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Jesus n. 6 giugno 2007 - Home Page


Editoriale.

 
Le famiglie e la politica maldestra
di Vincenzo Marras
  

Una festa per la famiglia. L’hanno celebrata il 12 maggio scorso circa un milione di persone. Bambini, giovani, genitori e nonne hanno invaso piazza San Giovanni e le vie laterali per cantare e danzare l’amore della famiglia e per la famiglia. Le note stonate – da stigmatizzare con fermezza – sono di quei leader politici (e qualcuno si è voluto distinguere) che hanno tentato maldestramente di mettervi il loro ipocrita sigillo.

Per tanto tempo il soggetto-famiglia è stato dimenticato. Da tutti. L’Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% della media europea, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell’Irlanda. Alla famiglia diamo l’1,1% del Pil, che è meno della metà di ciò che si fa nel resto del continente (2,4). Forse anche per questo siamo in coda in Europa per tasso di natalità con 1,3 figli per donna, contro una media continentale di 1,5, per non citare la Francia, che ha il record con 2. Bastano queste cifre a inchiodare le responsabilità di chi ha governato l’Italia... E non da oggi.

La famiglia, le tante famiglie in Italia sono in crisi e le cause sono antropologiche, sociali, culturali, etiche: appartengono ai malesseri individuali e relazionali di chi le compone, come alle politiche sociali poco attente a sostenerle. L’emergenza-famiglia sovrasta tutte le altre, le accomuna e le misura nella loro autentica dimensione. E tuttavia questo non vuol dire che essa sia affrontabile solo ribadendo divieti e misurando trasgressioni. Richiede invece la capacità di suggerire strade nuove, cambiamenti di prospettiva, di testa e di cuore: in una parola, di conversione. Conversione della politica, certamente, perché produca leggi e provvedimenti che favoriscano la famiglia, diano speranza alle giovani coppie e alle nuove generazioni. Ma anche conversione della Chiesa alla famiglia, in modo che essa diventi – al di là dei documenti pastorali e delle enunciazioni di principio – soggetto autentico di pastorale, come suggerisce l’arcivescovo di Milano, il cardinale Tettamanzi. I gruppi di spiritualità coniugale, della coppia e della famiglia come tale sono ancora una realtà piuttosto marginale nella pastorale. Forse finché non saranno le famiglie ad evangelizzare le famiglie, questo resterà un punto dolente della pastorale della Chiesa italiana. Il Vangelo va, infatti, annunciato da chi vive insieme.

Il Family day – manifestando l’attaccamento profondo della società italiana alla struttura familiare, fondata sul matrimonio – deve senz’altro contribuire a mettere fine alla quasi-assenza di politiche familiari nel nostro Paese. Ma deve anche rimanere uno stimolo continuo nella comunità ecclesiale a dire sì alla vita condivisa, all’amore che accoglie, all’amore che perdona e protegge, all’amore che si prende cura dell’altro. Senza dimenticare – come ha scritto il quotidiano cattolico francese La Croix, all’indomani del grande appuntamento di piazza San Giovanni – che «c’è un pericolo da cui la Chiesa italiana deve guardarsi. Essa non può accontentarsi di dire sempre "no". L’intervento nel dibattito pubblico deve accompagnarsi a una grande volontà di dialogo», dentro e fuori dalla stessa comunità dei credenti. «Altrimenti», ammonisce La Croix, «il successo come quello dell’altro ieri potrebbero essere senza domani».

Vincenzo Marras