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UNA CITTÀ, UNA DIOCESI - BOLZANO

Il dono della diversità,
la fatica del benessere
di Vittoria Prisciandaro – foto di Alessia Giuliani
  

In Alto Adige la comunità ecclesiale cerca ogni giorno di trasformare il "problema" della divisione linguistica in una risorsa per l’arricchimento reciproco. Il laicato ha assunto un ruolo significativo nella vita delle parrocchie. E sui temi della giustizia, della pace e dell’impegno ecologico la diocesi è considerata all’avanguardia in Europa. Resta però il nodo del confronto con un sistema economico che crea ricchezza ma anche disagio sociale.
  

È grigio e minaccioso il Talvera. Di là dal ponte, il museo archeologico pubblicizza Ötzi, l’uomo di 5.000 anni venuto dai ghiacci; di qua il monumento della Vittoria, marmo e orgoglio fascista, celebra la supremazia italiana sugli austro-ungarici nella Prima guerra mondiale. «Qui abitavano i miei genitori. Erano austriaci. La casa fu abbattuta, mio padre Ernst dovette cambiare il nome in Ernesto. Nel 1939 optarono per la Germania nazista, poi ritornarono». Christine Baumgartner ha incrociato gli snodi più significativi della storia recente di questa terra. E la sua vicenda – volontaria in Zaire negli anni ’70, poi animatrice in Alto Adige di gruppi di cooperazione allo sviluppo, psicologa fondatrice di un consultorio familiare e di iniziative per le donne, la pace e l’ambiente – racconta uno dei volti di questa diocesi.

Uno scorcio di piazza Walther, nel centro di Bolzano, con il Duomo sullo sfondo.
Uno scorcio di piazza Walther, nel centro di Bolzano,
con il Duomo sullo sfondo.

Bisogna andare alle radici storiche per non banalizzare «ferite che ancora bruciano dentro», dice Christine. Ricordare l’umiliazione della popolazione tedesca in seguito al programma di italianizzazione del Sudtirolo voluto da Mussolini e l’accordo del ’39, riguardante l’"opzione" se restare in Italia con l’obbligo di essere fedeli al Duce o espatriare nella Germania nazista. Chi rimase – come Josef Mayr-Nusser, per il quale è in corso la causa di beatificazione, o Franz Thaler, sopravvissuto ai campi di sterminio – venne chiamato traditore. La storia del dopoguerra, con l’accordo del ’46 tra Alcide De Gasperi e il ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber, passa attraverso la rivendicazione di un’autonomia che, nell’immaginario collettivo, «ha nella religione un forte elemento di coesione», dice Francesco Comina, coordinatore del Centro della pace che il Comune ha dato in gestione a Pax Christi e autore di Non giuro a Hitler, una biografia di Mayr-Nusser. «Le chiesine, i crocifissi, le processioni sono punti di riferimento per la popolazione tedesca, che vive per lo più nelle valli». A giugno, nella festività del Sacro Cuore, sulle montagne si accendono dei falò per ricordare un voto del ’700, contro Napoleone. Ma la tradizione si è evoluta: «E la notte dei fuochi, negli anni ’60, era quella in cui si facevano gli attentati terroristici, era l’antitalianismo che si esprimeva nel ricordo della coesione sudtirolese», dice Comina.

Con la piena realizzazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, le cose sono cambiate, ma alcune cicatrici restano: «Manca un’elaborazione storica, non c’è la presa di coscienza che siamo arrivati in Europa», nota Christine.

Scorcio della piazza del Duomo a Bressanone, nel cuore della città vecchia.
Scorcio della piazza del Duomo a Bressanone, nel cuore della città vecchia.

«Su uno stesso territorio coesistono di fatto due diocesi, due culture con ambiti di riferimento diversi», commenta l’abate di Muri-Gries, Benno Malfer. Al centro di Bolzano, il convento benedettino – con annesso vigneto dove si coltiva il miglior Lagrein della rinomata cantina dell’abbazia – è una tappa della "via del vino" altoatesina. «La Chiesa ha promosso l’incontro, è stata fattore di integrazione, ha messo a frutto le identità senza che questo significasse rinuncia». Così, secondo l’abate, si è tratto vantaggio da una situazione difficile, facendo nascere «una Chiesa "tipica", definita dell’Alto Adige o del Sudtirolo a seconda del punto di vista geografico dell’osservatore». La divisione delle parrocchie tra italiane e tedesche, la presenza nella curia e nella pubblica amministrazione di un doppio di tutto, tedesco e italiano – dagli assessorati agli uffici di pastorale –, è una necessità. «Pensare a una popolazione completamente bilingue è un’utopia: il problema linguistico resterà sempre da gestire».

