, specialmente al Vangelo, per apprendere i segreti di Dio e gustare la parola di vita del Maestro.

Fratelli e Sorelle carissime, dobbiamo ribadirlo: dal cuore del nostro Beato Padre Fondatore ci è stato rivelato l’autentico cammino di santità e anche indicato i mezzi infallibili da adottare. Ed ora ne troviamo autorevole conferma nel magistero dei nostri Pastori.

Sì, convinciamoci sempre di più: la nostra vocazione è veramente bella, arricchente, entusiasmante. È un’opera di Dio! Non scoraggiamoci se essa si presenta talvolta impegnativa, ardua. Lo Spirito che ha suscitato e continua a suscitare questa vocazione, sarà sempre accanto a noi per sostenerci e farci gustare traguardi sempre migliori.

Dal paradiso la Santa Famiglia prega per noi. Dal paradiso il Beato don Alberione, don Stefano Lamera pregano per noi…

Ripetiamo spesso:

O Gesù Via, che noi possiamo essere sempre esempio e forma per le anime.
O Gesù Verità, che noi possiamo essere sempre luce del mondo.
O Gesù Vita, che la nostra presenza porti ovunque grazia e consolazione.
   

Gesù, Giuseppe e Maria, "dolce famiglia di Nazareth", triade esemplare e feconda per ogni famiglia, pregate per noi; benedite i nostri bambini; illuminate e sostenete i nostri figli, …e rimanete sempre in nostra compagnia!
   

San Paolo Apostolo, prega per noi!
  

il Delegato
Sac. Innocenzo DANTE ssp

Ariccia, 10 dicembre 2006

Due annotazioni
sempre validi e sempre attuali
  

A. Una spiritualità di comunione

Fratelli e Sorelle carissimi, non dimenticate mai che una vera armonia, fraternità e unità, nell’ambito della coppia è possibile solo se a base vi è una spiritualità di comunione. I sentimenti evolvono, le attrazioni mutano, le bellezze sfioriscono.

Perché un amore coniugale persista, maturi, fruttifichi è necessaria una spiritualità di comunione. Che cosa intendo per "spiritualità di comunione"? Che l’uno senta l’altro come la realizzazione di un progetto di Dio; che uno accolga l’altro come un dono di Dio: lo stimi, lo aiuti, lo ami; che si alimenti una simbiosi di sentimenti, di preghiera, di fede; che si veda nell’altro il volto di Dio; che attraverso l’uno e l’altro si ricerchi e si compia la volontà di Dio; che ci si obbedisca reciprocamente come segno e voce di Dio; finanche accogliere l’eventuale sofferenza di lui o di lei come compimento di ciò che manca alla passione di Cristo.

Ritengo che questa "spiritualità di comunione" dovrebbe essere il segno distintivo di ogni autentica vocazione a membro dell’Istituto Santa Famiglia.

B. La nostra "unità carismatica" con l’ISTITUTO GESÙ SACERDOTE

I membri dell’Istituto Gesù Sacerdote ha amato scrivere don Stefano nel lontano 1995 sono i "carissimi nostri collaboratori". E tale rimane, ad ogni livello, il nostro sentire verso di loro. Convengo pienamente con don Stefano che scriveva: "…parallelo è il cammino, anzi complementare, ma non alternativo. Certo è che la famiglia genera il sacerdote; ma il sacerdote salva la famiglia con la famiglia e per la famiglia. Su entrambi Dio ha fondato tutta l’economia della salvezza".

Indubbiamente, dagli inizi o dai tempi di don Lamera molte cose sono mutate; ma non sono e non devono mutare i valori di fondo: ho sempre ripetuto che una provvidenziale simbiosi lega l’Istituto Gesù Sacerdote con l’Istituto Santa Famiglia, e viceversa.

(…) l’importante – anzi l’essenziale! – è proseguire il nostro cammino secondo ciò che abbiamo appreso da don Lamera (e indicato anche dai due distinti Statuti): unità, stima, comprensione, sostegno, amore profondo e visibile verso i Sacerdoti, tutti i Sacerdoti! E ogni coppia dell’Istituto Santa Famiglia dovrebbe non solo pregare sovente per tutti i Sacerdoti e portarli nel cuore (in modo particolare i propri Parroci), ma anche "adottare questi come primissimi figli maggiori": da questa spirituale ed affettiva unità non potrà che derivare ogni bene.

Ma cosa fare a proposito della mancanza di sacerdoti-animatori?

Purtroppo, sempre di più constato la difficoltà di avere un sacerdote che, una volta al mese, dedichi un po’ di tempo almeno a presentavi la "catechesi mensile".

Ripeto: in generale i Sacerdoti – soprattutto se Parroci – hanno il loro primo dovere di seguire ed animare le loro comunità parrocchiali; e quindi dobbiamo tutti comprendere il super-lavoro che si trovano a sostenere ogni domenica.

Vedete allora tutti di concordare con i vostri Sacerdoti (soprattutto se membri dell’Ist. Gesù Sacerdote) quale aiuto potranno darvi. Sono certo che, se dimostriamo loro più espressamente la nostra stima e il nostro affetto, essi si sentiranno più motivati ad aiutarci. Oltre tutto, essi sanno bene che se potessero avere nelle loro parrocchie dei membri del nostro Istituto Santa Famiglia, non avrebbero che ricavarne grandi benefici. Certo, i Gruppi della Santa Famiglia non saranno mai "gruppi parrocchiali", ma delle parrocchie devono essere carismatico fermento, pastorale e spirituale.

In ogni caso – come ho detto altre volte – se non possiamo contare su Sacerdoti della Società San Paolo o dell’Ist. Gesù Sacerdote, affidatevi pure ad altri: importante che – pur con la libertà che lo Spirito concede a ciascuno – ci si attenga alle tematiche che il Centro indica: è questa una questione di formazione paolina unitaria del nostro Corpo Istituzionale.

 

Il sito dell’Ist. Santa Famiglia: http://www.stpauls.it/istit/santafamiglia.htm