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ATTUALITÀ - MODELLE E FEDE

Il Vangelo in passerella
di Francesca Soccorsi
  

Turris Eburnea è il nome di un’associazione che si occupa di apostolato nel mondo della moda. Anche la bellezza infatti può essere occasione per testimoniare il messaggio evangelico.
   

La torre e l’avorio, ovvero la forza e la purezza, virtù indispensabili se si vuole vivere una giovinezza responsabile. Scelti non a caso per rappresentare l’associazione Turris Eburnea (www.turriseburnea.it), il cui nome, letteralmente "Torre d’avorio", fa riferimento a un appellativo della Vergine che compare nelle litanie lauretane. Fondata intorno alla metà del secolo scorso da don Michele Peyron e definita da Giovanni Paolo II «l’apostolato dell’amore», l’Opera vive per lo più di donazioni anonime. Oggi a guidarla, dopo la scomparsa di don Peyron, avvenuta nel 1993, è don Antonio d’Osasco, affiancato dal più giovane don Francesco Decio, che coordina l’attività delle diverse sedi aperte sul territorio, a Torino, Genova, Roma e Milano, e organizza le iniziative di apostolato in Italia e in molte parti del mondo.

L’associazione si nutre dell’impegno di giovani volontari che studiano o lavorano e nel tempo libero incontrano altri giovani e con loro approfondiscono argomenti come il matrimonio e l’amore, l’amicizia e la bellezza, i bambini e il mondo femminile. Perché Turris Eburnea propone la riscoperta di quei valori che sono scritti nel cuore di ogni persona, a qualunque razza, religione o cultura appartenga; e che possono diventare uno stile di vita quotidiano, anche nei momenti apparentemente più prosaici e mondani. Come quando si ha a che fare con la moda, l’eleganza e le passerelle.

Una sfilata organizzata dall'associazione.
Una sfilata organizzata dall’associazione.

Don Peyron fin dagli anni della sua ordinazione, quando fu nominato cappellano dell’alta moda dal cardinale Fossati di Torino, scelse di dedicarsi alla cura spirituale delle indossatrici incontrate nelle sartorie piemontesi per dare loro una formazione cristiana, affrontando i problemi di quel mondo ricco di proposte e di occasioni spesso futili e devianti.

Proprio per coinvolgere in un percorso di catechesi le ragazze più lontane dalla Chiesa, cominciò con qualche titubanza a organizzare sfilate, incoraggiato nella sua scelta da don Calabria, che lo incitò con forza ad andare avanti. Così da allora Turris porta in passerella, nel regno della bellezza e dell’effimero, parole come amore, bene, umiltà, pronunciate da ragazze che sfilano offrendo la propria testimonianza di conversione e di cammino spirituale. Sarte specializzate confezionano per loro capi unici e raffinati, da indossare dopo aver appreso l’arte del make up e del portamento. Ma qui si insegna la moderazione, non l’eccesso, perché per belle apparire non c’è bisogno di scollature vertiginose, orli cortissimi e rossetti shocking: un abito sobrio ed elegante e un trucco leggero e discreto possono essere il migliore dei biglietti da visita.

Alcune modelle di Turris Eburnea.
Alcune modelle di Turris Eburnea
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Per parlare di questa originale esperienza abbiamo incontrato la responsabile della sede romana, Gabriella Costa, coordinatrice del settore moda. Ci accoglie nella splendida cornice di largo Santa Lucia dei Filippini, a due passi da Torre Argentina. Affreschi, marmi e soffitti a cassettoni fanno da sfondo alla sala delle sfilate. È questa la location dove l’eleganza va in scena per parlare d’altro, di valori che difficilmente siamo abituati a richiamare quando pensiamo a griffe e haute couture. Ovvero di morigeratezza, di bellezza interiore, di dono disinteressato. Valori non solo cristiani, ma che dovrebbero far parte anche di un’etica laica troppe volte disattesa in nome del più sfrenato consumismo.