In giro per la diocesi, allora, cerchiamo di capire come questa Chiesa che parla due lingue, nella vita di tutti i giorni, faccia i conti con la sua "diversità". Da Bolzano, città commerciale sulla strada del Brennero, che è stata scelta nel 1975 come sede vescovile perché più centrale rispetto a Bressanone, ci spostiamo a Merano. Cosmopolita e mitteleuropea, la città termale dove grazie al clima mite svettano palme e fioriscono limoni era amata già nell’800 dagli ebrei del Lago di Costanza e da quelli ungheresi, e poi da anglicani inglesi, protestanti tedeschi, russi ortodossi. Una vocazione ecumenica e interreligiosa, che ha contagiato tutta la diocesi, la quale vive con serenità i rapporti con le altre comunità cristiane, e fa i conti senza grossi problemi con la presenza di circa 34 mila stranieri, tra i quali una comunità musulmana ben inserita nel tessuto lavorativo della provincia.

Un ciclista per le vie di Bolzano.
Un ciclista per le vie di Bolzano.

A farci da guida è don Paolo Renner, teologo, direttore dell’Istituto di Scienze religiose di Bolzano e responsabile pastorale a Merano della Comunità ecclesiale di base del Cenacolo. Nata nel ’74 in pieno post-Concilio, legata alla parrocchia di Santo Spirito, il Cenacolo è un buon esempio di un’ordinarietà della pastorale affidata completamente ai laici. Don Paolo, infatti, segue la Comunità da lontano ed è presente soltanto per la celebrazione domenicale. «Ognuno di noi ha la chiave. Ognuno ha un suo ruolo, tutti ci autotassiamo per le spese, non abbiamo contributi da nessuno», spiega Roberta, mentre chiacchieriamo dopo la Messa in una delle due salette di questa chiesa nata dietro la serranda di un negozio. Pur essendo di lingua italiana, le liturgie al Cenacolo prevedono una lettura in tedesco. «Anche se in generale, come italiani, in diocesi ci percepiamo minoranza», aggiunge Roberta. Durante la settimana ci si trova per la lectio divina sulle letture festive, per il servizio ai malati, la preparazione dei ragazzi alla vita cristiana, il post-Cresima, il gruppo di teologia... «Qui ho imparato cosa significa far parte di una comunità con dignità. Altrove mi sembrava non ci fosse la possibilità di crescere in libertà», dice Bruna. In diocesi – raccontano gli intervistati in questo breve viaggio – non è formale la presenza dei laici negli organismi di partecipazione. Le due Consulte di associazioni e movimenti ecclesiali laicali funzionano. E spesso il laico moderatore del Consiglio parrocchiale è un vero riferimento per la comunità.

«La cosa eccezionale del Cenacolo è non avere schemi, mettere al centro solo la Parola e l’Eucaristia», dice Renner. Non è mancanza di attenzione al sociale. Don Paolo, infatti, parla della scuola di formazione all’impegno socio-politico promossa dall’Istituto di Scienze religiose, dalla quale dopo otto anni è nato il Geis (Gruppo ecclesiale di impegno socio-politico). Una realtà che ha espresso anche alcuni politici locali, come l’attuale sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, ed è presente sulla stampa altoatesina. «Da queste realtà è nato anche il Premio Polis per la convivenza civile, assegnato nel 2007 a un gruppo di pakistani», dice Renner, «e una rete di collaborazioni, come per esempio con l’Asdi, l’associazione di assistenza ai separati-divorziati».

Il mercato di piazza Erbe nel capoluogo altoatesino.
Il mercato di piazza Erbe nel capoluogo altoatesino.

Seguendo l’A22 oltrepassiamo la rocca della prima sede vescovile, la storica abbazia benedettina di Sabbiona, e giungiamo a Bressanone. La città dei principi-vescovi porta scritta la sua storia sui muri: sulla cattedrale un tempo bicefala, dove il trono dell’imperatore si ergeva di fronte a quello del vescovo, e sull’altare della chiesetta di San Giovanni, dove nel 1080 si sarebbe nascosto un antipapa, eletto in contrapposizione a Gregorio VII.

In piazza Duomo, di fronte al palazzo vescovile (oggi trasformato in museo diocesano), ha sede la bottega del commercio equo e solidale, la prima d’Italia, nata in questa diocesi, che nel tempo ha espresso una forte attenzione al Sud del mondo anche attraverso numerose vocazioni missionarie. Poche decine di metri e raggiungiamo il seminario diocesano, bilingue, e lo Studio teologico, al quale fa capo l’"Istituto pace giustizia e salvaguardia del creato" diretto dal teologo Karl Golser, presidente dei moralisti italiani.

Negli anni – in sintonia con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee e la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), a cui Golser collabora – l’Istituto ha portato avanti la riflessione teologica su temi che riguardano la convivenza civile e l’impatto ambientale, occupandosi per esempio di trasporti e viabilità; nel ’94 ha promosso la prima Giornata diocesana per il Creato in Italia, avviando collaborazioni con enti locali e altri soggetti come il centro di ecologia dell’abbazia di Novacella. Sul rapporto tra teologia e pastorale ordinaria, Golser spiega che «a parte la tre giorni teologica annuale per clero e operatori pastorali, lo scambio con i decani è costante sulle tematiche da scegliere per la formazione permanente».

