Servizio
speciale - San Francesco di Paola. Da cinque secoli nel cuore della gente Quel
santo «rustico»
che convertì la Curia romana
di Angelo Montonati - foto di Alessia Giuliani
Nato in una terra
depredata dagli scontri tra Angioini e Aragonesi e umiliata dalla
corruzione del clero, Francesco diede vita a un movimento di
rinnovamento spirituale fondato sulla conversione e la "quaresima
perpetua". E con il suo carisma riuscì a superare persino la
diffidenza della corte pontificia rinascimentale.
Sono
trascorsi cinque secoli dalla morte di uno dei santi più popolari della
Chiesa cattolica, gratificato da Dio di carismi straordinari: san
Francesco di Paola, fondatore dell’ordine dei Minimi, a cui si
aggiungeranno poi il ramo femminile delle claustrali e un Terz’ordine
di fedeli laici.
Il Santo nasce il 27 marzo 1416 da Giacomo Martolilla e da una certa
Vienna, di cui ci è rimasto ignoto il cognome: due persone timorate di
Dio, che forse erano già impegnate in un cammino di vita cristiana più
esigente. Alla nascita, il piccolo presentava una grave malformazione a
un occhio e i genitori, che già per avere il dono di un figlio si erano
rivolti a san Francesco d’Assisi, gliene chiesero la guarigione
facendo un voto: se la malattia fosse sparita, il bimbo (al quale
avevano dato il nome del Poverello) sarebbe stato offerto come oblato
per un anno in un convento francescano.

Interno del romitorio di Corigliano.
Dopo aver ricevuto una formazione culturale elementare, il giovane
Francesco venne condotto nel convento dei Minori conventuali di San
Marco Argentano, un paese non molto distante da Paola, per trascorrervi
l’anno votivo. A contatto coi frati, dimostrando una maturità
spirituale superiore alla sua età, il giovane si interrogava sul
proprio futuro pensando anche alla realtà del suo tempo: la famiglia,
la situazione della Chiesa, il modo di vivere dei francescani.
Ma che tempi erano quelli per la società e per la Chiesa? Qual era
la situazione socio-politica in cui il Santo visse e operò, facendo sue
le istanze della maggioranza della popolazione poverissima?
Nei primi decenni del secolo XV la Calabria era teatro di scontri tra
due fazioni, l’Angioina e l’Aragonese, entrambe desiderose di
occupare il Regno di Napoli. E a fare le spese di tali scontri era la
povera gente, costretta a vivere in condizioni di miseria morale e
materiale e in una specie di anarchia nella vita pubblica e privata.
Quanto alla Chiesa, essa attraversava un periodo di grande confusione e
di disgregazione morale. La situazione ebbe ripercussioni anche in
Calabria: «Molte sedi vescovili», leggiamo nella recente biografia di
Francesco di Paola curata da Giuseppe Fiorini Morosini, «rimasero
vacanti o affidate a un commendatario. La difficile situazione economica
spingeva all’accaparramento senza troppi scrupoli dei benefici
ecclesiastici come fonte sicura di sostentamento... Simonia e
concubinato erano i mali più diffusi tra il clero. Anche sul versante
della vita religiosa la situazione era preoccupante all’interno del
monachesimo, sia greco che latino. Gli ordini mendicanti, invece,
soprattutto i francescani, presentavano al loro interno una situazione
di vita migliore, facevano perciò presa sul popolo, imponendosi con il
loro stile di vita».

