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Famiglia
Cristiana a sole £. 8.900 |
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I percorsi del volume: oltre l'Umbria, il Lazio
LAZIO
UMBRIA
(Hanno collaborato Sonia Di Gisi, Michela Bellofiore, Massimo Rinaldi). |
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La splendida e poco nota "Perugia sotterranea" Dentro i misteri del Medioevo di SIMONETTA PAGNOTTI - foto di Paolo Ferrari I turisti salgono con la scala mobile e rimangono senza fiato. Hanno appena lasciato un parcheggio superaffollato, e ora si ritrovano nel Medioevo. "Oh bella a’ suoi bei di’ Rocca Paolina, co’ baluardi lunghi e i sproni a sghembo", scriveva il Carducci. Anche noi abbiamo lasciato piazza dei Partigiani e siamo entrati nella Rocca, ma non ci resta che cercare d’immaginarcela. Più che una presenza, oggi è l’idea di una fortezza che dovrebbe sovrastare Perugia e invece non c’è più: restano solo tratti dei bastioni che dall’alto, però, non si vedono, come se la storia si fosse inghiottito l’affronto che, a suo tempo, Paolo III fece ai perugini. Quello che rimane, miracolosamente intatto, è questo pezzo di borgo medievale che il Papa fece inglobare dal Sangallo all’interno della Rocca: un quartiere vero e proprio, con le antiche botteghe degli artigiani, le fila dei caseggiati e le strade e viuzze che intersecano la centrale via Bagliona. Quello che manca è la luce del sole, per questo la chiamano, impropriamente, Perugia sotterranea.
Per i perugini, dal 1983 è una realtà quotidiana. Da quando è stata inaugurata la scala mobile, a conclusione di un recupero cominciato nel 1931, ci passano tutti i giorni, per arrivare in centro: in pochi minuti sbucano proprio sotto il Palazzo della Provincia e considerano questo eccezionale museo parte integrante della loro città. Una volta, quando Perugia usciva da uno splendido passato di città comunale, con le sue 36 torri e i suoi ricchi palazzi, questo quartiere era la sede della famiglia Baglioni, una delle più importanti della città. Correva l’anno 1540. Fu Ridolfo Baglioni a capeggiare la rivolta contro il Papa, nella "guerra del sale". Paolo III aveva un disperato bisogno di denaro per combattere i turchi. Il cancelliere ottomano Koeprulo gli aveva mandato a dire "non essere lontano il giorno in cui i cavalli del sultano e dei califfi avrebbero avuto la stalla nelle navate di San Pietro in Vaticano". Con questo pretesto volle obbligare Perugia a comprare da lui il sale, raddoppiando la cifra che, fino a questo momento, i perugini avevano pagato a Siena. Alla fine dovettero piegare la testa, ma l’ira del Papa si abbatté contro le loro torri. Sventrò un pezzo di città, demolì torri, chiese e abitazioni per costruire la sua rocca proprio dove sorgeva il quartiere dei Baglioni. Quello che rimase in piedi fu inghiottito dalla fortezza. I perugini non accettarono mai questo simbolo dell’autorità papale. La demolizione della rocca cominciò nel 1848, ma fu portata a termine dopo l’annessione al Regno d’Italia. E, secondo la tradizione, fu un discendente dei Baglioni a vibrare il primo colpo di piccone.La città turrita nelle tele dei pittori Oggi, delle orgogliose torri di Perugia ne rimane una sola, ma è possibile ritrovare la città turrita nelle tele dei pittori. E per farlo basta fare pochi passi. Da piazza Italia, dove ci hanno lasciato le scale mobili, siamo già in corso Vannucci, il salotto buono della città. Sul corso si affaccia il Palazzo dei Priori dove, in un ambiente di per sé eccezionale, ha sede la Galleria Nazionale dell’Umbria. Il percorso tra le tele del Pinturicchio e del Perugino porta alla Cappella dei Priori, affrescata da Benedetto Bonfigli. E, sullo sfondo del martirio del vescovo Ercolano, vittima dell’invasione di Totila, riconosciamo la città dei Baglioni, che furono mecenati e commissionarono opere a Piero della Francesca, al Perugino e a Raffaello. Torniamo su piazza IV Novembre. La Fontana Maggiore, capolavoro di Nicola e Giovanni Pisano, simbolo della città, è stata finalmente restituita ai perugini, dopo cinque anni di restauro. Sulla facciata della cattedrale di San Lorenzo, accanto al pulpito da dove predicò san Bernardino, spicca il "Crocifisso del sale", che ci riporta a quella guerra. Perugia è una città dai molti volti. Il percorso "sotterraneo", che è un modo originale di rileggere la sua storia, ci riporta alle origini etrusche della Augusta Perusia, poi provincia romana. Ci inoltriamo prima nel dedalo delle stradine medievali che s’irraggiano dal corso. I negozi delle griffes della moda convivono con le vetrine che mostrano i vanti dell’artigianato locale, dai mobili alle ceramiche.
