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Jesus n. 3 marzo 2008 - Home Page


Editoriale.

 
La Chiesa e le urla di chi la critica
di Vincenzo Marras
  

Sempre più spesso, nella politica e nella società, confronti e discussioni si trasformano in scontri chiassosi e intemperanti, che raggelano per l’aggressività e la violenza che manifestano. Le contrapposizioni prendono il sopravvento sul dialogo, gli antagonismi sulla riflessione, gli insulti sull’ascolto. E non ci basiamo su una semplice impressione, né su sbrigative sintesi giornalistiche, se affermiamo che, in una certa misura, un clima analogo sta insinuandosi in modo subdolo anche dentro la comunità ecclesiale e, in particolare, nelle reazioni di alcune sue componenti a certi astiosi attacchi anticlericali. È proprio necessario, di fronte alle urla di chi critica, rispondere con toni ugualmente urlati? Non vogliamo – sia chiaro – negare alla comunità cristiana il diritto di reagire con fermezza ad accuse rozze e critiche precostituite ai fondamenti della nostra fede. Tuttavia siamo convinti sia necessario, da parte nostra, una pacata riflessione sul giusto modo "ecclesiale" di porsi e operare nella storia.

Giustamente, lo storico e sociologo Giorgio Campanini invita anche la comunità cristiana, in questo frangente, a non esonerarsi da un severo esame di coscienza. Guai a farci trascinare su terreni che potrebbero essere o apparire mondanamente vincenti ma che segnerebbero, evangelicamente, una cogente perdita. Non si corre, infatti, il rischio di cedere alla suggestione dei "mezzi ricchi" e di mettere fra parentesi la logica evangelica dei "mezzi poveri"? Non si attribuisce a volte un’eccessiva importanza alle leggi, lasciando in ombra il necessario primato della formazione delle coscienze? Senza contare, poi, che alzare eccessivamente i toni delle nostre risposte potrebbe indurre nel popolo dei fedeli atteggiamenti di diffidenza e di chiusura nei confronti di quella modernità – essa stessa mai abbandonata da Dio anche se portatrice di ombre e di ambiguità –, sulla quale tanto appassionatamente il Concilio Vaticano II si è chinato, non per arrendersi alla sua logica ma per comprendere più a fondo la propria missione. Una Chiesa umile e povera, sottolinea in alcune preziose note Campanini, «più incline all’ascolto che non alla denunzia, impenetrabile alla logica mondana e nutrita di logica evangelica, è la migliore risposta alle aggressioni, ricorrenti, dell’anticlericalismo». E nota acutamente: «Non bisogna mai dimenticare che anticlericalismo e clericalismo camminano insieme (e moriranno, necessariamente, insieme)».

A suggerirci il cammino da percorrere è Antonio Rosmini, proclamato recentemente beato. La sua lezione – non ultima quella delle cinque piaghe che rappresentano, ancora oggi, il "manifesto" della più limpida e pura coscienza ecclesiale – ci indica la strada da percorrere: quella della carità e del servizio. Come Deus caritas est – secondo il forte richiamo di Benedetto XVI – così Ecclesia caritas est. È questa – deve essere questa – la risposta di ogni credente.

Vincenzo Marras