
La Chiesa e le urla di chi la critica
di Vincenzo Marras
Sempre
più spesso, nella politica e nella società, confronti e discussioni
si trasformano in scontri chiassosi e intemperanti, che raggelano per
l’aggressività e la violenza che manifestano. Le contrapposizioni
prendono il sopravvento sul dialogo, gli antagonismi sulla
riflessione, gli insulti sull’ascolto. E non ci basiamo su una
semplice impressione, né su sbrigative sintesi giornalistiche, se
affermiamo che, in una certa misura, un clima analogo sta insinuandosi
in modo subdolo anche dentro la comunità ecclesiale e, in
particolare, nelle reazioni di alcune sue componenti a certi astiosi
attacchi anticlericali. È proprio necessario, di fronte alle urla di
chi critica, rispondere con toni ugualmente urlati? Non vogliamo –
sia chiaro – negare alla comunità cristiana il diritto di reagire
con fermezza ad accuse rozze e critiche precostituite ai fondamenti
della nostra fede. Tuttavia siamo convinti sia necessario, da parte
nostra, una pacata riflessione sul giusto modo "ecclesiale"
di porsi e operare nella storia.
Giustamente,
lo storico e sociologo Giorgio Campanini invita anche la comunità
cristiana, in questo frangente, a non esonerarsi da un severo esame di
coscienza. Guai a farci trascinare su terreni che potrebbero essere o
apparire mondanamente vincenti ma che segnerebbero, evangelicamente,
una cogente perdita. Non si corre, infatti, il rischio di cedere alla
suggestione dei "mezzi ricchi" e di mettere fra parentesi la
logica evangelica dei "mezzi poveri"? Non si attribuisce a
volte un’eccessiva importanza alle leggi, lasciando in ombra il
necessario primato della formazione delle coscienze? Senza contare,
poi, che alzare eccessivamente i toni delle nostre risposte potrebbe
indurre nel popolo dei fedeli atteggiamenti di diffidenza e di
chiusura nei confronti di quella modernità – essa stessa mai
abbandonata da Dio anche se portatrice di ombre e di ambiguità –,
sulla quale tanto appassionatamente il Concilio Vaticano II si è
chinato, non per arrendersi alla sua logica ma per comprendere più a
fondo la propria missione. Una Chiesa umile e povera, sottolinea in
alcune preziose note Campanini, «più incline all’ascolto che non
alla denunzia, impenetrabile alla logica mondana e nutrita di logica
evangelica, è la migliore risposta alle aggressioni, ricorrenti, dell’anticlericalismo».
E nota acutamente: «Non bisogna mai dimenticare che anticlericalismo
e clericalismo camminano insieme (e moriranno, necessariamente,
insieme)».
A
suggerirci il cammino da percorrere è Antonio Rosmini, proclamato
recentemente beato. La sua lezione – non ultima quella delle cinque
piaghe che rappresentano, ancora oggi, il "manifesto" della
più limpida e pura coscienza ecclesiale – ci indica la strada da
percorrere: quella della carità e del servizio. Come Deus caritas
est – secondo il forte richiamo di Benedetto XVI – così Ecclesia
caritas est. È questa – deve essere questa – la risposta di
ogni credente.
Vincenzo Marras
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