Una delle icone tradizionali del Santo.
Proprio
all’interno degli ordini religiosi si moltiplicarono i movimenti di
"osservanza", riproponendo le regole delle origini, secondo il
primitivo rigore. In tale contesto assumevano una rilevanza speciale le
forme penitenziali, in particolare quella quaresimale, che venne ripresa
con modalità diverse da vari movimenti. È questa esigenza di
radicalità che Francesco respirò durante l’anno votivo a San Marco
Argentano. Scaduto il tempo del voto, nonostante le sollecitazioni dei
frati, Francesco decise di tornare a casa. Per cercare la sua vera
strada, progettò di recarsi in pellegrinaggio ad Assisi. I genitori si
misero in viaggio con lui. Probabili tappe del viaggio: Roma e Assisi,
dove Francesco sostò a lungo alla Porziuncola e sulla tomba del suo
santo protettore. Il pellegrinaggio si concluse con l’incontro –
forse a Spoleto e a Monteluco – con alcuni eremiti, dalla cui vita
egli rimase definitivamente affascinato: essa rappresentava per lui la
sintesi ideale tra solitudine, ascetismo e contemplazione. Tornò «con
l’intenzione determinata di menare una vita solitaria».
La notizia che Francesco aveva deciso di vivere in solitudine si
sparse presto in tutta Paola e anche in quell’angolo nascosto
cominciarono a venirlo a trovare alcuni compaesani, attratti dal fascino
di questa singolare esperienza spirituale. Venivano a chiedere un
consiglio, una preghiera, a confrontarsi con lui, a chiedersi che cosa
poteva aver spinto un giovane a lasciare tutto per vivere da eremita, in
estrema povertà, «cibandosi di erbe crude che la terra produceva»,
precisa il biografo. Così diventò un punto di riferimento, suscitando
in tanti il desiderio di imitarlo.

Chiostro all’interno del santuario di
Paola.
Inizialmente si unirono a lui un certo Fiorentino da Paola, Angelo
Alipatti da Saracena e Nicola da San Lucido. Correva l’anno 1435, che
viene considerato la data di nascita – anche se non in forma ufficiale
– dell’ordine dei Minimi. Un primo permesso orale sarebbe stato dato
dall’arcivescovo del tempo, monsignor Bernardino Caracciolo, ma la
cosa non è certa. Con il passare degli anni, aumentò notevolmente il
numero dei giovani che venivano a chiedere di unirsi al gruppo, e
Francesco cominciò a pensare e ad agire in funzione di una loro
accoglienza, pur sapendo che avrebbe dovuto modificare in parte la sua
vita. Si cominciò a costruire un convento, con la partecipazione
entusiastica dei fedeli che, spettatori di tante situazioni di scandalo
anche da parte di ecclesiastici, vedevano finalmente una comunità che
seguiva la strada del Vangelo. Era il momento di chiedere una qualche
approvazione ecclesiale per la nuova comunità. Il nipote di monsignor
Caracciolo, Pirro, divenuto a sua volta arcivescovo di Cosenza nel 1453,
consentì verbalmente di costruire una piccola chiesa, primo passo verso
il riconoscimento giuridico della nascente congregazione.

Suore all’ingresso del santuario di San
Francesco a Paola.
Se
l’arcivescovo Pirro Caracciolo era convinto della bontà dell’opera
sorta a Paola, non altrettanto lo erano a Roma, dove la notizia di
questi eremiti che vivevano in assoluta povertà provocò reazioni
strane: qualcuno vi vide la rinascita del movimento dei
"Fraticelli", da poco represso anche in Calabria. Costoro,
nati con l’intento di riportare l’osservanza all’interno dell’ordine
francescano, avevano finito per contestare radicalmente la gerarchia
romana. Per vederci chiaro, il Papa nel 1467 inviò a Paola come
visitatore apostolico monsignor Baldassarre De Gutrossis. Costui,
nonostante l’arcivescovo Caracciolo gli avesse detto un gran bene di
Francesco, attaccò il santo per la scelta della vita quaresimale,
dicendo che essa era sopportabile da un «villano e rustico», ma non da
altri dal fisico più delicato. Francesco non si scompose, accompagnò
nella sua cella il monsignore e il prelato che lo accompagnava e, come
se niente fosse, prese dal braciere il fuoco nelle mani e lo presentò
ai due ospiti perché si scaldassero. Il Baldassarre, folgorato dal
gesto straordinario, tornò a Roma completamente cambiato. Qualche tempo
dopo decise di unirsi a Francesco, diventando così il primo sacerdote
accolto nella comunità paolana.