Siamo in piazza Cavallotti, dove una lastra copre uno scavo archeologico visitabile solo rivolgendosi, con alcuni giorni d’anticipo, alla Soprintendenza Archeologica per l’Umbria. Arriviamo al Palazzo Bourbon Sorbello, dove si visita il Pozzo etrusco, una suggestiva cisterna profonda 36 metri, che era il principale serbatoio idrico della città. Il biglietto comprende anche la visita alla Cappella San Severo, tappa irrinunciabile per ammirare il grande affresco Trinità e Santi, l’unica opera lasciata a Perugia da Raffaello, completata dopo la sua morte, nella parte inferiore, dal Perugino. Proseguiamo attraversando piazza Matteotti, dove si affacciano il Palazzo dell’Università Vecchia, oggi tribunale, e quello del Capitano del Popolo. Scendiamo la scalinata di Sant’Ercolano fino alla Porta Cornea, dove si apre l’arco, di fianco alla chiesa. Siamo in via Cavour, una delle cinque vie regali, e già vediamo la sagoma imponente della chiesa di San Domenico. Gli etruschi nel chiostro Entriamo nel bellissimo chiostro: in quello che un tempo era il convento è ospitato il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, con importanti sezioni dedicate al periodo preistorico ed etrusco-romano. Parte integrante del museo è la ricostruzione della tomba etrusca della famiglia dei Cai Cuto, scoperta per caso da un giardiniere nel 1983: 50 urne cinerarie, con decori e iscrizioni. Nella tomba erano conservati anche i resti di una panoplia, ossia di un’armatura completa, e un kottabos, un gioco formato da due dischi sostenuti da un’asta: alla fine del banchetto, i commensali si divertivano a lanciare l’ultimo sorso di vino sul disco in alto, cercando di farlo ricadere su quello sotto. È ora di lasciare il centro storico. Dalla Porta Marzia rientriamo nella Rocca. Continuiamo a viaggiare avanti e indietro nella storia: per completare il percorso bisogna riprendere l’auto e uscire dalla città in direzione Assisi. In località Ponte San Giovanni troviamo l’Ipogeo dei Volumni. Racchiuso in un edificio ottocentesco, è il sepolcro più importante della Necropoli del Palazzone. Fu scoperto per caso nel 1840, in occasione dei lavori per una nuova strada verso Roma. La scoperta fu l’occasione per una lunga stagione di scavi, che diffuse la fama della necropoli in tutta Europa. Peccato che, per il momento, non sia agibile la tomba etrusca di San Manno, conservata nella cripta della chiesa romanica, in località Ferro di Cavallo, in direzione Lago Trasimeno. La fama della tomba è legata alla sua splendida iscrizione ma tutto il complesso, purtroppo, è in stato di abbandono. Simonetta Pagnotti
Da un anno Perugia ha acquistato un altro museo di singolare rilevanza, che un po’ alla volta i turisti cominciano a scoprire. È il Museo del Capitolo di San Lorenzo, il "tesoro della cattedrale" (nella foto: un’opera qui custodita). Se il suo pezzo forte è la Madonna in trono di Luca Signorelli, che fu commissionata dal vescovo Iacopo Vannucci, cortonese come l’artista, il percorso espositivo, curato dalla Soprintendenza per i Beni architettonici artistici e storici e da quella Archeologica, comprende importanti dipinti di scuola umbra, ex voto e preziosi codici miniati. Ma sono gli ambienti in sé a meritar la visita, a cominciare da quelli ottenuti dai recenti scavi che hanno portato in luce le mura di epoca etrusca. Oltre alla Pinacoteca, il museo comprende quindi un settore archeologico che espone pietre tombali e frammenti di