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LA FEDE IN INTERNET

Rimaniamo in pantofole
pur con la mappa del mondo in tasca

di Giorgio Banaudi
internauta
  

Padre Francesco da Vallecrosia era partito dalla sua terra coltivando il miraggio di raggiungere gli estremi confini del pianeta. Ai suoi tempi, all’inizio del XVI secolo, di confini da raggiungere ne esistevano ancora. Dopo aver studiato all’ombra del convento dei domenicani di Taggia, entrò nel noviziato dei Gesuiti e iniziò il suo cammino. Si ritrovò così a percorrere la via delle Indie, a portare il Vangelo ai popoli lontani. Partito da Lisbona, raggiunse Macao e poi rapide incursioni nella Malacca, sfiorando le regioni proibite della Cina. La sua passione per le lingue lo portò ad approfondire, meravigliato, i complessi sistemi di scrittura di quei popoli, fino al punto da elaborare e utilizzare inediti simboli e segni, oggi diremmo icone, per meglio trasmettere i concetti della fede. Giunse a ipotizzare la necessità di grafemi dinamici intermedi tra le parole e le frasi per farsi vicino alle metodiche espressive di quella gente. Si arenò solo di fronte alle difficoltà tecniche nell’esprimere in qualche modo tali simboli: la stampa tipografica era troppo rigida. Fin qui le scarne notizie su questo pioniere, reperite su Wikipedia. La facoltà di Informatica dell’Università di Debrecen (www.unideb.hu) ha recuperato gran parte del suo lavoro, rimasto sconosciuto praticamente fino ai nostri giorni, per saggiarne l’applicabilità attuale con i nuovi strumenti espressivi.

La disponibilità formidabile di informazioni e di conoscenze dovrebbe consentire finalmente la realizzazione di tante idee sepolte, di tante intuizioni solo abbozzate. È quello che si propone di fare, grazie alla collaborazione di tanti appassionati, il progetto Thapa (che in lingua quechua significa proprio "nido, incubatrice"), www.thapa.org: hai un’idea, un’intuizione e non sapresti come realizzarla tramite software? Descrivila e aspetta che qualcuno provi a implementarla. La sinergia che le tante iniziative targate Web 2.0 riescono a mettere in moto si rivelano particolarmente efficaci quando consentono la convergenza di idee e passioni comuni. Se un tempo la scarsità di comunicazioni e la difficoltà nel trovare qualcuno in grado di condividere (o anche solo di comprendere) bloccava sul nascere certi progetti titanici, oggi lo scenario è improvvisamente favorevole e propizio.

Ma si verifica spesso l’effetto opposto: la sovrabbondanza di informazioni, saturando l’ambiente culturale, ne vanifica praticamente gli slanci. Sapere che qualcosa è ormai possibile, lo rende meno appetibile. Navighiamo nell’abbondanza dei dati ma non sappiamo che farcene. Il mondo è a portata di mouse ma preferiamo il chiuso delle nostre stanze. L’intraprendente Francesco da Vallecrosia sognava traguardi e non misurava il sudore per oltrepassare gli ostacoli; noi, perdutamente in discesa, ammiriamo le gesta degli antichi ma aspettiamo le interfacce neuronali che ci permetteranno di controllare i pc con la forza del pensiero. Non sarà che la Rete si sta trasformando in una comoda amaca dove la pigrizia si fascia di banda larga?

Giorgio Banaudi

Jesus n. 3 marzo 2008 - Home Page