L’interno del santuario di Spezzano.
Ormai,
la sua fama di santità varcava i confini della Calabria e dello stesso
Regno di Napoli. Al Santo veniva accordato il permesso di fondare altri
romitori. Il primo fu quello di Paterno Calabro, dove fu accolto con
entusiasmo dalla popolazione: durante i lavori di costruzione del
convento avvennero diversi episodi prodigiosi, tanto che nell’ordine
quello di Paterno fu definito «il convento dei miracoli». A Paterno il
Santo prese pienamente coscienza della sua vocazione e della sua
missione nella Chiesa e nella società: una missione legata alla
penitenza evangelica come proposta di rinnovamento per la Chiesa intera.
Dopo Paterno sorse il romitorio di Spezzano, dove emerse soprattutto la
grande carità del Santo verso i poveri. A Spezzano inoltre si unirono a
lui, dopo una clamorosa conversione, Bernardino Otranto e Giovanni
Cadurio che sarebbero diventati due grandi figure dell’ordine dei
Minimi. Il quarto convento fu fondato a Corigliano Calabro, da dove
inviò poi un suo frate ad aprire il quinto convento a Crotone.
Dalla Calabria il Santo fece un viaggio in Sicilia per aprirvi altri
conventi. E davanti allo Stretto di Messina accadde uno dei miracoli che
lo resero particolarmente famoso. Giunto a Catona, chiese «per carità»
un passaggio su un barcone carico di legname, ma il proprietario esigeva
di essere pagato. Il Santo, per nulla impressionato dal rifiuto, si
ritirò a pregare poi stese sul mare il suo mantello dicendo ai frati
che lo accompagnavano di salirvi e, aggiustatolo a mo’ di vela attorno
al suo bastone, cominciò la traversata tra lo stupore di quanti
assistevano; molte altre barche seguirono Francesco per godersi il
prodigio di questi strani navigatori che quando giunsero a Messina
trovarono una gran folla ad attenderli. In Sicilia fu fondato il
convento di Milazzo.

Veduta del santuario di Corigliano.
Durante il soggiorno siciliano, accadde un fatto nuovo destinato a
rivoluzionare completamente la vita di Francesco. Papa Sisto IV ordinò
al frate di partire («sotto pena di censura») per la Francia, per
assistere Luigi XI, colpito da una grave forma di apoplessia che nessun
medico era riuscito a guarire. In verità il re confidava nelle
straordinarie capacità taumaturgiche del paolano. Così Francesco, dopo
aver fatto tappa a Napoli e a Roma, arrivò al castello di
Plessis-lez-Tours, dove risiedeva il sovrano. Qui – non senza poche
resistenze da parte di Luigi XI, interessato unicamente a ottenere
subito la guarigione –, rendendosi conto dei disegni divini sull’illustre
infermo, cominciò a prepararlo lentamente alla morte, invitandolo a
purificare la propria coscienza, a riparare il male commesso e a
risolvere i problemi ancora in sospeso secondo giustizia, verità e
carità. Assistito dal Santo, il re spirò di sabato, come aveva
desiderato, il 30 agosto 1483.
La reggente Anna, figlia primogenita di Luigi XI, confermò le
proprietà che il re aveva concesso a Francesco, il quale aveva promesso
di restare a Plessis-lez-Tours finché il delfino Carlo non avesse
raggiunto la maggiore età e preso possesso del regno. Così l’ordine
dei Minimi cominciò a espandersi anche in Francia, con numerosi
ingressi soprattutto a partire dal 1488, mentre sorgevano i conventi di
Montils, Amboise, Fréjus, Parigi, Châtellerault, Bracancourt, Amiens,
Abbeville, Grenoble, Montgauger e Bomiers. Dopo la Francia, fu la volta
delle fondazioni in Boemia, Germania e Spagna.

