Il 13 giugno in edicola allegato a Famiglia Cristiana il volume dedicato a
TRENTINO ALTO ADIGE - FRIULI VENEZIA GIULIA

Famiglia Cristiana
+ il volume

 a sole £. 8.900

 

 E dopo il museo un piatto di canederli
   

Natura, cultura, tradizioni popolari e gastronomia. Ecco qui di seguito alcuni indirizzi utili per muoversi al meglio nella ricchissima (e anche estremamente variegata) offerta "vacanziera" della zona della Val di Fassa e della Marmolada. Gli Uffici turistici competenti in questi luoghi sono quattro: a Moena, l’Ufficio Apt si trova in piazza Battisti 33, telefono 0462/57.31.22; a Vigo di Fassa è in via Roma 18, telefono 0462/76.40.93-76.40.94; a Campitello di Fassa è in via Dolomiti 46, telefono 0462/75.05.00; a Canazei, infine, l’Ufficio Apt è in via Roma, telefono 0462/60.11.13-60.11.45. Da visitare è poi, in località San Giovanni a Vigo di Fassa, il Museo ladino, dedicato alla storia e all’attualità della cultura ladina in Val di Fassa. Il museo sta ultimando la fase di allestimento, l’apertura è prevista per l’8 luglio di quest’anno: per informazioni, telefonare al numero 0462/76.01.82. E adesso la gastronomia, che in Val di Fassa raggiunge livelli di eccellenza in particolar modo nella pasticceria, anche se il piatto forte è rappresentato dai famosissimi canederli (ottimi in zuppa di vino). Da assaggiare sono le carni affumicate di suino e selvaggina, oltre alle molte pietanze con funghi porcini. E, per finire, alcuni siti Internet: www.fassaweb.it, www.fassa.com, www.moena.it, www.istladin.net.

La Marmolada e il suo ghiacciaio visti dalla cima del Sass Pordoi.
La Marmolada e il suo ghiacciaio visti dalla cima del Sass Pordoi.

TRENTINO ALTO ADIGE

b070.gif (1008 byte) www.trentinoaltoadige.agriturismo.net: guida completa e minuziosa sulle attività agrituristiche nella regione, consultabile attraverso un motore di ricerca.

b070.gif (1008 byte) www.charmit.it/it/trentinoaa: sito sintetico, che offre comunque informazioni interessanti.

b070.gif (1008 byte) www.campertrentino.it: informazioni varie per chi pratica attività di campeggio.

b070.gif (1008 byte) www.dolomiti.it: il sito ufficiale sulle montagne dolomitiche. Per i visitatori nuovi un’interessante guida. Il sito si caratterizza per la completezza e la varietà di offerte.

b070.gif (1008 byte) www.altoadigeonline.it/index.html: sito diviso in molte sezioni riguardanti le molteplici attività turistiche che si svolgono sul territorio (divertimento, cultura, attività alpine, soggiorni). Una sezione riferisce sulle "vie del vino" e i luoghi di produzione.

b070.gif (1008 byte) www.primitaly.it/trentino/: il sito ufficiale della regione dedicato al turismo, con un taglio commerciale.

b070.gif (1008 byte) www.apt.trento.it: sito diviso in due sezioni: la prima dedicata alla città, la seconda alla montagna. Fornisce la possibilità di accedere ad alcune offerte per trascorrervi il week-end.

b070.gif (1008 byte) www.toptrento.com/viaggi/turismo.asp: contiene informazioni utili per il turista, possibilità di prenotare l’alloggio e numerosi link a località turistiche.

b070.gif (1008 byte) www.bolzano.net/turismo.htm: riporta in modo spiccio informazioni su luoghi artistici e su alberghi.

b070.gif (1008 byte) www.sudtirol.com/bolzano/1i.htm: l’azienda di soggiorno e turismo mostra le molte possibilità di svago e di arricchimento culturale presenti sul territorio.


