LA
FEDE IN INTERNET
Il mio articolo era un falso.
Ma chi di voi se ne è accorto?
di Giorgio Banaudi
internauta
Con
buona pace dei miei 5 lettori, questa volta dovrei iniziare chiedendo
scusa per la garbata presa in giro dell’articolo pubblicato nel mese
di marzo. Perché, a parte il tema di fondo e le considerazioni finali,
tutto il resto era inventato di sana pianta! Con buona pace per gli
abitanti di Vallecrosia, avevo prima cercato di seminare qualche prova
apocrifa su un inesistente monumento dedicato al fantomatico P.
Francesco. Da normale utente di Wikipedia non è difficile modificare
una qualunque voce, arricchendola di elementi, veri o fasulli. Se ne
accorgerà qualcuno? E possiamo fidarci di queste verità?
A
dire il vero, dopo pochi giorni, una richiesta di chiarimenti mi era
giunta, proprio da un cittadino ligure che non riusciva a capire in
quale carruggio fosse quel monumento. Da quella descrizione, poi, si
dipanava un link verso la paginetta biografica del buon Francesco da
Vallecrosia, inventata di sana pianta senza nemmeno la pretesa di far
collimare l’epoca storica con quella del più famoso Matteo Ricci.
Presagivo frotte di storici e pignoli navigatori intenti a epurare
queste innocue sciocchezze. Macché, la paginetta è ancora al suo
posto. Unica avvertenza: si lamentava la mancanza di qualche fonte o
riferimento bibliografico. Presto fatto: ho subito aggiunto un bel
rimando a un libro del 1758, poco importa che si tratti di un atlante
disegnato da un cartografo. Fonte è e fonte rimane! A questo punto non
è poi così difficile immaginare che un campus universitario dell’Ungheria
possa dedicare risorse a questi strampalati argomenti. L’ungherese,
dicono gli ottimisti, non lo capisce nemmeno lo Spirito Santo, chi vuoi
che si prenda la briga di verificare tali cose (ma se non altro, a
Debrecen l’Università esiste per davvero ed è ben rinomata a livello
internazionale). Ma andiamo avanti: dopo aver dribblato la lingua
ugro-finnica ecco il riferimento a un dialetto del Centro America;
esisterà per davvero il termine thapa, nel dialetto amazzonico?
Ebbene sì: controllando su qualche dizionario on line bilingue,
scopriremo che vuol dire "fare il nido". Peccato che il link
al sito "thapa.org" fornisca sempre uno strano errore – non
il classico "not found/non trovato" – che può far pensare a
una manutenzione temporanea. Insomma nella Rete i pesci abbondano! Ma
allora la domanda e il problema sollevato nella conclusione erano e sono
terribilmente reali. Quando si tratta della Rete, ma anche dei giornali
o della tv, automaticamente il nostro senso critico si affievolisce.
Rischiamo di bere di tutto, accettando senza battere ciglio notizie e
commenti che non andremo mai a verificare. Basterebbero un paio di clic
e una lettura meno passiva per scoprire trame inesistenti. L’uso
consapevole della Rete è una conquista, non un automatismo. Giusto
fidarsi, ma ogni tanto dobbiamo metterci il dito, l’occhio e anche il
cuore.
Preparando
questa risposta ho scoperto che su un blog (sacerdotisposati.splinder.com)
qualcuno aveva ricopiato l’intero pezzo, probabilmente una prassi
periodica. Ricorda quel prete che, per svegliare i fedeli, terminò la
benedizione dicendo: «E che la misericordia del Signore faccia crollare
il tetto della chiesa e ci seppellisca tutti». L’assemblea, compunta,
rispose: Amen.
Giorgio Banaudi
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