colonne degli antichi altari. «Il nostro progetto è quello di continuare gli scavi per ritrovare le radici della città», spiega don Giovanni Tiacci, camerlengo del Capitolo. Museo di sé stessi sono gli ambienti del Capitolo dei Canonici, con gli arredi originali, la Sala del dottorato, dove fino all’800 venivano consegnate le lauree in Legge e in Medicina, e l’appartamento dell’arciprete. Una lapide ricorda che qui si tennero cinque conclavi e furono eletti altrettanti pontefici, a cominciare da Celestino V, il papa che fece "il gran rifiuto". Di grande importanza è anche la biblioteca Dominici, allestita nel ’600, meta di ricercatori coi suoi 12.000 volumi. «Purtroppo non riusciamo a tenerla aperta regolarmente», spiega don Giovanni, «come sempre il problema è quello del personale: per ora abbiamo utilizzato dei volontari, ma adesso pensiamo di regolarizzare la loro posizione, anche perché sono in gran parte giovani e vanno aiutati». s.p.
È un peccato non visitare i dintorni di Perugia. A cominciare da Torgiano, delizioso borgo fortificato che, nei secoli, ha sempre rifornito la città di olio, vino e frutta. Da Torgiano è partito il rilancio del grande vino umbro, col Torgiano doc della famiglia Lungarotti. «Mio marito Giorgio ha trasformato l’azienda di famiglia», spiega con orgoglio Maria Teresa Lungarotti, «ha rischiato molto, ma il tempo gli ha dato ragione: oggi siamo presenti in 37 Paesi e, dopo la sua morte, tutto continua con le nostre figlie». Maria Grazia Lungarotti, presidente della Fondazione e grande appassionata d’arte, ha creato, nel ’74, il Museo del vino, «a sostegno dell’economia del territorio», dice, e un anno fa il Museo dell’olio. Non sono una sorta di musei della civiltà contadina: il Museo del vino, per esempio, una ventina di sale espositive all’interno dello storico Palazzo Baglioni, contiene una preziosa raccolta di ceramiche e incisioni. Dal Mantegna a Picasso. Siamo già sulla strada per Todi. Pochi chilometri ancora e si arriva a Deruta, il paese delle ceramiche. Un vero gioiello è il Museo Regionale della Ceramica, nell’ex chiesa di San Francesco. Da non perdere, in località Casilina, il santuario della Madonna del Bagno. «Qui, un tempo, c’era solo una fonte. Era l’anno 1657. Un uomo di Casalina trovò per terra una tazzina su cui era dipinta la Madonna col Bambino. Lo mise su una quercia e pregò. Tornò a casa, e trovò che sua moglie, gravemente malata, era guarita. Si deve a lui il primo ex voto». Oggi gli ex voto sono circa 700, una raccolta eccezionale. Ce la illustra con passione suor Dora, terziaria francescana venuta dalla Colombia con altre tre consorelle a custodire il santuario. L’ex voto più antico è quello di Cristoforo Merciaro, l’ultimo è del 2000. Li hanno fatti fare nelle botteghe di Deruta, nei secoli, meno uno che viene dalla Sicilia. «Qui sono avvenute tante conversioni», spiega suor Dora, e ci mostra un ex voto portato da una signora cecoslovacca e un altro in cui si ringrazia la Madonna per aver salvato un giovane dalla droga. Tornando verso Perugia, vale la pena prendere la strada del Trasimeno e proseguire fino a Corciano, un bellissimo borgo medievale che custodisce tesori come l’Assunta del Perugino, nella chiesa di Santa Maria. Il panorama, da queste parti, è già quello che troviamo nelle sue tele: difficile, a questo punto, resistere al richiamo del lago. s.p.
Updated 22/05/01 - Webmasters:
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