La grotta di Paterno Calabro dove il Santo
si ritirava in solitudine.
Per
il Santo continuava la vita di sempre, sia pure in un contesto diverso,
caratterizzata da forte austerità, lavoro manuale e intensa preghiera.
La sua persona diventò un punto di riferimento per quanti desideravano
ardentemente la riforma della Chiesa. È in quegli anni che il Santo
scrisse la Regola per il suo ordine. La Regola ebbe ben quattro stesure:
la prima fu approvata nel 1493 da papa Alessandro VI, a cui si deve
anche il nome nuovo alla congregazione, che da allora si chiamò «Ordine
dei frati Minimi poveri eremiti di fr. Francesco di Paola»; una nuova
regola, comprendente norme per i terziari laici, fu presentata nel 1501
al Papa, che confermò la sua approvazione, rinnovandola l’anno dopo
con il consenso unanime del collegio cardinalizio; infine, la definitiva
redazione, che stabiliva anche le norme (tra cui la clausura perpetua)
per le monache Minime, ebbe il suggello pontificio nel 1506 da papa
Giulio II. Il ramo femminile aveva cominciato a vivere nel 1495 in
Spagna poco dopo l’arrivo dei frati ad Andujar per iniziativa di Pedro
de Lucena, che aveva consegnato ai Minimi una casa in cui accogliere
donne desiderose di dedicarsi alla vita ascetica. A ciascuna di esse il
fondatore, che aveva ormai 90 anni, inviò una corona del rosario.
Francesco rimase fino all’ultimo alla guida dell’ordine, essendo
ancora nel pieno possesso delle sue forze fisiche e mentali nonostante l’età.
La malattia lo colse il 28 marzo 1507, domenica delle Palme, mentre
stava preparando il capitolo generale fissato per il dicembre di quell’anno.
Il venerdì si ritirò in cella e convocò l’intera comunità
esortandola a essere fedele alla Regola, alla carità scambievole e
soprattutto all’osservanza del voto quaresimale. Nominò poi come suo
successore finché si fosse tenuto il capitolo generale il padre
Bernardino. Mentre parlava, il supporto ligneo su cui posava il braciere
si incendiò, creando scompiglio tra i presenti. Il Santo prendendo il
braciere in mano esclamò: «In verità vi dico, fratelli, che osservare
quanto si è promesso a Dio non è più difficile di quanto sia per me
tenere in mano questo fuoco». Si fece aspergere con acqua benedetta,
ascoltò il racconto della Passione secondo Giovanni, poi guardando il
Crocifisso recitò la sua ultima preghiera: «O Signore Gesù Cristo,
buon pastore delle anime nostre, conserva i giusti, converti i
peccatori, abbi pietà delle anime dei defunti e sii propizio a me
miserabilissimo peccatore».

La cappella dove sono conservate le
reliquie e il busto in argento
del Santo, a Paola.
Spirò pronunciando i nomi di Gesù e di Maria, verso le dieci del 2
aprile 1507. Aveva compiuto 91 anni sei giorni prima. Fu sepolto nella
chiesa conventuale di Tours, dove rimase in grande venerazione fino al
1562, quando durante le guerre di religione gli Ugonotti in oltraggio ai
Minimi che erano sempre in prima linea nella difesa dell’ortodossia
cattolica, bruciarono il corpo ancora intatto del Santo. Si salvarono
solo poche ossa, conservate ora in parte a Paola (dove furono portate
nel 1935) e in parte nella chiesa di Notre Dame di La Riche.
La crescente fama di santità che circondava Francesco intensificò
il culto popolare e il primo maggio 1519, appena dodici anni dopo la
morte, papa Leone X canonizzava Francesco di Paola stabilendone la festa
liturgica il 2 aprile.
Angelo Montonati
Segue:
Il messaggio di
Francesco? attuale perché controcorrente
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