Piccoli re magi sulla piazza del Duomo di Bressanone, al termine del raduno dei "cantori della stella", il 13 gennaio scorso.
Piccoli re magi sulla piazza del Duomo di Bressanone,
al termine del raduno dei "cantori della stella", il 13 gennaio scorso.

Alle porte della città, mentre ci dirigiamo di nuovo verso Bolzano, si staglia la sagoma della megadiscoteca Max. È qui che nei fine settimana affluiscono i giovani della provincia, «lontani e poco interessati alla vita ecclesiale», lamentano tanti. È dal Max che secondo qualcuno bisognerebbe ripartire. O da preti meno stanchi e anziani. O da una Chiesa meno ingessata. «O anche da una vita meno facile», aggiunge don Mario Gretter che, oltre a occuparsi di ecumenismo e dialogo interreligioso, segue in diocesi – per la parte italiana – anche l’Azione cattolica e l’Agesci. «Molti oratori sono stati trasformati in centri giovanili, con i contributi della provincia. E i ragazzi si chiedono a che serva impegnarsi in parrocchia, di fronte alle decine di proposte allettanti che arrivano da altre parti».

Don Mario sostiene che nei paesi l’aggregazione tiene ancora, mentre in città è più difficile: così per esempio l’Ac tedesca ha gruppi parrocchiali, mentre quella italiana si organizza a livello diocesano. «La fatica più grande è nel post-Cresima. C’è il vuoto. Poi tornano intorno ai 27 anni, con famiglia». In generale va comunque registrata una forte presenza, anche dei giovani, nel settore del privato-sociale, che è finanziato dai servizi sociali e che in queste zone ha sostituito il volontariato classico centrato sulla "gratuità".

«È vero, il benessere fa fare più fatica, le cose vere chiedono sacrificio»: don Giancarlo Bertagnolli è il fondatore del progetto "La Strada", che nel 2009 festeggerà 30 anni. Nato come centro di aiuto per i tossicodipendenti, oggi ha diverse strutture di accoglienza. «In passato le famiglie erano parte integrante del progetto, oggi dobbiamo spesso seguire anche i genitori e prenderci cura dei minori. Questo significa grandi fragilità tra i giovani. La droga è il 15-20 per cento del lavoro, il resto è prevenzione. E sono in aumento i casi di disagio psichico e di doppia diagnosi».

Sul tema del benessere torna anche il direttore della Caritas italiana, Mauro Randi: «Abbiamo un livello di vita altissimo rispetto al resto d’Italia, ma è anche vero che lo è pure il costo della vita. Il 14 per cento delle famiglie altoatesine è a rischio povertà e la casa è una delle emergenze». La provincia, dice Randi, ha il tasso di indebitamento più alto d’Italia, fenomeno che ha spinto la Caritas ad aprire uno sportello di "consulenza debitori" per rispondere a una domanda di aiuto che non ha zone franche, provenendo da tutte le fasce di reddito.

Wine-bar a Bolzano.
Wine-bar a Bolzano.

«Il modello di vita della società altoatesina non è sostenibile, occorre riprendere la coscienza del limite», aggiunge Randi. «Qui c’è un tasso di suicidi tre volte più alto d’Europa». Le cause sono da ricercare nell’isolamento che in alcune zone di montagna è tuttora pesante, ma anche «nell’incapacità diffusa a impostare relazioni umane significative». Un’affermazione confermata dal "successo" di un’iniziativa avviata dalla Caritas tedesca (la quale a breve inizierà un processo di unificazione con quella italiana): lo "sportello per uomini in difficoltà", che in 6 anni ha trattato oltre 5 mila casi, in prevalenza su problemi di personalità e di relazione.

Incontro tra culture, ricerca di relazioni interpersonali di qualità e di uno sviluppo compatibile con l’ambiente sono alcune delle direttive su cui lavorare, raccontano le persone incontrate in questo breve viaggio. Un uomo controcorrente che aveva amato questa terra, aveva suggerito una formula: «Lentius, profundius, suavius», scriveva Alexander Langer. Vivi più lentamente, con più profondità, con più dolcezza.

Vittoria Prisciandaro
   

Una diocesi, tre gruppi linguistici

La Diocesi di Bolzano-Bressanone, che ha riorganizzato i suoi confini nel 1964, coincide con i confini della Provincia autonoma di Bolzano. La sede arcivescovile è a Bolzano. Il lungo processo di piena autonomia legislativa ed esecutiva, conclusosi nel ’92, assicura alla Provincia una serie di privilegi economici, di cui usufruiscono i tre gruppi etnici: su una popolazione di quasi 493 mila abitanti, la maggioranza tedesca, circa il 68 per cento, vive in provincia; mentre la minoranza italiana, circa il 27 per cento, nei grandi centri, tra Bolzano, Merano e Laives. I ladini, circa il 4 per cento, sono concentrati in Val Gardena e Val Badia. La diocesi è divisa in 28 decanati e 281 parrocchie. I sacerdoti diocesani sono 352, 11 gli extradiocesani, 206 i sacerdoti religiosi, 597 le religiose, 12 i diaconi permanenti, 8 i seminaristi.

Segue: La forza della condivisione nella pluralità

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