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Jesus n. 5 maggio 2007 - Home Page


Editoriale.

 
Gesù, il provocatore
di Vincenzo Marras
  

«Questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale... perciò ognuno è libero di contraddirmi». Chissà quanti prenderanno alla lettera la precisazione di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, che nel suo recente Gesù di Nazaret invita lettrici e lettori anche a un «anticipo di simpatia». Crediamo però che per affrontare le quasi 450 pagine del volume non basterà la simpatia: occorrerà diligenza e studio, e almeno una passione analoga a quella che il teologo-Papa ha posto nel presentarci la sua personale ricerca del «volto del Signore». Così accompagna lettrici e lettori, passo passo, a riconoscere Gesù, Figlio di Dio, Parola fatta carne, nei racconti del battesimo e delle tentazioni, nel discorso della montagna, nelle grandi parabole dell’evangelista Luca, nelle penetranti immagini di Giovanni, fino alla confessione di Pietro e alla trasfigurazione, e riflettendo infine sulle affermazioni che il Nazareno fa di se stesso.

«E voi, chi dite che io sia?». La domanda di Gesù, che fa da sfondo al volume del teologo-Papa, continua a provocare le intelligenze, i cuori, la vita degli uomini e delle donne di oggi. Perché, di tutti i provocatori, Gesù è il numero uno. Considerato mille volte un personaggio mai ricostruibile o addirittura mai esistito, ha una forza di attrazione che non è di nessun altro. Egli è l’Ecce Homo e l’Ecce Deus insieme: pienezza di umanità, che è pienezza di divinità, cantava padre Turoldo. Non ce n’è altri. Gli fa eco don Tonino Bello: «È il Signore, il solo Signore, il solo Re della gloria». E continuava nell’omelia d’ingresso in diocesi, nella cattedrale di Molfetta: «Se non scaturisce da questo incontro l’insopprimibile bisogno di alzarsi per annunciarlo è segno che noi credenti siamo diventati vecchi, e che lo scetticismo, il sorriso gonfio di cautele, il calcolo prudenziale di chi la sa lunga, la freddezza senile hanno preso il sopravvento sull’entusiasmo e forse anche sulla speranza». Non aveva certo bisogno di questo monito il teologo-Papa per farsi, anche con Gesù di Nazaret, infaticabile evangelizzatore: «Gesù non è un mito, è un uomo fatto di carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia...».

Tra le tante pagine del volume ci piace riprendere quelle che si riferiscono al pastore, che raccontano l’identità e la missione di Gesù, «porta delle pecore», «buon pastore», «portatore della pecora». L’attento esame di questa figura – ripercorsa nel volume dalla parabola della pecorella smarrita raccontata da Luca al grande discorso nel Vangelo di Giovanni – ci ha infatti richiamato alla memoria un piccolo aneddoto. Racconta di una pecorella che, scoperto un buco nel recinto, uscì dall’ovile, felice finalmente di andarsene libera. Quasi senza accorgersene si smarrì. Arrivò presto il buio e con esso i pericoli, lupi rapaci e mercenari. La paura e la disperazione stavano per sopraffarla quando il pastore, che si era messo alla sua ricerca, la trovò e caricandosela sulle spalle la portò in salvo. Arrivato tutto contento all’ovile, i vicini e i colleghi si sentirono in dovere di dargli un consiglio definitivo: «Ripara il buco del recinto!». Ma il pastore non volle ripararlo. Un finale che la dice lunga sullo stile del pastore, che Gesù incarna. È da quello stile che i credenti tutti imparano – per dirla ancora con don Tonino Bello – a essere sempre più «portalettere che recapitano un lieto messaggio», e sempre meno «fattorini che consegnano una cambiale o la bolletta della luce».

Vincenzo Marras