Scorcio di Canazei
e dell'alta Val di Fassa.

FRIULI VENEZIA GIULIA

b070.gif (1008 byte) www.consorziocastelli.it: minuzioso elenco dei castelli del territorio friulano e relativi orari e indirizzi perle visite.

b070.gif (1008 byte) www.regione.fvg.it/turismo/turismo.htm: portale con alcune sezioni che riguardano gli alberghi, l’agriturismo e i castelli. Di spalla sono collocati molti link a siti specifici sul turismo.

b070.gif (1008 byte) www.alterego.it: portale completamente dedicato al turismo. Possibilità di ricercare e prenotare alberghi, sezioni molto interessanti su risorse naturali, parchi e viabilità.

b070.gif (1008 byte) www.spin.it/speleo: il sito riguarda in generale l’attività speleologica delle regione, ma molte pagine sono dedicate ad escursioni e alla descrizione di cavità turistiche.

b070.gif (1008 byte) www.parks.it/regione.friuli.venezia.giulia/index.html: elenco dettagliato delle aree protette della regione, con informazioni utili per il visitatore.

b070.gif (1008 byte) www.isonzo.com/portalefvg/fpfvg.htm: molte attività turistiche presenti nei comuni della regione sono registrate nei vari link, collocati di spalla.

b070.gif (1008 byte) www.fvg-italia.com: una sezione di questo sito offre ai turisti informazioni, suddivise secondo le provincie e i comuni.

b070.gif (1008 byte) www.aquileia.it: sito dedicato all’importante area archeologica di Aquileia.

b070.gif (1008 byte) www.comune.udine.it: il sito ufficiale della città offre indicazioni sparse nelle varie sezioni.

b070.gif (1008 byte) www.trieste.com: il portale sul turismo e il tempo libero della città triestina.

b070.gif (1008 byte) triestemia.com/caves: Rilievi, descrizione e storia delle cavità carsiche. La grotta gigante. Documenti, screensaver, foto, software, programmi per la speleologia, esplorazioni. Dizionario speleologico. Più che un sito dedicato al turista si presenta adatto a chi pratica la speleologia come passione.

b070.gif (1008 byte) www.thecity.it/pordenone/turismo.html: si possono trovare informazioni utili a chi desideri visitare la città.

(Hanno collaborato Sonia Di Gisi, Michela Bellofiore, Massimo Rinaldi).


La Val di Fassa e la Marmolada

Montagne da amare

di ALBERTO LAGGIA - foto di Alberto Bevilacqua

Se tante sono le fiabe e le leggende nate e tramandate in Val di Fassa, un motivo deve pur esserci, e lo si scopre attraversandola: le favole nascono solo in luoghi, appunto, "da favola", com’è questa valle adagiata nel cuore delle Alpi, tra i monti più famosi delle Dolomiti, dal mitico Catinaccio, dimora leggendaria di re Laurino, al Sassolungo, dal maestoso Gruppo del Sella alla "regina" Marmolada.

Particolare di un balcone a Canazei (la valle ha una lunga tradizione di pittori-decoratori).
Particolare di un balcone a Canazei (la valle ha una lunga tradizione di pittori-decoratori).

La fiaba inizia a fondovalle, a Moena (1.184 m), primo e più popoloso paese della vallata ladina, anche se un antico legame amministrativo lo unisce alla Magnifica Comunità della limitrofa Val di Fiemme. «In questa conca, cui fanno da cornice naturale il gruppo del Latemar e la Vallaccia, ogni anno si contano 800 mila presenze turistiche, attratte da una natura incantevole e ottimi alberghi», spiega il sindaco di Moena, Riccardo Franceschetti. «L’amante della montagna ha solo l’imbarazzo della scelta: lo straordinario patrimonio boschivo, conservato gelosamente lungo i secoli dai fassani, offre infinite possibilità di passeggiate per ogni età e tipo di gamba, dagli itinerari delle malghe ai sentieri che ripercorrono gli antichi confini dei vescovadi o, ancora, quelli che conducono a borghi in cui il tempo s’è fermato, come il suggestivo Medìl; belle escursioni nelle convalli sono quelle al Sas da Ciamp, o al passo di Costalunga o ancora al Sas da Mezodì».