Le ragazze dell’associazione sfilano in Italia e all’estero, spesso anche in nazioni non cattoliche, per testimoniare il loro messaggio e invitare con garbo e discrezione le nuove generazioni ad appropriarsene. «Siamo state in Messico, in Nord America, ma anche in una scuola musulmana a Istanbul», spiega Gabriella, che aggiunge: «Abbiamo sfilato nei centri commerciali, nelle scuole e nelle piazze di molti Paesi». Le modelle di Turris vanno ovunque vengano invitate, perché ritengono che ogni invito sia una chiamata della Madonna, che aspetta il loro aiuto e che non farà mai mancare i mezzi per rispondere. Le sfilate sono offerte gratuitamente: propaganda e affitto del locale vengono pagati dai richiedenti, mentre luci, musiche, attrezzature, abiti, viaggi e spese di soggiorno sono a completo carico dell’Opera. Durante la sfilata un cronista chiede alle ragazze di raccontarsi al microfono e di offrire la propria testimonianza sul tema scelto per il défilé.

Alcune modelle di Turris Eburnea.
Alcune modelle di Turris Eburnea

Continua Gabriella: «Molte madri e nonne, che hanno sfilato negli anni sulle nostre passerelle, ringraziano don Peyron per averle preparate a costruire il loro futuro su solidi principi cristiani e lo invocano nei momenti difficili, sentendolo ancora presente e vivo, mentre le ragazze che sfilano oggi continuano a seminare il Vangelo della gioia nel cuore delle loro coetanee, per aiutarle a riflettere sui veri valori della vita. Andiamo avanti grazie a donazioni anonime e al lavoro di tante collaboratrici che accettano compensi irrisori per il loro impegno. Acquistiamo i materiali che ci occorrono da piccoli negozi che chiudono e svendono il loro magazzino oppure approfittiamo della gentilezza di qualche commerciante che ci regala stoffe e accessori. La Provvidenza, insomma, ha come sempre vari volti».

«Con il mondo della moda», precisa Gabriella, «quello ufficiale, intendo, abbiamo un rapporto particolare: ci ispiriamo alle collezioni dei grandi stilisti, ma creiamo abiti che non vendiamo e non reclamizziamo, rivisitandoli secondo il nostro gusto. La Camera di commercio non ci conosce neppure: le sfilate sono solo un pretesto per provare a toccare i cuori delle ragazze del pubblico, alunne delle scuole medie e superiori, alle quali insegniamo che con poco si può aspirare al bello».

Don Antonio d'Osasco insieme a Papa Ratzinger.
Don Antonio d’Osasco insieme a Papa Ratzinger.

Donata Puccetti, 40 anni, entrata in Turris all’età di 15, ci racconta la sua esperienza: «La mia compagna di banco del liceo mi portò a un pranzo dell’associazione. Si parlava di amore e di amicizia e io rimasi colpita dall’atmosfera di quell’incontro», dice. «La mia è una famiglia atea e io ero alla ricerca di qualcuno con cui condividere valori diversi. L’incontro con i ragazzi di Turris mi ha fatto capire che non ero sola e che avrei sempre trovato un luogo e delle persone con cui parlare nella fase delicata della crescita. Turris Eburnea, tuttavia, è anche sinonimo di discrezione e di rispetto delle idee altrui: solo dopo qualche anno dalla mia adesione al loro progetto ho scoperto che venivano organizzati degli incontri in cui si recitava il rosario, ma non avevo mai ricevuto pressioni perché vi partecipassi». Le chiediamo come sia nata l’esperienza delle sfilate e lei, entusiasta, ricorda: «Ero alta, magra, avevo un bel portamento, frutto dell’educazione severa di mio padre. Così mi chiesero di sfilare. Allora c’era ancora don Peyron, un faro nella mia vita. E acconsentii. Certo non perché avessi ambizioni da modella: in Turris non si sfila per emulare Naomi Campbell ma per lanciare dalla passerella messaggi di amore e di speranza». 

«Prima di ogni défilé», aggiunge Donata, «le indossatrici si riuniscono in una piccola sala per recitare un’Ave Maria ed esprimere alcune intenzioni di preghiera. Ho smesso nel settembre del 1990, un mese prima di sposarmi; ogni tanto, però, continuo a partecipare agli incontri dell’associazione. Di recente con mio marito abbiamo raccontato la nostra esperienza di coppia sposata ai tanti giovani che vivono la realtà dell’Opera. E ora che le mie due figlie più grandi hanno cominciato a frequentare Turris, attraverso la loro esperienza mi sono rituffata con lo spirito di allora nelle attività che tanto mi avevano attratta un tempo».

Alcune sfilate delle modelle di Turris Eburnea in giro per il mondo.
Alcune sfilate delle modelle di Turris Eburnea in giro per il mondo.
I defilé sono occasioni di incontro con le ragazze del luogo
e di testimonianza cristiana.