I Serrai di Sottoguda,
sul versante bellunese 
della Marmolada.

Moena, inoltre, è diventata, in pochi anni, la capitale alpina della mountain bike. Non a caso qui si disputa da 12 anni la Rampilonga (16 settembre) che con i suoi 4.500 partecipanti è diventata la più importante bike marathon italiana. A completare l’offerta turistica del paese si deve aggiungere il recupero dell’antichissima tradizione culinaria ladina operato negli ultimi anni da un gruppo di ristoratori.

Salendo la valle si raggiunge Vigo, che fu in passato centro politico, civile e religioso della Comunità Generale di Fassa, sede dei capitani e giudici della valle. L’abitato, che sorge su un ampio e panoramico terrazzamento, sta proprio al crocevia che, attraverso il passo Costalunga, anticamente conduceva i mercanti dalla Val di Fassa al Tirolo. È l’ideale base, assieme al vicino paese di Pozza, per un’escursione nel gruppo del Catinaccio, o Rosengarten (giardino delle rose), come lo chiamano i tedeschi, autentico paradiso degli scalatori, con le sue celeberrime Torri del Vajolet.

Un'abitazione caratteristica della zona di Canazei.
Un'abitazione caratteristica della zona di Canazei.

Sopra Vigo domina con le sue caratteristiche forme gotico-alpine la chiesa di Santa Giuliana, che, fin dall’antichità, fu il santuario di tutte le genti di Fassa. Da visitare è pure la chiesa di San Giovanni, ovvero la chiesa "pievana" della valle, che sorge nell’omonima frazione di Vigo.

Nello stesso paese ha sede l’Istituto culturale ladino, memoria, nonché centro promotore per lo studio e la tutela, della cultura ladina e della sua lingua, parlata da quasi l’80 per cento dei valligiani. E sempre a San Giovanni si trova il nuovo Museo ladino di Fassa, che verrà inaugurato l’8 luglio. Così lo descrive il direttore dell’Istituto, Fabio Chiocchetti: «Non sarà il solito museo etnografico, o archeologico, ma un luogo che proporrà una riflessione critica e una lettura della vicenda culturale dei ladini di Fassa, come esperienza viva. Strumenti multimediali metteranno il visitatore a diretto contatto con arte, storia, leggende, spiritualità dei ladini. Si potrà sperimentare il suono della lingua ladina dolomitana nelle sue varietà locali, grazie all’informatica. Insomma: non si spiegherà solo il nostro passato, ma anche il presente».

L'antico mulino a Pera. L'antico mulino a Pera.

Per chi volesse completare questo tuffo nel mondo ladino, sono già visitabili alcune interessanti "sedi decentrate" del museo come il Molin de pzol, l’antico mulino restaurato che si trova a Pera di Fassa; o la botega da pinter, il laboratorio artigiano situato in un’antica casa di Moena, dove il bottaio Domenico Dellantonio, nel secolo scorso, svolse la sua attività; o, ancora, la Sìa, l’ultima segheria idraulica di tipo veneziano tuttora esistente in Val di Fassa, costruita nel 1929, visitabile a Penia, frazione di Canazei. Per non dimenticare i sapori ladini, in occasione dell’inaugurazione del museo sarà riproposto un antico dolce tipico, attualmente quasi del tutto scomparso dalle tavole fassane: il bramésc, un ricercato dessert a base di crema di latte, panna e zucchero, che un tempo si preparava in occasione del Natale e dell’Epifania.

Passato il paesino di Campitello, dominato dall’imponente mole del Sassolungo, si arriva a Canazei (1.465 m), nell’alta Val di Fassa, paese un tempo tra i più poveri della valle e oggi, invece, rinomatissimo per il turismo invernale, grazie ai moderni impianti di risalita e alla sua posizione strategica, a ridosso di passi dolomitici come il Pordoi e il Sella. Proprio da Canazei spessissimo passano, com’è accaduto anche nei giorni scorsi, i tapponi dolomitici del Giro d’Italia, che ogni volta raccoglie su queste strade una folla di oltre centomila appassionati.

L'imponente mole del ghiacciaio della Marmolada, il monte più alto delle Dolomiti con i suoi 3.342 m, visto dal lago Fedaia.
L'imponente mole del ghiacciaio della Marmolada,
il monte più alto delle Dolomiti con i suoi 3.342 m, visto dal lago Fedaia.

Ma Canazei è anche punto di partenza, dalla parte trentina, per andare alla scoperta della Marmolada, la "regina delle Dolomiti". Risalendo la valle dell’Avisio, si raggiunge rapidamente il passo Fedaia, dove si trova l’omonimo lago, proprio ai piedi del massiccio, sul suo versante settentrionale: punto privilegiato per poter ammirare in tutta la sua maestosità il ghiacciaio, il più esteso delle Dolomiti, e la vetta della Marmolada, Punta Penia, che dall’alto dei suoi 3.342 m è anche il tetto delle Dolomiti. «È una montagna affascinante, che al primo sguardo ti dà già un’emozione. E poi il suo ghiacciaio non poteva che impressionare chi, come gli austroungarici, calava da nord e guardava le Dolomiti verso sud», osserva il padre indiscusso dello sci estremo, Toni Valeruz (nella foto), fassano di Alba di Canazei, che proprio dalla cupola ghiacciata della Marmolada lungo la parete nord iniziò a mettere alla prova, nei primi anni ’70, la sua straordinaria abilità nello "sci ripido".

La Sia, l'antica segheria idraulica (l'unica ancora esistente in Val di Fassa), a Penia.
La Sia, l'antica segheria idraulica (l'unica ancora esistente in Val di Fassa), a Penia.

Proprio quest’anno è passato un secolo da quel 1° luglio del 1901 in cui un’alpinista inglese, Beatrice Tomasson, riuscì a scalare per la prima volta la famosa parete sud della Marmolada, un vertiginoso muro verticale di mille metri, quella che sarebbe stata ribattezzata come "la parete d’argento" cioè uno dei più prestigiosi sesti gradi delle Alpi. «Ma la leggenda della Marmolada è iniziata davvero con la Grande Guerra», osserva Valeruz: «Dal 1915 è diventata la montagna simbolo da conquistare, oltre che l’ideale palestra d’addestramento dei Kaiserschutzen, gli "alpini" austriaci».

Prati in fiore presso il passo S. Pellegrino.
Prati in fiore presso il passo S. Pellegrino.

Dal ghiacciaio passava la linea di confine con l’Austria-Ungheria e qui, a quota tremila, per due lunghissimi anni italiani e austroungarici combatterono una logorante guerra di posizione. Ne ammazzarono di più il gelo e le valanghe che il moschetto. Oggi, i segni di queste battaglie sono ancora ben visibili a chi sale con la funivia da Malga Ciapela (sul versante bellunese) a Serauta, dove sorge il Museo della Grande Guerra. Da lì, poi, l’impianto di risalita conduce a Punta Rocca, a 3.270 metri, da dove è possibile ridiscendere con gli sci lungo una pista di 12 chilometri. Marmolada, insomma, non solo memoria storica, ma anche paradiso per alpinisti e sciatori.

Alberto Laggia

Fuciade, al passo S. Pellegrino.
Fuciade, al passo S. Pellegrino.