Sfila ancora, invece, la ventisettenne Eleonora Sgaravatti: «Sono una fuori quota», ammette scherzando. E spiega: «In Turris le modelle sono molto più giovani. Io rappresento un’eccezione, ma la passerella per me è un modo per affermare la consapevolezza del valore del corpo femminile e per manifestare tutta me stessa. E a 14-15 anni non credo che tutte siano pronte per un cammino di testimonianza. Da noi non esistono modelle-manichino, bensì persone impegnate nell’annuncio. Ho cominciato con i défilé tradizionali, mi servivano per mettere da parte un po’ di soldi. Come quella volta che ho fatto l’indossatrice nella cornice di piazza di Spagna, a Roma, sfilando giù per la famosa scalinata. Mi sono accorta subito, però, che in quell’ambiente non mi riconoscevo: i miei valori erano davvero troppo distanti. Poi, nel 2005, ho conosciuto l’associazione e mi sono trovata a casa, come in una grande famiglia. Prima o poi smetterò con le sfilate: il mio desiderio è di portare la mia esperienza negli incontri e nelle riunioni con le altre ragazze. Oggi organizzo mostre d’arte, un altro modo per veicolare il bello».

All’età di 16 anni calcava la passerella di Turris Eburnea anche Anna Giuli, due occhi blu da fare invidia al mare più cristallino. Ventotto anni, un dottorato di Bioetica all’Università Cattolica di Roma, si divide tra la sua attività di docente presso alcune scuole infermieristiche della capitale e l’impegno nell’associazione: «Qualche volta mi capita di fare la cronista e di accompagnare le modelle in giro per il mondo. Attraverso il linguaggio universale della moda parliamo di amicizia vera come primo, indispensabile passo verso il vero amore, testimoniamo esperienze di crescita personale, invitiamo le giovanissime ad accettare il proprio corpo valorizzando la femminilità e non il femminismo aggressivo».

Alcune sfilate delle modelle di Turris Eburnea in giro per il mondo.

Riferimenti che hanno indirizzato anche la scelta di Federica Morais, ventotto anni, un passato da fotomodella per Yves Saint Laurent e Missoni, oggi attrice e musicista affermata: «L’esperienza mi ha insegnato che anche nel criticatissimo mondo dello spettacolo si può andare avanti senza scendere a compromessi. Le mie scelte sono state sempre guidate dal rispetto di alcuni valori fondamentali e alla fine sono stata ripagata. In passato ho sfilato per mettere da parte qualche soldo, oggi posso permettermi di farlo per Turris senza ricevere nulla in cambio, se non amicizia e condivisione. Vi sembra poco?».

Francesca Soccorsi
   

Tutto cominciò a Torino con don Peyron

Le indossatrici sfilano in passerella, lanciando messaggi sull’amore. Quello vero, presentato da Papa Ratzinger nell’enciclica Deus caritas est, non i suoi surrogati che il mondo commerciale ci propone. Sono le ragazze della Turris Eburnea, un progetto singolare che lo Spirito Santo, verso la metà del secolo scorso, ha ispirato a don Michele Peyron. Nato a Torino nel 1907, rinuncia alla carriera di avvocato per seguire la vocazione sacerdotale. Dopo la sua ordinazione è nominato cappellano dell’alta moda dal Il fondatore, don Michele Peyron. cardinale Maurilio Fossati di Torino. Nel 1941 con un gruppo di ragazze dell’Azione cattolica, don Peyron si reca in udienza da Pio XII, che lo incoraggia. Il 27 aprile dello stesso anno con questo gruppetto fonda a Torino la "Piccola Opera Turris Eburnea". La preghiera è il motore dell’Opera, ed è sostenuta da monasteri di clausura, verso cui don Peyron ha orientato numerose ragazze. Egli stesso pregava tantissimo e riponeva un’illimitata fiducia nel sacrificio della santa Messa, nella divina Provvidenza e nella Vergine Maria. Attentissimo alla voce dello Spirito Santo, diceva di sentirsi spinto a confessarsi ogni qualvolta capiva di non averne seguito l’ispirazione. Definiva il rosario «la mia arma a cinquanta pallini» e la usava per rivolgersi a Maria, per discernere i progetti di Dio sulle anime. Sui passi del suo fondatore e col sostegno e l’aiuto di tanti, Turris Eburnea ancora oggi continua a percorrere le strade del mondo, testimoniando che l’Amore vero esiste, ed è per tutti.

Patrizia Cattaneo

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