Il ladino ti fa sapere... i "cajoncìe" con le pere

Da Moena bastano pochi minuti per salire al passo San Pellegrino (1.918 m). Da qui si raggiunge in breve la località di Fuciade ("luogo dove si falcia"): incantevole alpeggio punteggiato da fienili, con la splendida corona di monti. Da qui partono numerosi sentieri che s’addentrano nel selvaggio settore meridionale del Gruppo della Marmolada. Base di partenza per gli escursionisti è il Rifugio Fuciade, costruito negli anni ’60 da tre sacerdoti appassionati di montagna. Da 19 anni è gestito da uno dei più rinomati chef trentini, Sergio Rossi, e dalla moglie Emanuela, che hanno dato notorietà al rifugio, segnalato anche dalla Guida Michelin. Qui vengono riproposti i piatti tipici dell’antica cucina ladina: «Una cucina, come tutte quelle di montagna, fatta di piatti poveri, ma nutrienti, e non troppo grassi, che recupera i prodotti tipici della nostra terra. Dai cereali alle patate, dai cavoli ai formaggi», dice Rossi. Primeggiano, tra le ricette tradizionali ladine, i cajoncìe, tortelloni la cui sfoglia si ottiene dall’impasto di farina di segale e di grano, uova, olio e sale, variamente ripieni: i cajoncìe da migol vert, cioè "col ripieno verde", con spinaci selvatici; quelli da clòzegn ripieni di pere selvatiche secche; quelli da Moena, infine, sono i tipici ravioli di patate. Deliziosi sono anche i gnoches da formenton, gnocchetti di polenta, e lasupa de ris e patac, ovvero una zuppa di patate, porro e cipolla con riso e gnocchetti di formaggio nostrano, meglio se è il "Puzzone" di Moena. E per secondo, capriolo in salamoia accompagnato da polenta. Fumante.

  Lo chef Sergio Rossi con la moglie nella cucina del Rifugio Fuciade.
Lo chef  Sergio Rossi con la moglie nella cucina del Rifugio Fuciade.
  

Dove vive la memoria della Città di ghiaccio

Per capire la crudezza della vita del soldato in alta montagna, e le sofferenze patite da chi si trovò a combattere a tremila metri di quota, bisogna far visita al Museo della Grande Guerra in Marmolada. Collocato a 2.950 metri d’altezza, tra le nevi eterne del suo ghiacciaio, circondato da un incomparabile panorama, è il più alto museo d’Europa. Da Malga Ciapela, con la funivia, si sale fino alla stazione di Serauta, dove sono disposte le sale espositive, proprio al centro della cosiddetta "Zona monumentale", cioè vicino alle postazioni di guerra italiane e austro-ungariche, recentemente rese agibili dagli Alpini. «Il museo, ideato da Mario Bartoli, e inaugurato 10 anni fa, contiene oltre 800 cimeli e reperti, nella maggior parte rinvenuti proprio nei fortilizi italiani di Punta Serauta e nella mitica Città di ghiaccio austriaca, una serie di gallerie complessivamente lunghe 10 chilometri che univano camerate, rifugi, magazzini e infermeria, tutte scavate sotto il ghiacciaio», spiega il direttore del museo, Mario Fornaro. Una vera cittadella scavata fino a una profondità massima di 50 metri. Tra i reperti restituiti dal ghiacciaio sono esposti sci, divise, armi, munizioni, ma anche oggetti d’uso quotidiano dei soldati impegnati in guerra in quelle condizioni estreme, come stufe a legna, teleferiche, cucine, povere stoviglie, oltre a effetti personali, resti di lettere e diari. Al centro dell’esposizione sta pure un grande plastico della Città di ghiaccio. Il museo, che ogni anno raccoglie trentamila presenze, è visitabile dal 23 giugno al 20 settembre, dalle 9 alle 16.30. L’ingresso è gratuito. D’estate è visitabile anche la vicina Zona monumentale sacra di Serauta, e quella di "Forcella V", dove giacciono ancora insepolti alcuni fanti italiani.


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